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Cultura
Autonomia Operaia
La copertina del libro Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie
 

Un'anomalia chiamata Autonomia Operaia

 
DeriveApprodi dedica un volume al movimento degli anni Settanta. Tra analisi e memoriali, il Dna di un'esperienza tipicamente italiana
 
   

     
23 marzo 2007
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di
Daniele
Miggino
   
I trent'anni del movimento del '77 sono da settimane sulle pagine dei giornali italiani. Ci si guarda indietro e non si può fare a meno di pensare che sembrano passate ere geologiche, non lo spazio di una generazione.
In quegli anni tutto sembrava possibile, l'alba di una rivoluzione così come un golpe militare in stile sudamericano. Dal '76 al '78, in Italia, prese forma un'anomalia chiamata Autonomia operaia, un fenomeno che nasce dalla crisi dei gruppi nati nel '68 per cambiare radicalmente lo scenario del conflitto sociale.
DeriveApprodi dedica a quel movimento un volume - Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie - per cercare di "narrare cosa è stata realmente l'autonomia operaia, quali sono state le sue origini, le sue basi teoriche, le sue linee politiche e le sue pratiche conseguenti", scrive Sergio Bianchi, curatore di Autonomi insieme a Lanfranco Caminiti, nell'introduzione. Si tratta di un Vol. I, prima parte di una trilogia di approfondimento sull'Autonomia Operaia.

Il libro è diviso in tre parti. In Prologhi Bianchi, Caminiti e Pino Tripodi disegnano il Dna dell'autonomia: le radici nell'operaismo italiano, lo schizofrenico rapporto con le questioni organizzative, la nuova lettura della società ma soprattutto dell'individuo, la violenza come pratica, la presenza nel movimento di massa. In Autonomie una serie di interventi ripercorre le vicende locali del movimento nelle principali città italiane. Infine, il libro ospita anche alcuni testi narrativi, racconti in cui emerge il clima dell'epoca al di là delle analisi teoriche.

"Il '68 aveva conquistato enormi spazi di modernizzazione, di democratizzazione e di soggettività, ma aveva lasciato praticamente intatte le strutture del potere economico e politico", scrive Tripodi (p. 42).
Una nuova generazione di militanti - giovanissimi, in maggioranza studenti e molto impazienti - raccoglie quest'eredità e rilancia. Il loro obiettivo è accelerare il più possibile lo scontro. Con azioni di diverso tipo, tra cui rifiuto del lavoro, autoriduzione delle bollette, ma soprattutto con manifestazioni, possibilmente violente.

C'è stata la violenza, ma anche un'ondata di creatività. Francesco "Bifo" Berardi, fondatore di Radio Alice, racconta cosa è stata la rivista A/Traverso. Primo Moroni, che lanciò le librerie Calusca come centro di aggregazione e documentazione, descrive la temperie culturale e le paure di quegli anni.

Tra gli altri, un capitolo è dedicato all'Autonomia genovese. Genova fu una città difficilissima per un movimento così radicale. Schiacciata tra il conservatorismo degli operai del metallurgico e il mondo poco penetrabile dei portuali, sotto la Lanterna AO non acquistò mai la potenza (e quindi la violenza) di altre città.

 
 
 
 
 
 
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