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Quando gli artisti inglesi Peter Blake e Jann Haworth composero nel 1967 assieme al fotografo Michael Cooper il collage per la copertina di un disco in vinile, non pensavano di trovarsi coinvolti in un passaggio così importante della loro arte.
Potevano infatti legare il loro lavoro, di tipo artigianale, ad uno di tipo industriale dalla diffusione quasi illimitata; che poi fosse la copertina di un 33 giri dallo strano e lungo nome "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", a loro poco importava.
In quegli anni poco importava, perché tutto sembrava accadere in modo naturale e ineludibile, anche agli occhi stessi di chi non poteva fare a meno di cambiare la politica, l'arte, la musica, l'architettura, il design, con le sue utopie, le sue visioni, le sue nascite, le sue morti.
Come poco importava di sovvertire in modo radicale e irriverente i luoghi dell'abitare e i suoi fantasmi, sradicare dal conformismo il vivere quotidiano con nuove idee e nuove forme, nuovi materiali e nuovi modi di essere più flessibili e informali, in spazi pensati e sognati per chi li abita e li vive, da chi li abita e li vive.
Sono gli anni delle visioni psichedeliche e dei flash ottici in bianco e nero e a colori di Verner Panton, al quale poco importava realizzare allucinazioni tridimensionali abitabili e mandare a catafascio duecento anni d'architettura con volute imprevedibili e sinuose, con colori sgargianti mescolati in modo nuovo a materiali nuovi che sembravano uscire dal pavimento, con arredi tuttoggi inarrivabili per forma e comodità.
Sono gli anni dei televisori inseriti nel soffitto, delle pareti con minibar incorporati che ruotano per avere sempre a tiro cocktails di ogni tipo da bere e da fumare, delle "città nucleari" sotterranee progettate da Joe Colombo, compagno d'arte di Lucio Fontana e Roberto Sebastian Matta, vissuto abbastanza per lasciare un'impronta e morto abbastanza giovane per diventare un mito, come quando progettò i raffinati interni per i celebri film di Stanley Kubrick come Arancia Meccanica.
La rivoluzione del design in quegli anni è, come per la musica, totale, e così poco importava se colori e forme non sarebbero stati più gli stessi, se avremmo vissuto con nuovi materiali come plastica e gomma piuma; poco importava se l'ondata rivoluzionaria sostenuta dai suoi protagonisti rompeva con un passato sempre più passato.
Nel 1967 il designer italiano Ettore Sottsass progettava Fluoro Psichedelica, innovativo contenitore ipercolorato realizzato da Poltronova, in laminato plastico stampato e Vico Magistretti la sedia Carimate in legno e paglia, diventata simbolo della Swinging London e dei Beatles.
Poco importava a quei pazzi di Archizoom e Superstudio disegnare incredibili arredi derivati da nuove tecnologie di fusione e piegatura della plastica e ad Andrea Branzi teorizzare "No Stop City", megalopoli di macro organismi abitati da persone e utopie, in grado di spazzare via le città del Novecento.
Molti privi di talento in quegli anni cedevano all'inganno che ispirazioni e visioni di nuovi mondi venissero alla mente solo se stimolati, aiutati, favoriti in qualche modo.
Certo molti dei protagonisti non si risparmiarono, ma se anche fosse così semplice, se anche bastasse veramente così poco per poter pensare a una nuova Panton House o a un nuovo Sgt Pepper, questa volta, poco importerebbe pure a noi.
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