Dev'essere stata una bella avventura - e un bel mazzo - trovarsi a capo dell'Assessorato della Cultura
nel bel mezzo del 2004, periodo forse irripetibile di entusiasmi e inaugurazioni. «Ma ho ricoperto questa carica solo a partire da settembre», risponde schermendosi
Luca Borzani, classe 1955, schiacciando con precisione il suo toscano nel posacenere. Sarà, ad ogni modo non è che prima se ne stesse con le mani in mano: assessore ai Musei già dal 2002, Borzani ha partecipato in prima persona alla progettazione dell'anno della cultura, mettendo lo zampino nella profonda ristrutturazione che ha interessato l'intero sistema dei Musei Civici. Una manciata d'anni che ha visto Genova arricchirsi di tre spazi nuovi (il
Galata Museo del Mare, la
Wolfsoniana e
Palazzo Tursi), di altri due chiusi da vent'anni (la
Gam e
Castello d'Albertis) e del restauro delle due principali pinacoteche,
Palazzo Rosso e
Palazzo Bianco. I risultati non si sono fatti attendere.
«Oggi abbiamo
800mila ingressi all'anno, equamente divisi fra Palazzo Ducale e i musei civici. Abbiamo praticamente raddoppiato i visitatori», commenta Borzani, sottolineando come tutte le mostre del Ducale
abbiano chiuso in pareggio, senza ricevere finanziamenti pubblici. Anche per quanto riguarda l'efficienza gestionale - con la creazione dei poli museali - si è fatto un bel passo avanti: «inoltre abbiamo puntato su una gestione in
partnership con soggetti privati».
Ora si potrebbe aprire una nuova fase: «abbiamo la necessità di consolidare e sedimentare questo straordinario investimento. Aprendo nuovi filoni, come
la creatività giovanile, sostenendo
la contemporaneità e in definitiva pensando alla cultura come ad una risorsa del territorio, elemento di educazione civile e momento di integrazione». Una cultura che ormai non è più intesa soltanto in termini umanistici - e il successo del
Festival della Scienza sta a ricordarlo. «Come la cultura è stata veicolo di risanamento per la riqualificazione del centro storico,
la scienza lo può essere per il Ponente, con progetti come IIT e Erzelli», chiosa Borzani.
«Oggi possiamo dire che
siamo culturalmente una città europea», puntualizza, non senza un certo orgoglio. «Certo, resta molto ancora da fare. Più che una politica della cultura ci vuole una politica che progetti il fare cultura, che liberi energie. Ci vogliono nuove modalità istituzionali, penso ad una regia unica per Ducale e musei ed una per il sistema-mare: Fiera, Darsena e Porto Antico». È la
Fondazione per la Cultura a cui sta lavorando? «Ho fatto un piano per una Fondazione della Cultura che lavori su queste sinergie», ammette Borzani, «ma la decisione se realizzarla o no spetta però alla prossima amministrazione».
Non tutto è rose e fiori. Fra le problematiche appena toccate dalla scorsa amministrazione - e che in futuro avranno bisogno di risposte - restano i
linguaggi giovanili e il rapporto con l'Università. Per Borzani la cultura giovanile deve essere intesa non solo come fruizione ma anche come produzione, e propone di progettare uno spazio specifico, «magari nelle nuove aree liberate dai gasometri».
Continua inoltre a mancare una stagione musicale degna di questo nome. E si è persa l'occasione di usare a questo scopo il Teatro della Gioventù, trasformato invece in un mini-carlofelice.
«Un errore della passata giunta regionale», condanna l'Assessore, «dovremo usare meglio gli spazi che abbiamo.
Penso alla Borsa o al Mercato del Pesce. È un tema difficile ma fondamentale, così come fondamentale sarà lavorare su un diverso ruolo dell'università. Adesso è troppo staccata dalla città, deve diventare più attrattiva. Il problema grave non è tanto che i nostri cervelli vanno via,
ma che non ne attraiamo noi da fuori».
La prossima sfida, intanto, è più personale: la candidatura al Consiglio Comunale nelle liste dei DS. «Una scelta che è un elemento di autoverifica.
E per me è anche un rimettersi in gioco». Sarà di nuovo assessore? «Dipenderà dal futuro Sindaco», glissa, «per ora l'aspetto importante è quello della verifica».