Dice che
gli europei non hanno poi tante cose in comune, che per storia, tradizioni, idee, carattere, ognuno è fatto a modo suo. Eppure l'Europa, per loro, è l'unica alternativa possibile. Chi lo dice?
Geert Mak, giornalista e scrittore olandese, ospite per una sera del Centro Culturale Europeo.
Tutti sono curiosi di ascoltare il racconto del suo viaggio.
Partito all'inizio del 1999, Mak ha girato in lungo e in largo i Paesi dell'Unione - da Amsterdam a Parigi, e poi Roma, fino ai Balcani - scrivendo una sorta di diario di viaggio per il maggior quotidiano olandese. Dopo dodici mesi, a chiusura del secolo, finisce il suo tour, e lui tira le somme con il libro
In Europa, che illustra la varietà dell'Europa di oggi, anche alla luce dei maggiori eventi del ventesimo secolo. Dalla fiera di Parigi del 1900 al massacro di Srebrenica. Mario Baudino, che introduce, lo definisce il
Claudio Magris dei Paesi Bassi.
Cosa pensa di questo grande crogiuolo in cui viviamo? «L'Europa è stata da subito un grande progetto di pace, e un'area di modernizazione», continua Mak, «mentre in varie zone degli Stati Uniti - penso al Texas o all'Arizona - sembra di essere rimasti a quarant'anni fa, qui dappertutto sono cambiate molte cose». Snocciola alcuni dati: le maggiori banche, assicurazioni, industrie di telecomunicazioni, case automobilistiche si trovano nel vecchio continente.
Mercato è la parola magica: l'Europa è diventata la più grande area di scambio unificata del pianeta.
Ma anche lo stile di vita è un modello, secondo lo scrittore. Per l'Asia, per esempio, che guarda più all'Europa che agli Usa.
Il tasto dolente è quello della burocrazia: «l'Unione è un apparato ancora troppo tecnocratico. Si decide troppo poco a Bruxelles».
Si affronta un punto molto caldo:
i Balcani. Lì finisce il viaggio di Mak, lì sono ancora i nodi più difficili per la politica europea. Mak è convinto che sia necessario un esercito europeo: «come strumento di difesa, affinché a nessuno venga nemmeno in mente di attacarci». È il punto più delicato dell'intervento di Mak, insieme a quello sul nazionalismo: «lo spirito nostalgico verso l'identità nazionale è ancora molto diffuso», dice.
Che immagine esce dal libro
In Europa? «La mia visione è realistica - dice l'autore - ci sono ancora tanti problemi, ma non c'è un'alternativa concreta. Il messaggio, perciò, è:
non roviniamo l'unica strada che abbiamo. In Olanda c'è un detto: l'Europa è come una bicicletta, per non cadere deve andare avanti».
Quello che manca è soprattutto la coscienza di essere europei. «
Consiglio a tutti di viaggiare: un buon itinerario potrebbere partire da Istanbul, passare per Odessa, e poi Mosca, Kiev e ritornare a Roma. È un percorso al confine e fuori dall'Unione, ma sapeste quanto parlano di Europa in quei posti, molto più che qui», conclude Mak.