Ancora anni '70 nel calendario delle mostre genovesi. Dopo
In pubblico. Azioni e idee degli anni Settanta, inaugurata a Villa Croce la settimana scorsa, è la volta di
Interrotti transiti, evento collaterale e ulteriore approfondimento a cura di Fabrizio Boggiano. Sarà visibile alla
Loggia della Mercanzia di piazza Banchi
fino al 29 aprile.
Il '68 come punto di partenza, come "l'anno più bello della mia vita" riprendendo le parole del sindacalista Mario Mosca in una citazione da
Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi di Paul Ginsborg. Per chi c'era e per chi, come il sottoscritto, quegli anni non li ha vissuti, la mostra propone un percorso di opere, soggetti, pezzi d'arredamento, personaggi icona di quel periodo.
Una cinquantina gli artisti in esposizione: dai paesaggi di Giacomelli alle immagini del Parco Lambro, passando attraverso alcuni nomi storici, come Luigi Ghiri e Mimmo Jodice. Silvia Cipriani, della redazione di
Blob (Rai 3), ha curato uno spazio dedicato alla televisione dell'epoca (con Fede al TG1, come passa il tempo). Una radio trasmette stralci delle trasmissioni di
Radio Alice, compresa la drammatica diretta della chiusura, con l'invasione della redazione da parte delle forze dell'ordine. «L'intento della mostra è far capire, attraverso l'input della fotografia, dei video e degli audio, cosa stessero vivendo realmente le persone in quegli anni», dice Boggiano.
Altri due personaggi sono soggetti di approfondimento.
Demetrio Stratos: «il simbolo della sperimentazione musicale», continua il curatore. Per il leader degli
Area troviamo gli scatti di Roberto Casotti e Silvia Lelli, accanto ad un documentario dove lo stesso Stratos racconta i suoi studi vocali. E ancora,
Pier Paolo Pasolini: «l'unico ad aver attraversato il panorama culturale di quell'epoca con l'utilizzo di mezzi diversi, dalla letteratura al cinema. Le foto di Dino Pedriali sono state scattate due mesi prima della sua morte». Accanto alle immagini, unico oggetto, una macchina da scrivere.
Non è una mostra politica, afferma Fabrizio Boggiano, o almeno non nelle intenzioni. Il fatto è che la politica, in quegli anni, era intrecciata a doppio filo con la realtà. Accanto alle sperimentazioni si trovano le foto dell'omicidio Moro, di Guido Rossa, del movimento femminista. E poi gli effetti della droga, che in quell'epoca entrava nella vita del cittadino medio.
Una passeggiata tra suggestioni e ricordi: «neanche per me è stato facile tornare indietro con la memoria - continua il curatore - erano i tempi delle BR, quotidianamente i giovani venivano perquisiti mentre andavano tranquillamente in Vespa o a piedi».