I film segnalati in questa rubrica sono disponibili presso la
Videoteca Videoforum di piazza della Vittoria 45r. Un vero e proprio antro delle meraviglie per l'appassionato genovese: quello che non trovate altrove,
dal trash al cinema d'essai, lì c'è.
Per info: 010 588648
Avete presente quei film in cui il protagonista è un
loser dall'anima candida, parecchio in gamba ma anche un po' schizzato, che sta in bilico sul filo della psicosi fino a che non fa qualcosa di stupido e pericoloso mandando della gente al creatore? Quei film tipo
Taxi Driver o
Un uomo da marciapiede?
Ecco, quei film lì. Ce n'è uno nuovo.
Down in the valley è una di quelle pellicole di cui si ha una gran voglia di parlar bene. C'è
Edward Norton, che è pur sempre il miglior attore della sua generazione, panorami polverosi e assolati che ricordano tanto gli anni Settanta, cavalli e cappelli da cowboy, una storia d'amore a cuore aperto, un padre poliziotto, ruvido e prepotente, che la osteggia, e una ragazza ribelle, dagli occhi blu come il cielo che la sovrasta e dalla pelle candida come latte.
Non vorreste vederlo anche voi un film così?
Purtroppo però l'opera prima di
David Jacobson, che una visione la merita comunque, se non altro per quel piglio ingenuo e sfrontato da cult preventivato, ha un decorso tanto telefonato da annichilire il
pathos, dialoghi di lirismo un po' fuori controllo (quello
very zen sulle "ragioni dell'essere un ramo" è davvero ridicolo) e un finale metafilmico che toglie compattezza all'insieme.
Peccato però, perché i quattro protagonisti (grande
David Morse, padre scorbutico ma in fondo devoto, e bellissima
Evan Rachel Wood, di una fragilità scontrosa e tutta "sotto pelle") sono perfetti e affiatatissimi. Un consiglio:
siate compassionevoli e vedetevelo in ogni caso.
Restando tra gli indipendenti americani, non si può perdere
Thumbsucker, ovvero "il succhiapollice", storia di un adolescente talentuoso ma ansiotico, incastrato tra un padre tanto fiero quanto malinconico, e una madre troppo bella e intelligente per il resto della famiglia (enorme, enorme, enorme
Tilda Swinton, volto magnetico e voce di carta velina, talento di cui mai si parlerà abbastanza). Il ragazzo sbuffa, s'angustia, stenta in aula e in mensa, raccatta voti indegni del suo intelletto, insegue arruffato le attenzioni della madre e quelle di una quattordicenne burrosa e ammiccante. Fino a che una cura a base di psicofarmaci non lo trasforma in un genietto di successo inarrestabile ma arroganza molesta e respingente.
Tratto da un romanzo di
Walter Kirn, il film di
Mike Mills non s'arrocca mai sui luoghi narrativi che tocca, che sono previsti ma mai stagnanti, inventandosi nuove accelerazioni sempre ben prima di aver raggiunto la stasi emotiva. Un
altro esempio sfolgorante dello stato di salute eccezionale del cinema indipendente americano (l'avete recuperato
Il calamaro e la balena?). Invisibile in sala, ora è a portata di lettore DVD. Vietato perderselo.
In chiusura,
qualche consiglio per gli acquisti in rete. Su
www.play.com, ultimi giorni di saldi da paura su CD e DVD. Si parte da 4,79 euro, non so se mi spiego. Se sapete un po' di inglese ci potete consumare la carta di credito, ma dovete in ogni caso comprarvi almeno, visto il prezzo ridicolo a cui sta,
To live and die in L.A., super classico di quel mago delle declinazioni della psiche nel cinema di genere che è
William Friedkin.
Un thriller anni '80 da lucidarsi le pupille, cui tutto il lavoro di Mann (e non solo) deve molto. Il DVD inglese che trovate sul suddetto sito c'ha pure doppiaggio e sottotitoli in italiano. Che altro volete? Datemi una scopa che vi ramazzo la stanza...