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La Stevia Rebaudiana: 300 volte più dolcificante dello zucchero, la consigliano ai diabetici, in Giappone è usatissima. Da noi è fuorilegge
 
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10 maggio 2007
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di Marina Seveso
   
pianta - Stevia Rebaudiana
Una dolcezza vietata dalla legge. È la Stevia Rebaudiana, le cui foglie dolcificano molto di più dello zucchero. Chi dice che può essere tossica e chi sostiene che gli allarmi siano solo un boicottaggio commerciale. Sul balcone, in ogni caso, può stare tranquillamente.

Sul nostro balcone c'è un piccolo orto. Ci facciamo su un sacco di autoironia, e non potrebbe essere altrimenti, contando i nostri frutti sulle dita di una mano sola: una fragola grossa, quattro fragoline... ah, no, ho sbagliato, i lamponi sono ben sette. E attendiamo con trepidazione lo sviluppo dell'unica mela che sembra essersi prodotta dalla straordinaria fioritura bianca del melo nano appena introdotto.
Ma col tempo le soddisfazioni dell'autoproduzione aumenteranno (speriamo) e almeno le erbette ce le abbiamo tutte, dall'alloro al timo che sa di limone.

Fra queste erbette l'anno scorso fece la sua comparsa una piantina che da qualcosa come quindici anni è al centro di polemiche mondiali, la Stevia Rebaudiana. Feci appena in tempo ad assaggiarne le foglie che una gelata traditora la uccise - era arrivata già piccina e un po' stenta - così tutto quello che so personalmente è che le foglie sono proprio buone: sono dolci ma non dolciastre, con un vaghissimo retrogusto di menta e di fresco.
Non è che io mangi abitualmente le foglie delle mie piante: è che il motivo per cui la Stevia è oggetto di polemiche è proprio il sapore, o meglio il suo potere dolcificante, che equivale a 300 volte (secondo alcuni, secondo altri a 100 volte) quello dello zucchero.

Finché la usavano nel Sudamerica, da cui proviene, per dolcificare il mate, come la popolazione Guaranì fa da sempre, la Stevia non preoccupava nessuno: ma quando, giustappunto una quindicina di anni fa, fu "scoperta" dall'Occidente, divenne un concorrente temibile dei dolcificanti già in uso, in particolare di quelli artificiali.
È particolarmente indicata per i diabetici, infatti, perché non provoca bruschi innalzamenti della glicemia e il suo valore calorico è zero.
Si consuma in polvere ricavata dalle foglie essiccate, o in sciroppo, e ne basta una piccolissima quantità. Ma il dato peggiore, ai fini commerciali, è che si può appunto coltivare anche su un balcone o un davanzale, anche se poi pare più difficoltoso riuscire a ottenerne un prodotto di pronto utilizzo, a causa della persistenza di un retrogusto che non a tutti piace.

Quando si diffuse la conoscenza di questa pianta e del prodotto che se ne ricava, iniziarono i guai: chi sostiene la più che probabile innocuità della Stevia parla apertamente di boicottaggio, altri sono meno netti al riguardo, ricordando che lo steviolo - un metabolita della pianta - è riconosciuto cancerogeno. Anche in questo caso, tuttavia, pare non esistano studi che dimostrano come lo steviolo si accumuli nel nostro organismo provocando danni, ché la sua presenza non è stata rilevata neppure con specifici esperimenti.
Chi vuol saperne di più in modo "neutrale" può leggersi le voci - anche quella relativa allo steviolo - su Wikipedia.

In Giappone, dove i dolcificanti di sintesi sono vietati, la Stevia è usata ormai da trent'anni ed entra anche nella composizione della Diet Coke, ma l'utilizzo dei prodotti a base o che contengono Stevia è legale anche in altri Paesi del mondo, e fino ad oggi non risultano patologie collegate al suo consumo.
In più, bisogna rilevare che una sua eventuale tossicità andrebbe comunque valutata nel confronto con i dubbi relativi ai dolcificanti sostitutivi di sintesi (in particolare l'aspartame) da tempo messi sotto accusa come potenzialmente nocivi. E sarebbe bello se potessimo aspettarci, da una ricerca non condizionata da interessi commerciali, un'effettiva comparazione tra eventuali effetti tossici ed effettivi benefici, in particolare per quanto riguarda il suo utilizzo per le persone diabetiche o con disfunzioni metaboliche.

Al momento attuale, però, bisogna formarsi un giudizio sulla base dei dati disponibili, e sarebbe sciocco tacere che anche da parte di chi sostiene la Stevia qualche interesse può esserci, dal momento che polvere e sciroppi rappresentano anch'essi l'oggetto di un potenziale mercato.
Nonostante in Europa, come negli Stati Uniti, la Stevia sia vietata per l'utilizzo alimentare - sempre in base agli stessi "studi" e princìpi - sta già sviluppandosi un mercato di "polvere dentifricia" che si avvale soprattutto di Internet: viene venduta così in Germania, ad esempio, e poi dicono che chi trova le scappatoie siamo noi...
In ogni caso, in Italia si può comprare come pianta ornamentale e io l'avevo comprata qui, per esempio, ma anche altri vivai la tengono. Tanto ornamentale non è, a dire il vero, ma il masticarne le foglie è raccomandato come prevenzione contro la carie: e in questo utilizzo, anche a voler prendere per buone le avvertenze più allarmistiche, non farà male a nessuno.

Quanto al resto, un qualsiasi motore di ricerca vi darà molti siti da consultare per farvi un'idea, compreso questo che pubblicizza la campagna "Stevia libera".

Info: pedalalento@virgilio.it, lastreganocciola.blogspot.com
 
 
 
 
 
 
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