Maurizio Re è un grafico genovese che da 20 anni coltiva la passione per la fotografia. Insieme a
Sandro Ariu ha inaugurato, venerdì 2 febbraio, la sua prima mostra fotografica,
Volti Dentro, al piano ammezzato di Palazzo Ducale, accanto al
Ristorante Disopra e a pochi passi dalla redazione di mentelocale.it: non potevamo farci sfuggire l'occasione di fare due chiacchiere con lui.
L'elaborazione grafica e l'utilizzo del digitale sono il suo pane quotidiano, tanto che Maurizio ha dato un tocco di originalità ai bei ritratti che lui e Ariu avevano realizzato negli ultimi dieci anni: si tratta dell'unione di
textures e primi piani di ragazze e ragazzi genovesi, che si sono prestati al gioco. «All'inizio non pensavo ad una mostra», racconta Maurizio, «ma è capitata questa occasione e mi ritrovo oggi a raccontare la mia prima esposizione. Questi scatti sono rimasti chiusi nel cassetto per qualche anno
a maturare, come il Barolo».
La collaborazione con Ariu è stata fondamentale: «entrambi abbiamo realizzato i ritratti e poi io mi sono occupato della parte grafica». Sandro Ariu è un fotografo professionista esperto in reportage di matrimonio, ma
è anche figlio d'arte: suo padre creò, negli anni Sessanta, il primo laboratorio fotografico professionale di stampa genovese.
«Le
textures sono principalmente muri liguri, pietra locale, pavimentazioni stradali che ho scelto nel centro storico genovese, all'Expo o sulla Nave Italia». Ma il messaggio è soprattutto quello di
ovviare alla mancanza di comunicazione: «oggi si dicono tante parole, ma quelle che restano sono davvero poche», spiega ancora Maurizio, «nei ritratti in mostra raccontiamo
il tempo che passa e la bellezza, che è effimera. Mi sono ispirato alla poesia di Ungaretti
Soldati, che recita
Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie».
E così nasce l'idea di un viso di donna semi coperto dalle foglie gialle (vedi la foto sopra), simbolo degli anni che passano e che cancellano la bellezza; e poi il confronto tra il viso di una bella ragazza e un muro screpolato: due facce di una stessa medaglia. E ancora un volto nascosto da un'ombra nera (vedi la foto sotto), a rappresentare il "lato oscuro" di ognuno di noi.
«Con la fotografia si produce qualcosa di effimero, ma
anche questo è un modo di comunicare. Questa, tuttavia, sarà la mia prima e ultima mostra», afferma Maurizio con convinzione, «ho scoperto
un mondo troppo commerciale, che chiede sempre qualcosa in cambio».