Marco Luciani è tornato. Il commissario più abile della squadra Omicidi di Genova è di nuovo protagonista di un bel giallo a sfondo ligure ne
Il vicolo delle cause perse (Piemme, 430 pp; 16,90 Eu), secondo episodio dopo
Domenica nera, il folgorante esordio firmato da
Claudio Paglieri.
Un ritorno che non era scontato: forse voleva solo farsi pregare un po', ma Claudio aveva nicchiato a lungo prima di concedere che forse, magari, chilosà, ci sarebbe stata una seconda puntata. Nel frattempo, a spronarlo, il raggiungimento delle finali al Premio Bancarella,
la vittoria del Bancarella Sport, e uno scandalo epocale nel calcio che ha certo contribuito a creare curiosità intorno al primo - preveggente - libro.
Per cui, se credete alle doti paranormali di Paglieri, avete 25 anni e siete una donna di Rapallo di nome Barbara Ameri, date retta a me:
chiudetevi in casa e non aprite a nessuno fino al prossimo libro col commissario spilungone.
Il vicolo delle cause perse parte proprio da qui, da un omicidio senza moventi, con sospettati potentissimi invischiati in traffici con
Vaticano e Sisde, e soprattutto con un Luciani fermo ai box dopo le dimissioni presentate alla fine della puntata precedente. A seguire le indagini il suo ex-vice,
Nicola Giampieri. Marco non cazzeggia: il Grande Cesare, il papà tangentaro, sta morendo e il commissario si trova suo malgrado a dover riallacciare i rapporti con la famiglia.
Per almeno metà libro il racconto procede così, lungo
due binari ben separati, con un montaggio quasi cinematografico. Da una parte le indagini di Giampieri, tradizionali come si possono immaginare delle indagini
all'italiana, impastoiate fra arrivismi e interessi politici, ora lente ora accelerate, ora antiche ora moderne. Dall'altra una specie di romanzo di formazione
a posteriori, che aggiunge i pezzi mancanti al personaggio di Luciani. Il tutto cadenzato a giornate, come già
Domenica nera.
Intorno a Giampieri si muovono
caratteristi noti -
Calabrò, l'ispettore tutto d'un pezzo,
Iannece, l'agente semialfabeta e generoso - ed altri nuovi e riuscitissimi, come il procuratore d'assalto
Monica Serra. Nella metà di Luciani trova invece spazio quella
nota acido-umoristica tipica di Paglieri, anche se rispetto al libro precedente l'autore si è decisamente limitato.
Tutto scorre più o meno liscio fino a metà romanzo. Poi il ritmo accelera, con Luciani che comincia a mettere il naso nelle indagini, Giampieri che segue una pista, i servizi segreti che ovviamente depistano, fino ad arrivare ad un dramma inatteso.
Da lì una pagina inghiotte l'altra (e accidenti a me che leggo la sera tardi) con Luciani che si butta a capofitto nel caso fino alla soluzione - che come al solito è frutto di
una doppia verità, quella dei verbali della polizia e quella di noi lettori.