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La videoteca di Alessandria

 
Da anni il regista Paul Verhoeven č accusato di essere misogino. Ma forse č un errore. Abbiamo rivisto Flesh + Blood, il suo esordio in Usa
 
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Genova, 16 febbraio 2007
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
Paul Verhoeven
Paul Verhoeven
I film segnalati in questa rubrica sono disponibili o ordinabili presso la Videoteca Videoforum di piazza della Vittoria 45r. Un vero e proprio antro delle meraviglie per l'appassionato genovese: quello che non trovate altrove, dal trash al cinema d'essai, lì c'è. Per info: 010 588648


Da Basic Instinct a Showgirls, passando per L'uomo senza ombra. Ora Black Book, attualmente nelle sale (clicca qui per sapere gli orari dei cinema genovesi). E solo per citare i più celebri. È una vita che accusano Paul Verhoeven di essere misogino (io pure, ad essere onesto). Mi sembra che ci stiamo sbagliando tutti quanti.
Un paio di giorni fa ho visto Flesh + Blood (L'amore e il sangue, 1985), esordio in terra americana del regista olandese. Su www.play.com trovate il dvd inglese, con tanto di doppiaggio e sottotitoli italiani, al prezzo ridicolo di 8 Eu. È un melodramma a sfondo bellico ambientato in pieno medioevo, in cui una donzella di sangue blu (Jennifer Jason Leigh), promessa in sposa al primogenito d'un re, viene rapita da un manipolo di mercenari guidati dal rude Martin (Rutger Hauer). Violentata, irrisa e messa in cattività, troverà a poco a poco la strada del cuore del suo aguzzino, dapprima per necessità, poi per scelta. Fino a tradire persino il suo promesso sposo.

L'eroina di Flash + Blood fa tutto quel che gli pare: usa cuore, corpo e cervello per sopravvivere, ma anche per capire se stessa, ciò che desidera e ciò che il mondo le può offrire.
Non esiste un'ombra di moralismo, mai, nel cinema di Verhoeven. Le sue donne sono d'acciaio, e di ogni debolezza fanno rampa per la rivalsa e il trionfo. La scena dello stupro, in questo senso, è un vero e proprio coagulo della sua visione: Hauer inizia violentando la Leigh, ma è quest'ultima che in breve lo stringe tra le cosce urlandogli di metterci un po' più di impegno, che così non le piace abbastanza. Le donne di Verhoeven sono sempre incastrate in contingenze feroci, per di più esposte senza remore o sconti (a tratti s'affaccia forse l'ombra del compiacimento, ma siamo in materia da dibattito), e tuttavia non si piegano mai.

Dov'è allora che s'esprime la misoginia di Verhoeven? Nei dubbi delle sue eroine? Nelle contraddizioni? Nei voltafaccia? In Flash + Blood, come in Black Book e in Basic Instinct, la protagonista si dibatte tra due differenti amanti, che più avulsi l'uno dall'altro non si potrebbe. Ne sceglie uno, poi un altro. A tratti inganna entrambi. E allora? La domanda dovrebbe essere: quali sono le pulsioni che la animano? E la risposta sarebbe: amore, spirito di sopravvivenza, forse ambizione. A questo punto siamo al biblico: chi è senza peccato...
Bisogna davvero esser bacchettoni di terz'ordine per prendersela col cinema di Verhoeven: per tutti gli altri, ad ogni giro sulle sue articolate (ben più di quel che sembra) macchine di scavo dell'umana psiche, sono previsti salutari pizzicotti.
 
 
 
 
 
 
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