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È stata presentata oggi, venerdì 1 giugno 2007, al Padiglione C della Fiera del Mare, in occasione di Progetto Giovani 2007 - Festa dei Giovani, l'iniziativa Il pallone non è solo rotondo, volta a favorire, attraverso lo sport, l'integrazione sociale delle "seconde generazioni" di stranieri residenti in Italia.
Il progetto, iniziato lo scorso marzo, terminerà a novembre 2007, portando grandi campioni del panorama sportivo italiano a contatto con i giovani delle scuole. L'iniziativa è promossa dal Ministero della Solidarietà Sociale, il Comune, la Provincia di Genova ed altri enti pubblici e privati, tra cui Fondazione Carige, Università di Genova e La Sapienza di Roma e C.O.N.I. Genova.
Trenta appuntamenti, venti campioni dello sport - tra cui i pugili Bruno Arcari e Sugar Beya, Fiona May, Zahra Bani e il cestista Dan Gay - e un obiettivo: presentare lo sport come mezzo di integrazione e coinvolgimento sociale, smentendo la dimensione puramente mediatica, stereotipata e industrializzata che se ne fa oggi. Ecco perché "il pallone non è solo rotondo", o il pugilato "non sono solo pugni": spesso vengono sminuiti i grandi valori che stanno dietro ogni disciplina sportiva. «Alla conferenza di ieri pomeriggio - afferma il vicepresidente della Fondazione Carige Pierluigi Vinai, in riferimento all'incontro del 31 maggio con Monsignor Bagnasco - si è parlato del concetto di accoglienza come valore, non solo cristiano ma anche civile. Con questa iniziativa speriamo anche di porre le basi per una società basata sull'accoglienza, non solo come mera capacità di stare insieme ma anche di apprendere valori dagli altri e trasferire loro i nostri».
Decisamente interessante e coinvolgente la presentazione di Mario Salisci della Facoltà di Scienze della Formazione, ente promotore dell'iniziativa. Particolare attenzione richiedono i dati Istat forniti: sono 34 milioni gli italiani che dichiarano di fare sport e il 60% dei giovani fra i 6 e i 18 anni - gli anni scolastici - lo fanno in modo continuativo. «Lo sport - spiega Salisci - dovrebbe essere caratterizzato da tre dimensioni significative: ludica, istituzionale e relazionale. Vediamo quindi come lo sport possa avere un significato educativo e veicolare importanti valori. Pensiamo alle istituzioni sportive: hanno una gerarchia, ruoli, norme, proprio come nella società. Altro punto fondamentale è quello delle relazioni: le competizioni sportive sono incontri, occasioni di scambio. Purtroppo non sempre si affronta lo sport con questo spirito».
La conferenza è stata inoltre occasione per la presentazione di Black Italians. Atleti neri in maglia azzurra, il libro di Mauro Valeri, sociologo, psicoterapeuta e docente a La Sapienza di Roma: «Non ho scritto questo libro come professore universitario ma partendo da un'esperienza personale. Mio figlio, essendo mia moglie etiope, è meticcio. Un giorno, su un autobus a Roma, è stato spinto da un signore che ha affermato: "via i negri dell'Italia". Lo sport è uno dei settori in cui è più evidente la presenza di italiani neri, che magari hanno anche indossato la maglia azzurra, dimostrando, se vogliamo, di essere più italiani di tanti altri». Il libro - Palombi Editori, pp.381, 18 Eu - racconta la storia di trentanove atleti che sono riusciti a superare le barriere dell'ignoranza e della xenofobia, integrandosi nella società; alla conferenza erano presenti tre di loro, che hanno spiegato la loro esperienza: il pugile Sugar Beya, lo staffettista Ashraf Saber e la giavellottista Zahra Bani.
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