Primo lungometraggio per il trentasettenne regista polacco
Stawomir Fabicki.
Presentato ieri sera, martedì 17 aprile, alla
Rassegna Nuovo Cinema Europeo, il film,
Z odzysku - Materiale riciclato, è già stato premiato al Festival del Cinema Polacco di Gdynia, per la miglior fotografia e montaggio, e menzionato al Festival di Cannes nel 2006.
La trama fonde problematiche sociali e sentimenti. Il diciannovenne polacco Wojtek, cresciuto senza padre in un grigio e degradato quartiere della Slesia, tra combattimenti di boxe e serate in discoteca, fa di tutto per aiutare Katya, ragazza madre di cui è innamorato. Ucraina e poco più grande di lui, Katya non ha infatti i documenti per restare legalmente in Polonia. Wojtek lascia così il lavoro in un allevamento di maiali per mettersi al servizio di uno spregiudicato dirigente di un'agenzia di sicurezza. Un lavoro che gli permette di ottenere, attraverso il suo boss, i documenti per la ragazza. «Diventerai uomo solo se mi dai retta. Solo la famiglia conta, tutto il resto è merda»: Wojtek si lascia convincere ingenuamente dalle parole del boss e diventa così un delinquente senza scrupoli, pronto a picchiare a sangue i debitori dei suoi clienti.
Una scelta d'amore, dunque, ma anche la più facile e, agli occhi di un ancora immaturo Wojtek, più gratificante e prestigiosa.
Una scelta che, solo alla fine, deciderà di rinnegare: picchiato dal nuovo dipendente del boss, Wojtek si getta nel fiume che collega l'allevamento di maiali, dove è tornato a lavorare, a casa sua.
Il finale è aperto: non sappiamo se riuscirà a toccare la sponda opposta raggiungendo la sua famiglia, «ma ciò che importa è la sua intenzione di ritornare dopo i tanti errori commessi. L'acqua del fiume in cui si immerge vuole invece essere una purificazione dal dolore subìto e provocato». Un finale che lascia dunque uno spiraglio di speranza: il giovane, forse, è
recuperabile, come ci suggerisce un titolo erroneamente tradotto.
A fare da sottofondo al film,
arie di Mozart e Donizetti: «Wojtek compra un grammofono e fa ascoltare quella musica alla ragazza. Un altro modo per dimostrarle il suo amore: un sentimento manifestato con fatti - il lavoro, la proposta di matrimonio, l'affitto di una casa - mai con le parole. È un personaggio libero, come un aquilone. E molto istintivo», spiega il regista.
Frequente l'uso del
piano sequenza, tecnica molto amata da Fabicki, e della
camera a mano, che permette al regista di lasciare libero il protagonista, il giovane esordiente
Antoni Pawlicki, adeguandosi ai suoi movimenti.
Un film dalle tematiche forti, non tanto nella trama quanto nel contesto in cui si svolge la scena. Un modo per far conoscere una regione storica della Polonia, la
Slesia, dove il regista ha studiato, ancora oggi in forte abbandono e povertà. Un film che inchioda il pubblico - ieri sera numeroso in sala - obbligandolo a chiudere gli occhi, dalla rabbia e dal dolore, soffrendo e ansimando col protagonista nella sua lotta con sè stesso e con il mondo.
Ora Stawomir Fabicki sta lavorando a due progetti: un film per famiglie e una pellicola storica sulla seconda guerra mondiale.