Curiosità, voglia e disponibilità. Così un
Carlo Freccero entusiasta riassume le sue aspettative a poche ore dall'ufficializzazione del suo nuovo ruolo di consulente della
Giunta Vincenzi come coordinatore del progetto cultura e della promozione della città. La "nuova stagione" di Marta comincia così, con tre nomi di peso da spendere in settori cruciali per il futuro di Genova:
Renzo Piano a progettare la città che verrà,
Maurizio Maresca per il porto e Carlo Freccero, appunto,
superconsulente culturale.
«Mi sono dato disponibile per un progetto che mi sembra molto, molto importante sugli eventi culturali», ci spiega quando lo raggiungiamo al telefono. Certo, è un po' prestino per le domande specifiche, ma Freccero le idee chiare già ce l'ha. «Guardo al
Festival della Scienza, un grandissimo evento
che si può declinare in altri campi. Ci sono cose da fare per quanto riguarda i giovani, penso ad eventi che "animino" ed altri che facciano esprimere il tessuto sociale». Quanto ai temi concreti, pigia sul freno: «bisogna parlarne anche con gli altri assessori. Eppoi bisogna sentire cosa dice Marta. Il sindaco è lei, è lei che svolge il tema politico.
Il mio sarà un lavoro di sponda».
Freccero torna poi sulla sua duplice visione dell'evento mettendone a fuoco meglio i particolari : «una prima tipologia di evento che veda
la produzione di autori cittadini... penso ad esempio alle
notti bianche, con musicisti, attori... un secondo tipo di evento centrato invece su
manifestazioni di più ampio respiro... certo», si interrompe, «bisogna vedere quali saranno le priorità. E queste ce le può dire solo Marta: aspetto che il sindaco mi dia i compiti e mi dica quali risorse ci sono. Genova non ha certo i soldi di Roma, Firenze o Venezia».
I soldi no, ma un sindaco capace di stregare uno come Carlo Freccero sì: «di Marta ho grande stima, le prospettive sono veramente buone.
Mi è sembrata una donna molto, molto decisa. Mi ha convinto con un semplice
dammi una mano e non rompere le palle», ride, per poi aggiungere: «il sindaco per me è come un editore: quindi alla fine non è che ho cambiato mestiere, solo che non ho mai avuto un editore donna».
Intanto il punto di partenza è delineato: «bisogna riallacciarsi al lavoro egregio e sontuoso fatto dalla giunta precedente».
Puntando però di più sulla creatività giovanile, che Freccero conosce bene grazie al suo lavoro all'Università: «dobbiamo evitare che si perpetui la chiusura fra borghesia e comunità giovanile, bisogna far sì che la cultura sia vissuta con più libertà, non possiamo pensarla chiusa nei suoi luoghi. Eppoi ci sono i nuovi media da sviluppare, e c'è tutto il progetto della
città digitale...».
Già, la comunicazione. Un tema che Freccero conosce meglio di chiunque altro. «
Cultura uguale comunicazione», ammette con una punta di amarezza, «Ma non solo.
Cultura uguale anche possibilità di lavorare. Dobbiamo riuscire a creare eventi di rilevanza nazionale. E i giornali genovesi devono smetterla di fare i criticoni, dovrebbero assecondare l'entusiasmo e aiutare a declinare gli eventi in chiave nazionale».
A lui l'entusiasmo certo non manca: ci lascia quasi con uno slogan. «Genova ha tutte le possibilità di essere come le altre città europee.
Proviamoci!».