Michele Serra
«Si scrive troppo e si legge troppo poco. E poi si può, essere "autori" anche tacendo e leggendo: ognuno è autore della propria cultura». Lo dice Michele Serra - giornalista, scrittore, autore, umorista - un punto fisso della cultura italiana contemporanea, uno che - come si legge nella quarta di copertina del suo ultimo libro Tutti i santi giorni - per campare nella vita ha sempre e solo scritto. E letto, molto.
Da bambino era un buon lettore? Ha iniziato presto?
«Abbastanza. Libri in casa molti, mio nonno era un letterato, suo fratello pure, sono cresciuto tra scaffali pieni di libri».
Quali sono stati i libri della sua formazione?
«Tanti, confusamente. Sono un lettore disorganizzato, salto di palo in
frasca, temo di avere dimenticato non solo molte cattive letture, ma anche
quelle buone. Comunque, Il barone rampante, letto quasi da bambino, per
lo smalto, lo humour nero. La montagna incantata di Mann, Il lamento di Portnoy di Roth, Il comunista di Guido Morselli e una lista così lunga e incoerente che non sono in grado di ricostruirla».
È un lettore onnivoro o selettivo?
«Ho imparato a essere selettivo col tempo. Lascio molti libri dopo poche
pagine, altri non li apro neppure, ho per esempio una diffidenza congenita
per il fantasy e per il noir. Preferisco romanzi classici (soprattutto del Novecento), un po' di saggistica, un po' di storia, un po' di tutto».
Chi sta a letto, chi in poltrona, chi alla scrivania, chi cammina.
Lei ha una "posizione" di lettura? E un luogo preferito?
«Mi piace leggere sdraiato. Cosa che mi rende difficoltosa la lettura di
libri troppo ingombranti. Anche seduto, ma meno: il coronamento trionfale
della lettura, anche di una buona lettura, è appisolarsi felicemente».
Quale parte della giornata dedica alla lettura di libri?
« Ho giornate poco metodiche, poco scandite, leggo in qualunque momento sia
possibile. Troppo pochi momenti, comunque».
I libri devono resistere ad attacchi su tutti i fronti: TV, Internet, la tendenza generale a leggere meno. Diventeranno un fenomeno di nicchia? Si
estingueranno?
« I libri resisteranno sempre perché sono prodotti tecnologicamente
perfetti. Non hanno bisogno di prese elettriche o pile, si portano ovunque,
sopportano maltrattamenti, non scadono, in poco spazio possono contenere
universi interi».
C'è qualche autore giovane che le piace particolarmente?
«Mi è piaciuto molto il romanzo di La Gioia, "Occidente, istruzioni per
l'uso", ma non sono sicurissimo del titolo, li dimentico quasi tutti».
Qual è l'ultimo libro che ha letto?
« Ne sto leggendo una decina contemporaneamente, alcuni per lavoro.
L'ultimo letto "davvero" è il Provinciale di Giorgio Bocca, che ho scoperto
essere uno dei grandi libri sull'Italia moderna. E l'ho scoperto in ritardo».
Visto il titolo dell'incontro: qual è il suo "libro della vita"? Perché?
«Non ho un libro della vita vero e proprio. Ne ho tanti, come dicevo
prima, e soprattutto spero di non avere ancora letto quello decisivo».
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