|
Non è una delle botteghe più facili da scovare.
Al secondo piano di un palazzo di Piazza Campetto. Solamente se si osserva attentamente il portone si legge la targhetta Sartoria Graziano.
Difficilmente ci si può capitare per caso.
Entrata libera recita un cartello sulla porta del laboratorio.
Bleibel Mahmoud ha 34 anni, da cinque in Italia.
Dal Libano a Genova.
"Sono arrivato a Roma da Beirut nel 1996. Ho passato lì una sola notte e poi nuovo viaggio alla volta di Genova da dove non mi sono più spostato. Avevo solamente il visto turistico. Dopo 15 giorni sono entrato nell'illegalità. Sistemazioni precarie, molte volte trovare un letto per dormire è stata un'impresa. Purtroppo senza permesso di soggiorno è quasi impossibile trovare una sistemazione decente e non provvisoria.
Tre anni in queste condizioni sino al 1999 quando finalmente ho ottenuto il permesso di soggiorno. Non potete rendervi conto di quanto sia importante un banale foglietto. Ti cambia la vita. Ho ottenuto una casa in affitto, sono finalmente riuscito ad avviare questa attività."
Mi racconta le peripezie, le difficoltà incontrate comuni a tante persone extracomunitarie, che scelgono il nostro paese come meta per un futuro più dignitoso ed una vita più tranquilla. Graziano è stato avviato all'arte della sartoria quando aveva 12 anni in Libano.
Come vanno gli affari?
"Adesso ho un giro di clienti fisso. Hanno iniziato a conoscermi. All'inizio è stata dura, durissima. Ho provato a fare un pò di pubblicità. Ma i tempi sono lunghi. E poi diverse signore quando si rendevano conto di dover avere a che fare con un uomo perdipiù non italiano si giravano sui tacchi e se ne andavano senza neanche chiedermi qualcosa. Semplicemente promettendo di tornare più tardi."
Graziano esegue ogni tipo di riparazione, per uomo, per donna. E confeziona abiti femminili.
Che rapporto hai con Genova?
"La città è fantastica. Da quando sono arrivato non ho mai pensato di andarmene. Neanche nei momenti più difficili. E poi nel centro storico mi sono sempre sentito a casa. I vicoli, le piazzette, sono così simili a quelli di Beirut, mia città d'origine".
E con i genovesi?
"Qui il discorso è leggermente diverso. Dopo cinque anni non posso dire di avere neppure un amico genovese. Non posso fare altro che confermare il luogo comune del genovese chiuso e diffidente. Ma in effetti pur non venendo identificato a prima vista come un extracomunitario ho vissuto sulla mia pelle e sono stato testimone di diversi episodi di razzismo.
E poi c'è una cosa che non capisco. La poca importanza che date agli anziani. Nessuno parla con loro. E infatti i miei interlocutori privilegiati sono proprio loro. Mi affascina sentirli raccontare delle storie andate, di com'era Genova una volta. Mi fanno vedere foto antiche. In Libano, è una cosa normale. I vecchi sono portatori di valori, una ricchezza che qui mi sembra stiate un pò perdendo. La guerra nel mio paese è iniziata nel 1975, avevo 8 anni.
Il Libano come la Svizzera del medioriente. Questo l'ho imparato solo grazie alle persone più anziane che mi raccontavano di situazioni che non riuscivo neppure ad immaginare. I miei occhi erano testimoni di guerre, bombardamenti, cadaveri ad ogni angolo della strada".
Come dargli torto?.
Concludo con una domanda che penso si saranno fatti in molti.
Perchè sartoria Graziano?
"Beh, in pratica sono stato ribattezzato così appena arrivato a Genova.
Il mio nome Mahmoud, in arabo vuol dire che è stato graziato. Da lì il passo è stato breve".
Allora in bocca al lupo, Graziano.
|