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Cultura

Un ligure del Nord

 
'Il collezionista di tempo' č il nuovo romanzo dell'imperiese Marino Magliani. Una scrittura che ha il sapore di Biamonti, Cassola e Pavese
 
   

     
09 maggio 2007
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di Gordiano Lupi
   
Collezionista di tempo - copertina
Marino Magliani
Il collezionista di tempo
Sironi - Euro 12,90 - Pag. 210

Il collezionista di tempo è la storia di Gregorio, un uomo che fugge dalla propria terra e dalle proprie radici, alla perenne ricerca di un altro luogo dove vivere. Magliani organizza la narrazione in tre tempi.
Prima di tutto descrive il Gregorio ragazzino, che abbandona la casa di campagna per studiare in collegio a Mondovì, giocare a calcio e sentirsi grande. In un secondo tempo racconta il periodo della leva militare e il rientro a casa, in una terra che scopre molto cambiata. Nella terza parte lo troviamo emigrante in Olanda, fa lo scrittore e sopravvive grazie a lavoretti occasionali al porto e un sussidio di disoccupazione.

In una trama fatta di ricordi e sensazioni, come il rimpianto per il passato e per una terra lontana che Gregorio rivede solo durante le vacanze, si innesta un meccanismo fantastico. Prima ci sono le voci che il protagonista sente fin da ragazzo, poi entra in scena un inquietante personaggio che viene dal futuro e comunica le sue angosce tramite e-mail. Il destino di Gregorio e dell'uomo chiamato Lukas che scrive dal 2096 sono legati a doppio filo. Ma questo lasciamo che siano i lettori a scoprirlo.

La trama e l'impostazione narrativa del romanzo ricordano l'esperienza di un narratore fantastico come Calvino, ma la cosa migliore di questo lavoro è senza dubbio uno stile letterario che l'editore paragona a grandi liguri come Conte e Biamonti.
Da parte mia posso dire che Magliani mi ha fatto ritrovare il gusto per la lettura di una bella pagina come ai tempi in cui mi appassionavo a Pavese e Cassola.
La storia di Cobre riporta alla memoria L'uomo e il cane di Cassola, certi simbolismi sono analoghi e il messaggio che l'autore vuole trasmettere è identico.
Gregorio è un uomo alla ricerca di se stesso, innamorato della sua terra ma in continua fuga, un uomo che trova soltanto nella scrittura una forma di appagamento.
Magliani inserisce molta autobiografia in una trama di fantasia, ma quando un autore riesce a trasformare un ricordo in un sentimento universale vuol dire che ha raggiunto lo scopo.

Le descrizioni del paesaggio ligure sono la cosa più bella del romanzo e vengono incastonate come piccole gemme usando la storia del cane Cobre scacciato dal padrone. Magliani racconta la sua Liguria, Porto Maurizio, Imperia, le città che facevano ombra e le strade e gli argini del torrente che non terminavano mai. Il cane Cobre alzava gli occhi verso i palazzi, cercando risposte, la luce cambiò e prima ancora di vederlo sentì che il mare gli era entrato dentro. Un mare dove le onde sono esauste e unite dalla stessa richiesta di tornare al largo, un mare dove le onde sono senza più via di scampo, un mare dove le onde si lasciavano uccidere da altre onde.

Se c'è un protagonista vero ne Il collezionista di tempo è proprio la terra di Liguria, un panorama fatto di olivi su terrazze che diradano verso il mare, scogliere battute tra le onde e volti di pescatori modellati dal libeccio.
Marino Magliani è un emigrante, proprio come Gregorio, un uomo della Riviera di Ponente che dal freddo del suo rifugio olandese sogna il molo di Porto Maurizio battuto dal maestrale. E aspetta un'altra estate per tornare.
 
 
 
 
 
 
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