Da quanto se ne parlava? Boh, da sempre. Però adesso ci siamo quasi. Hanno lavorato in silenzio ma la
Casa della Musica dell'edificio Metellino in Darsena è quasi pronta. Ci abbiamo fatto un giro in anteprima e c'è già tutto, sedie comprese.
E - ragazzi - è una figata. Mille metri quadrati, arredati ed insonorizzati, che rivoluzioneranno il mondo delle sette note genovesi.
«Genova una struttura così non l'ha mai avuta», mi spiega giustamente raggiante
Andrea Masotti, musicoterapista e presidente della cooperativa sociale che ha portato in fondo questa scommessa.
La chiave di volta del progetto sta tutta in una parola: integrazione. Qui, in un unico spazio, potranno trovare posto
corsi di musica, attività di formazione e di produzione, concerti, incontri e chi più ne ha più ne metta. L'integrazione non è data soltanto dalla contiguità degli spazi, ma anche dalla tecnologia:
tutti gli ambienti sono cablati e messi in rete fra loro, per cui da un qualunque punto della struttura posso ascoltare / collegarmi / registrare / guardare ciò che succede in un'altra stanza, magari chiusa "fisicamente" perché c'è gente che lavora.
Il mio piccolo tour dura un'oretta (
qui potete farvene un'idea virtuale), in compagnia di Andrea e di
Paolo Cogorno di
Maccaja, che intanto si è aggiunto.
Il terzo piano del Metellino, dove trova posto la Casa, è un piccolo gioiello. Voluto e finanziato da
Porto Antico Spa e
Vecchia Darsena Srl, progettato da
Elena Lupi, è diviso in due parti dal monumentale scalone in granito. In un'ala trovano spazio le aule - otto, tutte insonorizzate e curatissime, ognuna attrezzata col suo strumento, un mixer ed un monitor - gli spazi sociali e la saletta centrale, pensata per la musica d'insieme e gli eventi. «Vorremmo creare
un calendario di piccoli appuntamenti. Piccoli, ma con costanza. In modo che resti in testa che il tal giorno alla Casa della Musica c'è sempre qualcosa». Poi si viene e si vede cosa c'è.
Nell'altra ala trovano posto gli spazi di
Universitas Genuensis - che promuove corsi di formazione (l'ultimo, finanziato dalla Provincia, è per fonico) - e le nuove sale di Maccaja. Qui si fa sul serio, e
si capiscono anche le potenzialità della Casa della Musica. Tanto per dire, per farmi sentire il suono del "5+1" Paolo mette su una delle loro ultime registrazioni: riconosco la voce di
Jon Anderson, ma dentro - mi dicono - ci sono anche
Ian Anderson e
Alan Parson. Questi personaggini potrebbero un domani venire ad aggiungere una linea di cantato o di tastiere proprio qui in Darsena. E noi, cablati nell'altra stanza, ce li potremmo godere mentre lavorano.
Figo o no?
«Per noi di Maccaja, la Casa della Musica è un grande investimento che ci permetterà di fare un salto di qualità», confessa Paolo. Mi fa vedere le due sale, una con doppia regia e l'altra per il Dolby Sorround. «Tutte equipaggiate con il
Protools HD3, un livello di registrazione che
in Italia hanno solo una dozzina si studi».
Bocche cucite invece sulla data di inaugurazione, ma manca davvero poco, ed il rush finale sta dando la spinta anche all'altro progetto del Metellino, la casa dell'Arte del piano di sopra. Ma di questo vi racconteremo un'altra volta.