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Un film così lo si vede per forza di cose. Davanti e dietro la macchina da presa c'è tutto il meglio del cinema americano non omologato (non diciamo indipendente, che ormai indipendente non vuol dir più nulla): John Turturro dirige, quei mattacchioni dei Coen producono, e in scena sfilano arzilli, canterini e chiaramente divertiti Susan Sarandon, James Gandolfini, Kate Winslet, Christopher Walken, Steve Buscemi, Mary Louise Parker. Mica pizza.
Romance e cigarettes è una specie di versione proletaria del Moulin Rouge di Baz Luhrmann, un musical secco secco, senza costumi o effettacci, costruito su una banalissima tenzone amorosa: marito fedifrago, moglie imbufalita, amante greve come un camionista, corte d'amici al margine.
La trovata, come nel modello citato, sta nel riciclo di brani noti del rock americano, da Elvis Presley a Cindy Lauper, qui però più sovente sovrapposti alle voci degli attori che non reinterpretati. Il risultato è grazioso, ma scombinato. Ruspante sino ai limiti (non oltre) del trascurato.
La diegesi è persino peggio. Diciamolo pure: Romance & Cigarettes è un medley di deliziosi siparietti senza capo né coda, ma talmente compiaciuto della sua dabbenaggine narrativa che non si può che amarlo. E poi qui recitano tutti da baciarli in fronte, bravi che non ci si crede.
Gandolfini oscilla tra timidezza, rabbia e malinconia con una pulizia e una sincerità disarmanti. Gli altri gli stanno appena un passo dietro.
Il DVD della MHE offre in abbinata al film un "dietro le quinte" di quasi mezz'ora e dieci minuti di scene eliminate. Se non fate troppo i pignoli e vi godete il film come viene, acquistarlo non vi darà di che pentirvi: risate e pure qualche lacrimuccia arrivano sicure.
E poi. La Dolmen ci vizia. Dopo i vari Miike, ora tira fuori dal cilindro pure un Todd Solondz (Fuga dalla scuola media, Happyness) da leccarsi le dita dei piedi. Trattasi di Palindromi, passato a Venezia nel 2004 e poi disgraziatamente disperso. Se avete visto qualcosa di questo spietato ritrattista delle abiezioni umane (magari Happyness) avete già un'idea di che parliamo. Palindromi racconta il viaggio (quasi) solitario di una ragazzina tra i meandri rurali retrogradi e bigotti della peggio America, facendo interpretare il ruolo della protagonista a 6 differenti attrici (geni e casualità, nessun libero arbitrio: il nostro destino ce l'abbiamo cucito addosso e la nostra età o la nostra faccia contano zero). Ma al di là del sottotesto sociologico, è il discorso antropologico che, di nuovo, gela le vene. Il cinema di Solondz richiama, di primo acchito, quello di Jared Hess (Napoleon Dynamite, Nacho Libre), con la differenza che qui non c'è nessuna simpatia in filigrana per l'umana, ridicola miseria. Tanto meno riscatto.
Il registro grottesco è spremuto al punto di virare al surreale, e la fusione dei due piani da esiti allucinanti (e che suscitano memorie lynchane, sissignore): guardatevi tutta la parte nel ricovero di Mama Sunshine. Roba da far accapponare la pelle.
Il cinema di Solondz, come ha detto Roger Ebert, è uno specchio. Ma, va aggiunto, uno specchio che riflette solo ciò che desidera. E il nichilismo che si porta appresso è a tratti insostenibile.
DVD praticamente privo di extra e senza doppiaggio, ma indispensabile.
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