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Cultura

Leibniz e le sue piccole percezioni

 
Siamo influenzati da infinite e inavvertibili sensazioni. A fine '600 ne parlava il matematico-filosofo. Oggi lo confermano gli scienziati
 
   

     
Genova, 19 febbraio 2007
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di Davide Pozzi
   
Gottfried Wilhelm von Leibniz
© foto: www.wikipedia.org
Gottfried Wilhelm von Leibniz
Verso la fine del 1600, un matematico-filosofo di grande importanza di nome Leibniz, utilizzando il solo intuito filosofico, scriveva che "..vi sono a ogni momento una infinità di percezioni in noi di cui non ci accorgiamo perchè sono troppo piccole o troppo numerose, ma che non cessano di far sentire i loro effetti sulla nostra anima...".
Il 15 dicembre del 2006, il prof. Takeo Watanabe del dipartimento di psicologia di Boston, avvalendosi di test visivi e tecniche di risonanza magnetica per immagini, giunge alla stessa conclusione scrivendo sulla rivista Science che "stimoli invisibili alla coscienza, influenzano attività del cervello e l'esecuzione di alcuni comportamenti". Oltre a dare pienamente ragione al filosofo tedesco, questa ricerca scardina anche una vecchia credenza secondo cui durante l'esecuzione di un lavoro, stimoli esterni di forte intensità recano molto più disturbo rispetto a stimoli molto deboli e apparentemente impercettibili.

L'esperimento compiuto da Watanabe era molto semplice: un gruppo di soggetti dovevano identificare due numeri che apparivano per pochi secondi all'interno di una sequenza di 6 lettere su un monitor. Tuttavia, questa operazione era "disturbata" dal movimento di alcuni punti molto piccoli attorno alla zone dove apparivano i numeri, il cui moto poteva essere variato in modo tale da aumentare o diminuire l'entità del disturbo causato dal movimento dei punti. Al contrario di quanto ci si aspettava, i ricercatori hanno osservato che più lo stimolo di fondo diminuiva di intensità e più diminuiva la capacità dei partecipanti di identificare i numeri. Quindi, stimoli esterni impercettibili alla coscienza erano in grado di disturbare molto più efficacemente l'esecuzione di una semplice operazione, rispetto a stimoli molto più intensi. Ma come era possibile spiegare questo paradossale risultato?

I ricercatori hanno osservato che diminuendo l'intensità degli stimoli di fondo, si riduceva anche l'attività di una regione del cervello denominata Corteccia Laterale Prefrontare (LPFC), una zona in grado, quando attiva, di limitare l'ingresso nel cervello di stimoli esterni irrilevanti; una specie di "cancello" che, quando aperto, lascia libero accesso a qualsiasi segnale proveniente dall'esterno mentre quando è chiuso seleziona accuratamente i segnali in entrata, discriminando tra quelli importanti e quelli irrilevanti.
La spiegazione degli scienziati alla loro curiosa osservazione, è stata che gli stimoli a bassa intensità, inavvertibili dalla coscienza, non erano in grado di attivare la Corteccia Laterale Prefrontare lasciando quindi "aperto" il cancello di selezione dei segnali esterni, disturbando così maggiormente l'esecuzione del test visivo. Al contrario invece, stimoli di fondo molto più intensi potevano attivare la Corteccia Laterale Prefrontare, impedendo quindi il passaggio di segnali di disturbo, determinando così una migliore concentrazione dei soggetti.

Leibniz, con la sua teoria delle piccole percezioni, scritta nei "nuovi saggi sull'intelletto umano", è stato considerato il primo teorico dell'inconscio. Ci sono voluti più di 400 anni per confermare scientificamente ciò che un grande pensatore aveva semplicemente intuito filosoficamente.
Quanto dovremo aspettare per le altre intuizioni?
 
 
 
 
 
 
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