Prima è andato nella città, tra la gente, ora si presenta alla città. Questo il metodo del candidato sindaco alle Primarie dell'Unione
Edoardo Sanguineti che ieri, martedì 16 gennaio, (a Palazzo Ducale), si è dato uno stop per mettere a parte la comunità dei 16 punti, «che seguono un ordine logico ma non gerarchico», della sua proposta politica. Dalle decine di incontri sul territorio Sanguineti ha raccolto soprattutto bisogni e testimonianze di disagio. «È meglio partire da ciò che è negativo per trovare
soluzioni ragionevoli e ragionate in un procedimento che includa anche chi abbia sensibilità molto diverse in
un discutere collettivo per trovare punti d'intesa allargati, deprimendo la ferocità di meri interessi personali», afferma l'umanista che si muove con la disinvoltura consumata d'affabulatore.
«La città sono le persone che frequentiamo e ascoltiamo per la strada. Per questi cittadini, per tutti,
è il momento di tornare a pensare, in quanto portatori di diritti effettivi e non solo teorici. È il momento che il popolo torni a governare e lo dico senza nessuna demagogia, ma nel senso del recupero della democrazia». La nuova fase di governo cittadino auspicata da Sanguineti prevede che Genova diventi:
globale, coniugando l'apertura internazionale alle proprie specificità;
multiculturale, facendo della differenziazione etnica il motore del pluralismo culturale (quindi promuovendo maggiori diritti per gli immigranti e di sicuro l'assistenza sanitaria anche senza permesso di soggiorno e il diritto al voto per chi è diventato cittadino genovese);
civile contrastando la recente tendenza della guerra tutti contro tutti e recuperando coesione sociale, giustizia e rispetto reciproco;
vivibile, guardando all'ambiente come asse strategico, bene di tutti da preservare e condividere;
europea nel campo del commercio, della cultura, degli stili di vita, delle tecnologie e del lavoro;
giovane, perché predisposta all'innovazione e rivolta al futuro.
«La mia libertà -precisa il poeta-filosofo- non finisce là dove comincia la tua, ma comincia là dove comincia anche la tua, perché
bisogna essere liberi insieme», per questo nel suo progetto prevede un coinvolgimento democratico dei cittadini/e e ipotizza
l'istituzione di nuovi municipi: «più prossimi ai cittadini/e, così che competenze e poteri vengano decentrati là dove si conosce meglio il territorio e i bisogni di chi lì vive, studia e lavora». A proposito del territorio, Sanguineti sente
l'urgenza di affrontare il degrado urbano e sociale delle periferie e si impegna a favore di un riequilibrio e recupero delle aree decentrate, dotandole di servizi diffusi perché siano vissute in ogni loro parte e acquistino identità propria. E se il territorio è «un bene collettivo per eccellenza che non può essere mercificato», Sanguineti si dice
contrario a interventi speculativi immobiliari di singoli così come avverso
alla privatizzazzione di risorse comuni come l'acqua e le aree verdi, la costa e in genere gli spazi pubblici.
Sulle
Politiche per la casa (punto 11 del programma), «diritto di tutti», Sanguineti ha in mente di «aumentare la quantità e la qualità degli alloggi. E chi ne ha di più sia chiamato a pagare di più, con un ICI riequilibrato per la prima casa». Incalzato sul
termovalorizzatore e lo smaltimento dei rifiuti risponde con immediatezza: «riduciamo ciò che deve essere incenerito.
Riduciamo gli sprechi. In un mondo di plastica,
deplastifichiamo e magari andiamo a fare la spesa già con il nostro sacchetto possibilmente degradabile in tempi brevi. E poi è necessaria
una divisione veramente seria di vetri, carta e delle altre categorie, solo così il problema si ridurrebbe notevolemente. Ma guardate non sono un fanatico, confido anche molto nei progressi della tecnologia che magari a breve ci fornirà risposte ancora meno nocive e intrusive».
Sulle
coppie di fatto Sanguineti propende per un
riconoscimento a livello comunale in un registro anagrafico, ribadendo un'adesione a «una privaticità che non nuocia, lasciando la libertà dell'iscrizione, perché penso non sia giusto obbligare qualcuno a iscriversi a qualsiasi tipo di registro. Sono necessarie invece le norme che provvedano ai diritti e poi magari si resta liberi di andare davanti a un notaio e pattuire i propri accordi personali».
E
le donne? Cosa pensa di quella parte di elettorato che propenderà per Marta Vincenzi nel desiderio di un vero cambiamento di genere al potere? «Io sono favorevole a che le donne siano sempre più impegnate alla collaborazione,
però è una donna anche Condoleezza Rice. E allora se si fa l'equazione donna=buona non sono d'accordo. Certo Nilde Iotti è stata una grande donna, capacissima di reggere un ruolo pubblico e quanto ha insegnato a Togliatti... Però se poi guardo alla politica invece della Rice...
Le donne non sono una classe, sono sfavorevole alle quote rosa, perché allora domani ci sarà qualcuno che chiederà le quote gay e così via. È un modo di non affrontare i conflitti sociali ragionare per categorie come giovani/vecchi, sani/malati.
Nella storia ci sono state regine intelligenti e straordinarie e regine terribili...».
Per approfondire:
Una sindaca per Genova?
Stefano Zara, il terzo incomodo