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Visioni settimanali.
Cominciamo con Paradiso+Inferno, melodramma australiano dello scorso anno che racconta una storia già vista, rivista e stravista, ma in bella calligrafia e con occhio attento e partecipe alla descrizione dei legami parentali. Dan (Heath Ledger) e Candy (l'incantevole, incantevole - due volte - Abbie Cornish, vista in A good year) sono due ventenni innamoratissimi e senza futuro. Con la dolente, bonaria complicità d'un professore universitario sfacciato e bohemienne (Geoffrey Rush, sempre in parte, qualsiasi cosa faccia...), i due trascorrono le giornate intontiti dall'eroina, tra furtarelli, sesso spicciolo e programmi di vita sistematicamente disattesi. Ora, più dell'inevitabile discesa agli inferi, tra prostituzione, germogli d'odio imprevisto e l'immancabile aborto, interessa il racconto della presenza silente e rispettosa dei genitori borghesi di Candy, che di fronte al disfacimento brutale della vita della figlia, invece di opporre veti e prepotenze arcinote, s'accostano timorosi e acciaccati (il padre, un commovente Tony Martin), tutt'al più bloccati in una gelida irritazione (la madre). Si crea così lo spazio emotivo e narrativo per gli sfoghi deflagranti di rancori familiari mai sopiti, che danno ragione delle scelte di Candy e dell'epilogo doloroso. Rendendo tutto più credibile. Regia mai invadente ma sempre attenta alle facce, bellissime, dei protagonisti.
Film consigliato, peccato solo per il DVD senza contenuti extra.
Poi. Un film con uno dei titoli migliori degli ultimi tempi: Kiss Kiss, Bang Bang. Trattasi di commedia thriller in cui effettivamente ci si bacia e si spara molto. Ci sono un detective gay cinico e sarcastico (Val Kilmer, già sulla strada dell'obesità, e se avete visto Deja-Vù sapete che ha fatto ulteriori passi avanti), un ladro di stereo vagamente isterico finito per caso a far l'attore (Robert Downey Jr., magnifico, come ogni volta), e una giovane aspirante star del cinema, con problemi di ninfomania (l'incantevole, incantevole - sempre due volte - Michelle Monaghan, che qui ci omaggia pure di un topless, benedetta ragazza). Trama gialla ingarbugliata, contrappuntata dalla voice off del narratore, paesaggi costieri luminosi e silenti, gran contorno di risse e sparatorie: l'hard boiled aggiornato ai tempi, in salsa buddy movie (non è un caso che il regista fosse tra i creatori di Arma Letale...). Film di scarso peso, ma di ottimo gusto e freddure da ricordare («Quante dita vedi?», «Metti giù quel gatto che sono allergico»). E poi continui ammiccamenti metacinematografici, prevedibili quanto volete, ma funzionali. Tra i contenuti speciali: commento dei protagonisti al film e gag reel, entrambi esilaranti.
Infine. Ieri sera proprio non riuscivo a dormire. Così ho deciso pure di vedere Pulse, remake sceneggiato da Wes Craven del cult movie nipponico di Kurosawa Kiyoshi. Che raccontava lo stato d'alienazione depressiva di una società sempre più legata alla comunicazione informatica, con pudori e sensibilità lancinanti, pur lambendo le forme dell'horror. Qui però la metafora dell'autore giapponese, nonostante la replica pedissequa di alcune sequenze e della struttura narrativa di fondo, viene opacizzata dalle necessità produttive delle major americane: la lentezza dell'opera d'origine non era (solo) una questione stilistica, ma sostanza del messaggio veicolato. Con il che a questo remake viene a mancare anche quel poco di senso che già i remake lamentano. E così il computer perde la valenza di portatore d'un virus mentale che trasforma i fanatici di chat e web in zombie senza sole e senza intenti, per diventare solo l'ennesimo strumento (dopo videocassette e cellulari) di traslazione d'anime dannate e violente. Peccato. Contenuti speciali numerosi e cicciuti. Only for horror fans.
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