La carriera di Marcello Danovaro ha subìto un corso piuttosto anomalo. Lui dice che in realtà, «rispecchia l'anima della nostra epoca». Ci ha spiegato il perché.
Classe 1970, si laurea in Letteratura Italiana con Edoardo Sanguineti. Ancora studente fa il servizio civile presso l'Arci e si dedica all'organizzazione di manifestazioni culturali, tra cui la Biennale Europea delle riviste culturali, fino ai festival Sarabanda e Circumnavigando. Fonda, insieme ad altri, la rivista Passaggi e pubblica, come autore, Globalizzazione e conflitti.
Dall'incontro con Claudio Burlando nasce l', di cui è direttore. Oggi è Responsabile Economia dei DS di Genova. È candidato nelle file di Marta Vincenzi alle prossime elezioni per il Consiglio Comunale. Venerdì 18 maggio alle 18.30 Danovaro conduce a mentelocale (Palazzo Ducale, primo piano) l'incontro Genova per l'innovazione e la ricerca: rete culturale, economia, lavoro e progettualità. Introduce Adriana Albini.
Dalla cultura all'economia, come mai? «Nel mio caso è stato un percorso di crescita continuo e coerente con l'impegno politico. Ma credo sia anche il paradigma della società contemporanea. L'era fordista è finita: la qualità e il livello di competitività oggi si basano sull'ingegno delle persone, sulla loro cultura in una dimensione più ampia». È la cosiddetta società della conoscenza, «ed è anche l'idea che sta alla base dell'Associazione Maestrale. Quando Burlando me ne parlò per la prima volta, mi disse: "dobbiamo trovare un raccordo tra cultura e politica, altrimenti la politica muore"».
Da dove nasce l'idea di candidarsi? «Dall'esperienza di Maestrale, dove ho imparato a confrontarmi sui temi più vari - dallo sviluppo economico alle nuove forme di governance - trovando risposte che possono essere utili alla pubblica amministrazione. E poi perché credo che nelle istituzioni ci vogliano anche rappresentanti che sono figli del proprio tempo».
Un rappresentante giovane (vedi figlio del proprio tempo) che proposte ha per i giovani genovesi? «A Genova la deindustrializzazione ha fatto perdere molti posti di lavoro. In quel periodo è iniziato un esodo e allo stesso tempo è finita la prospettiva di crearsi un futuro in città. Oggi questa tendenza si può invertire. I segnali ci sono: penso all'IIT, che si candida a diventare un punto di riferimento per la ricerca in Italia. Non solo, le aziende che vanno meglio sono quelle che assumono i giovani, come ha fatto Ansaldo Energia». Cita anche Fincantieri, Finameccanica, Marconi e Selex, tra le punte di diamante dell'industria contemporanea genovese. «Veniamo da un quinquennio in cui ci hanno detto che dovevamo precarizzare il lavoro, che su questo si giocava la competitività delle aziende. Noi, invece, crediamo che le carte da giocare siano la qualità, la ricerca e la stabilizzazione del lavoro».
Accoglienza, ovvero turismo, è l'altra parola chiave: «gli ultimi dati sono molto incoraggianti - dice Danovaro - nel 2006 abbiamo recuperato i flussi del 2004, quando Genova era Capitale Europea della Cultura. I turisti aumentano, e anche i genovesi riconoscono che la città è cambiata, è più bella. Ci sono sempre più studenti Erasmus, molti dei quali trovano lavoro qui e si fermano».
Quale Genova si aspetta Danovaro tra una decina d'anni? «Vedo una città che recupera le potenzialità del porto, mentre oggi siamo ancora in ritardo. Vedo uno sviluppo retroportuale con una base logistica nell'alessandrino. Vedo la crescita di un tessuto produttivo alto, con il distretto tecnologico degli Erzelli. Sarà una città più competitiva e pronta ad accogliere chi viene da fuori. E poi, è provato che i luoghi in cui si vive meglio hanno maggiori capacità di esprimere qualità».