Una dolcezza vietata dalla legge. È la
Stevia Rebaudiana, le cui
foglie dolcificano molto di più dello zucchero. Chi dice che può
essere tossica e chi sostiene che gli allarmi siano solo un
boicottaggio commerciale. Sul balcone, in ogni caso, può stare
tranquillamente.
Sul nostro balcone
c'è un piccolo orto. Ci facciamo su un sacco di
autoironia, e non potrebbe essere altrimenti, contando i nostri
frutti sulle dita di una mano sola: una fragola grossa, quattro
fragoline... ah, no, ho sbagliato, i lamponi sono ben sette. E
attendiamo con trepidazione lo sviluppo dell'unica mela che sembra
essersi prodotta dalla straordinaria fioritura bianca del melo nano
appena introdotto.
Ma col tempo le soddisfazioni dell'autoproduzione
aumenteranno (speriamo) e
almeno le erbette ce le abbiamo tutte,
dall'alloro al timo che sa di limone.
Fra queste erbette
l'anno scorso fece la sua comparsa una piantina
che da qualcosa come quindici anni è al centro di polemiche mondiali,
la Stevia Rebaudiana. Feci appena in tempo ad assaggiarne le foglie
che una gelata traditora la uccise - era arrivata già piccina e un
po' stenta - così tutto quello che so personalmente è che
le foglie
sono proprio buone: sono dolci ma non dolciastre,
con un vaghissimo
retrogusto di menta e di fresco.
Non è che io mangi abitualmente le foglie delle mie piante: è che il
motivo per cui la Stevia è
oggetto di polemiche è proprio il sapore,
o meglio
il suo potere dolcificante, che equivale a
300 volte
(secondo alcuni, secondo altri a 100 volte)
quello dello zucchero.
Finché la usavano nel
Sudamerica, da cui proviene, per dolcificare il
mate, come la popolazione Guaranì fa da sempre, la Stevia non
preoccupava nessuno: ma quando, giustappunto una quindicina di anni
fa, fu "scoperta" dall'Occidente, divenne un
concorrente temibile dei
dolcificanti già in uso, in particolare di quelli artificiali.
È
particolarmente indicata per i diabetici, infatti, perché non
provoca bruschi innalzamenti della glicemia e il suo valore calorico
è zero.
Si consuma in polvere ricavata dalle foglie essiccate, o in
sciroppo, e ne basta una piccolissima quantità. Ma il dato peggiore,
ai fini commerciali, è che si può appunto coltivare anche su un
balcone o un davanzale, anche se poi pare più difficoltoso riuscire a
ottenerne un prodotto di pronto utilizzo, a causa della persistenza
di un retrogusto che non a tutti piace.
Quando si diffuse la conoscenza di questa pianta e del prodotto che
se ne ricava, iniziarono i guai: chi sostiene la più che probabile
innocuità della Stevia parla apertamente di boicottaggio, altri sono
meno netti al riguardo, ricordando che
lo steviolo - un metabolita
della pianta -
è riconosciuto cancerogeno. Anche in questo caso,
tuttavia, pare non esistano studi che dimostrano come lo steviolo si
accumuli nel nostro organismo provocando danni, ché la sua presenza
non è stata rilevata neppure con specifici esperimenti.
Chi vuol
saperne di più in modo "neutrale" può leggersi le voci - anche quella
relativa allo steviolo - su
Wikipedia.
In Giappone, dove i dolcificanti di sintesi sono vietati, la Stevia è
usata ormai da trent'anni ed entra anche
nella composizione della
Diet Coke, ma l'utilizzo dei prodotti a base o che contengono Stevia
è legale anche in altri Paesi del mondo, e fino ad oggi non risultano
patologie collegate al suo consumo.
In più, bisogna rilevare che una sua eventuale tossicità andrebbe
comunque valutata nel confronto con i dubbi relativi ai dolcificanti
sostitutivi di sintesi (in particolare l'aspartame) da tempo messi
sotto accusa come potenzialmente nocivi. E sarebbe bello se potessimo
aspettarci, da una ricerca non condizionata da interessi commerciali,
un'effettiva comparazione tra eventuali effetti tossici ed effettivi
benefici, in particolare per quanto riguarda il suo utilizzo per le
persone diabetiche o con disfunzioni metaboliche.
Al momento attuale, però, bisogna formarsi un giudizio sulla base dei
dati disponibili, e sarebbe sciocco tacere che anche da parte di chi
sostiene la Stevia qualche interesse può esserci, dal momento che
polvere e sciroppi rappresentano anch'essi l'oggetto di un potenziale
mercato.
Nonostante
in Europa, come negli Stati Uniti, la Stevia sia
vietata per l'utilizzo alimentare - sempre in base agli stessi
"studi" e princìpi - sta già sviluppandosi un mercato di "polvere
dentifricia" che si avvale soprattutto di Internet: viene venduta
così in Germania, ad esempio, e poi dicono che chi trova le
scappatoie siamo noi...
In ogni caso, in Italia si può comprare come pianta ornamentale e io
l'avevo comprata
qui, per esempio, ma anche altri vivai la tengono. Tanto ornamentale non è, a dire il
vero, ma il
masticarne le foglie è raccomandato come prevenzione
contro la carie: e in questo utilizzo, anche a voler prendere per
buone le avvertenze più allarmistiche, non farà male a nessuno.
Quanto al resto, un qualsiasi motore di ricerca vi darà molti siti da
consultare per farvi un'idea, compreso
questo che pubblicizza la campagna "Stevia libera".
Info:
pedalalento@virgilio.it,
lastreganocciola.blogspot.com