Come già da tempo annunciato sabato 21 aprile ha avuto luogo il primo atto dello smantellamento dei gasometri dell'ex stabilimento Ilva di Cornigliano.
Alla fine è giunta l'ora, il primo dei gasometri cade. Non avevamo dubbi che l'avrebbero fatto. Aspettavamo solo la data.
L'amministrazione comunale precisa che:
Il manufatto è già stato predisposto per la demolizione, [...] si è proceduto - secondo le prescrizioni delle autorità sanitarie - alla bonifica del contenitore da ogni materiale potenzialmente tossico o nocivo. E ancora:
La struttura è costituita da un telaio in acciaio e lastre in ferro dello spessore di 4 millimetri, pertanto la sua demolizione non comporterà l'emissione di polveri nocive. In particolare per quanto riguarda la temuta presenza di amianto si precisa che questo materiale non è presente nella struttura che compone il manufatto. Era invece presente nelle tubazioni esterne ed è stato già rimosso.
Una demolizione fatta a modino insomma.
Secondo noi quelle strutture non dovevano essere buttate giù. Almeno non così, non come si distrugge un vecchio magazzino malconcio, un edificio diroccato qualunque, un ingombro da levare.
I gasometri potevano diventare un simbolo della Genova che non c'è più e un punto di riferimento per quella a venire.
Nelle nostre menti malate, in cui svolazzano utopie irrealizzabili, potevano diventare un
contenitore moderno di attività culturali, spazi di aggregazione giovanile, forse un museo. E allo stesso tempo, ricordarci la città del passato, delle acciaierie, dell'industria pesante, degli operai, dell'altoforno.
Noi non siamo ingegneri né architetti ma - guardando anche ad altre esperienze simili, italiane ed estere (vedi
Kultfabrik a Monaco, la
Città della Scienza a Napoli) - abbiamo sperato che il metodo del "radi al suolo a rifai" venisse accantonato almeno per una volta.
a Firenze l'hanno fatto, riutilizzando le vecchie strutture industriali, a Milano pure. Qui ci hanno risposto che la struttura di Genova non è adatta, che non si può fare. Sarà, il sospetto che fosse semplicemente più facile abbattere rimane. Avremmo forse capito di più un: "non ci sono i soldi" (tanto ormai ci siamo abituati), o "no, grazie, non ci interessa".
Nel settembre scorso, una volta ufficializzata la decisione di abbattere i gasometri, abbiamo lanciato un appello pubblico sulle pagine di questo
webmagazine. Volevamo animare il dibattito, capire se solo noi la pensavamo così. Molti lettori ci hanno sostenuto. È intervenuto anche Enrico Da Molo, il direttore della Società per Cornigliano, che gestisce l'area dell'ex Ilva, il quale ha difeso la scelta di buttarli giù. Lo scrittore Maurizio Maggiani è d'accordo con noi.
Domani il primo dei due gasmetri verrà giù. Noi vi riproponiamo gli interventi che sono apparsi su mentelocale.it.