I Settanta sono anni difficili da cogliere con uno sguardo d'insieme: un periodo di svolte epocali e contrasti durissimi. «La prima generazione che ha vissuto senza guerra», dice Luca Borzani. Un decennio al massimo, tra alfabetizzazione di massa, battaglie civili (legge Basaglia sui
manicomi, divorzio, aborto, statuto dei lavoratori, movimento femminista), crisi economiche, aumento dello scontro e della violenza sociale. Il
Museo di Villa Croce tenta - «per la prima volta in Italia», prosegue l'assessore - di dare una forma coerente, seppur soggettiva, a quegli anni. La mostra
In pubblico. Azioni e idee degli anni Settanta in Italia, aperta al pubblico da giovedì 29 marzo, sarà visitabile
fino al 2 settembre 2007.
La mostra
Troppo spesso i '70 sono etichettati unicamente come gli anni di piombo. L'obiettivo dell'esposizione è rendere omaggio non solo alla cronaca politica, che pure è tanta, ma anche alla vita quotidiana con gli arredi dell'epoca, e soprattutto all'arte.
Arti visive, fotografia, installazioni, video-arte: l'offerta è varia. Sette le sezioni tematiche:
Piazza,
Violenza,
Scenari urbani,
Matti da slegare,
Il privato è politico,
Altrove,
Abitare i Settanta. «Le opere formano una rete intrecciata, ognuna rimanda a quella successiva», dice
Matteo Fochessato, curatore insieme a
Sandra Solimano e
Mario Piazza.
La piazza: protagonista assoluta del decennio, nei
Funerali di Togliatti di
Renato Guttuso (1972), così come nella foto di
Francesco Radino ai funerali di Varalli e Zibecchi in piazza Duomo a Milano nel 1975. Luogo essenziale anche della parte oscura di quegli anni, quella
violenta. Tante le foto, in bianco e nero, di D'Amico, Fracchia, Leoni, Lucas, Bergami: le pistole immortalate nelle manifestazioni degli
autonomi. E poi la pelle su cui è incisa la parola
Odio, nell'opera di Gilberto Zorio.
Attraversando le sezioni si trova ancora La
Gabbia di
Pistoletto,
Millenovecentosettanta di
Alighiero Boetti, e
Lascia su queste pareti una traccia del tuo passaggio, opera di
Franco Vaccari che occupa un muro con ritratti.
All'ultimo piano del Museo, la sezione abitare ricompone alcuni ambienti con arredi e installazioni video con immagini e suoni dell'epoca. La poltrona
Joe, i divani
Bocca e
Tramonto a New York, quest'ultimo di
Gaetano Pesce. Non manca la famigerata poltrona "sacco", quella di Fracchia per interderci.
«Non è una mostra dal sapore nostalgico - dice Borzani - ha lo scopo di aprire una riflessione su un periodo rimosso, o ricordato solo come epoca di terrorismo. In realtà fu un momento di grande progresso e di reazione allo stesso tempo. Le conquiste di quella generazione sono state acquisite come diritti dalle successive, ma ci fu un distacco violento dalla politica». Che aprì le porte agli Ottanta. Ma questa è tutta un'altra storia.