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Un tavolo di sole donne ha animato il convegno che, venerdì 9 marzo, ha avuto luogo presso la sede della Fondazione Carige di Genova.
Il Centro Culturale Europeo ha dedicato la serata a tre scrittrici svizzere di grande sensibilità - Sylvie Neeman Romascano, Friederike Kretzen e Aglaja Veteranji - i cui libri sono stati pubblicati con successo in Italia da Luciana Tufani Editrice. «In Svizzera gli scrittori sono sostenuti dalle associazioni culturali. Non avviene lo stesso in Italia», ha affermato polemicamente Tufani.
Le traduttrici Monica Pavani ed Emanuela Cavallaro hanno letto alcuni brani tratti dagli ultimi libri delle tre autrici, cominciando da Il bambino cuoce nella polenta di Veteranji. La scrittrice di origine rumena, nata in una famiglia di circensi, è morta suicida nel 2002: «tradurla è stata un'esperienza forte», ha affermato Cavallaro, «il suo è un libro breve ma intenso, nel quale l'autrice si mette a nudo. Tuttavia non si tratta di un romanzo autobiografico: Veteranji, ricordando le sue sensazioni di bambina, racconta la vita della sua famiglia». Il libro si suddivide in tanti piccoli flashback e riflessioni folgoranti ed è scritto in tedesco, lingua imparata solo a 15 anni (prima di allora non sapeva né leggere né scrivere). Curioso il significato del titolo: «la sorella maggiore della scrittrice le raccontava la cruenta storia del bambino che cuoce nella polenta per distrarla dal timore che la madre, trapezista, potesse cadere e farsi male». "Io morirò solo nei film", ha scritto Aglaja Veteranji nel suo libro. Le cose sono andate diversamente.
Romascano e Kretzen erano invece in sala. Entrambe hanno affiancato le due traduttrici nella lettura dei brani, per dare l'idea della resa in lingua originale (il francese per la prima e il tedesco per la seconda).
Non è successo niente è il titolo del libro di Sylvie Neeman Romascano: «il romanzo narra la storia di Dora, chiamata all'improvviso a raggiungere il padre morente», ha spiegato Pavani, «un viaggio dalla Svizzera alla Sicilia denso di riflessioni, ricordi e immagini di altre storie. Ma quello di Dora è soprattutto un viaggio dentro se stessa, che la farà sentire una donna accanto ad altri esseri umani».
Il libro di Friederike Kretzen si intitola Parole con le gambe: «è una trilogia che racconta la storia di una bambina che scopre per la prima volta la lingua tedesca come "strumento" di espressione», ha spiegato ancora Cavallaro, che ha poi raccontato la propria esperienza di traduttrice: «per me è stata una vera sfida. Nel libro ci sono molti giochi di parole e riferimenti difficili da rendere in italiano. Tradurre un libro è un po' come riscriverlo, trasferendo nella nostra cultura le immagini e le emozioni che esso ci trasmette».
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