Passione giustizia libertà, senza virgole e detto tutto d'un fiato. Tre parole che per
Letizia Battaglia significano
Sicilia. E questa donna forte e coraggiosa, questa fotografa che in tanti anni di attività ha visto e documentato tutti gli orrori - ma spesso anche le bellezze - della sua terra sarà a Genova
lunedì 5 febbraio: alle 18 verrà presentata la sua mostra
Passione giustizia libertà. Foto dalla Sicilia di Letizia Battaglia,
al Museo Luzzati fino a mercoledì 28 febbraio 2007.
Fu proprio
Lele Luzzati a volere nel suo museo questi scatti "di grande forza e intensità", come lui stesso li aveva definiti. «Faccio le cose con passione. La giustizia per me è sempre in primo piano e la libertà è qualcosa da cui non posso prescindere: nel mio piccolo voglio che non sia una parola effimera».
Questa donna, che oggi ha 72 anni, ha carisma da vendere: il suo lavoro l'ha portata a documentare anche
cinque omicidi mafiosi al giorno e a temere per la propria incolumità. «Alcuni anni fa ho dovuto dire basta e ho lasciato Palermo e l'Italia. Le cose vanno male nel nostro paese e la mafia è un cancro che non accenna a scomparire. Ma
oggi sono tornata: qui sto male, ma sto male anche lontana. È stata
una spinta del cuore a riportarmi in Sicilia».
Le fotografie in bianco e nero che Letizia ha scelto per la mostra genovese «testimoniano il periodo in cui la mafia ammazzava i giudici e gli esponenti delle istituzioni. Io allora lavoravo per
L'Ora. Oggi la mafia non spara più sui magistrati, ma è entrata in politica e fa tranquillamente i suoi affari: la droga, il pizzo, il traffico di armi».
E pensare che anni fa Letizia era addirittura entrata in politica: «è stato il periodo più bello della mia vita», racconta, «fui deputato regionale e poi assessore mentre
Leoluca Orlando, oggi in corsa per le Primarie, era sindaco di Palermo: una persona giusta. Ho avuto la possibilità di gestire le cose in prima persona. Fu
un'amministrazione gioiosa e la gente lo aveva capito. Pensavo davvero di poter cambiare le cose. Ma subentrò Berlusconi, che promise più lavoro per tutti: vinse lui».
Letizia, ancora oggi, non ha peli sulla lingua: «ma
non mi considero coraggiosa. Se avessero voluto ammazzarmi lo avrebbero fatto», aggiunge parlando dei mafiosi, «certo, spesso ho avuto paura... ma
sono ancora qui».
Può una foto trasformarsi in un'arma contro la mafia? «Più che un'arma, vorrei che fosse un fiore. Ma
una foto non basta per cambiare le cose. È necessario l'intervento della politica, quello della cultura e poi l'onesto comportamento di tutti». Letizia è fiduciosa e crede nell'operato di questo governo: «il problema è che vincono sempre i poteri più forti; io, però, voglio continuare a credere che le cose possano migliorare. Non voglio consegnare ai miei nipoti una terra oltraggiata. C'è tanta modernità, ma
regna ancora la barbarie. In Sicilia nemmeno i magistrati vengono sostenuti e la mafia usa mezzi sofisticatissimi».
E allora
la speranza è tutta nei giovani: «la mia generazione ha fallito. Oggi a Palermo esistono associazioni come
Addio pizzo e
Ammazzateci tutti che lottano con piccole iniziative, ma devono essere i governi ad agire contro la prepotenza di esseri umani contro altri esseri umani».
Anche questa donna, che ha ancora tanta voglia di combattere, ci mette del proprio: «la mostra al Museo Luzzati sarà un gesto di cultura. Voglio far capire a chi la visiterà che le cose che ho fotografato sono successe davvero e
non devono essere dimenticate». E
lunedì 5 febbraio alle 11 Letizia Battaglia incontrerà i ragazzi delle scuole superiori genovesi per raccontare la propria esperienza di vita e di lavoro: «i giovani? Bisogna sedurli un po'. Credo di essere in grado di farlo...».
Oggi Letizia ha abbandonato la cronaca per dedicarsi ad una fotografia diversa: «ho un modo differente di avvicinarmi alle cose», spiega, «le mie foto più attuali rappresentano per me il diario di una persona che oggi si sente triste ed arrabbiata».