Vulcanico, appassionato, divertente, emozionante, commuovente e poi di nuovo divertente. In due parole:
Roberto Benigni.
Sono le nove e cinque quando appare sul palco di un Mazda Palace gremito in cui - malcontate - ci saranno state cinquemila persone. Il ritorno di Benigni dal vivo, a distanza di dieci anni da Tuttobenigni 95/96, è uno spettacolo diverso, originale, unico.
Al saluto alla città - fatto in un genovese incerto ma preciso - segue un monologo comico scoppiettante. Berlusconi rimane la sua vittima preferita: «è una questione di
par condicio - racconta - dopo cinque anni in cui si sparla del Governo, è arrivato il momento di prendersela con l'opposizione. Non è che noi comici possiamo prendercela sempre con gli stessi». Risate e applausi bipartisan perché, alla fine,
Robberto non dimentica nessuno, dai Dico a Mastella, dall'indulto ai fotoricatti fino alla fantapolitica: «pensare che Prodi sia stato una spia del KGB, con quella faccia, è come pensare che Luxuria sia una spia del Vaticano».
Dopo un'ora di battute e risate, in cui sono continui i rimandi alla lezione che verrà, con grande capacità il comico esce ed entra il cantore. L'amore di Benigni per i versi di Dante è contagioso. Tra una citazione biblica e la storia del poeta che ha immaginato un viaggio impossibile per raccontare le nostre passioni, comincia il quinto canto.
È il canto del primo Girone infernale, dove i lussuriosi - in preda alle passioni in vita - sono condannati ad essere sbattuti da una tempesta di venti senza fine e senza destinazione. Ma è soprattutto il canto di Paolo e Francesca, gli amanti più amati, i due verso i quali il poeta, il lettore e gli ascoltatori provano pietà
per il loro mal perverso.
Benigni spiega con semplicità i versi per cui si sono sprecati chilometri di inchiostro ricorrendo alla stessa delicata poesia con cui - nella
Vita è Bella - ha raccontato l'incubo del nazismo.
Il risultato è una lezione che ha poco a che fare con le scadenze scolastiche a cui fino ad oggi il capolavoro dantesco era esiliato.
Benigni non racconta una storia ma una passione che il pubblico raccoglie e rimanda indietro con un applauso che, quando tace il
canto dei due sfortunati amanti sembra non finire mai.
Mani spellate, qualche lacrima, risate e soprattutto la voglia di andare a cercare la Divina Commedia non per fare i compiti, ma per leggere di una passione vicinissima a noi. «Basta mettere un fila 10 persone vissute 70 anni per arrivare a Dante - dirà ad un certo punto della serata - capite quanto la Commedia sia vicina a noi».