Dal primo gennaio 2007 l'Unione Europea ha due nuovi membri - Romania e Bulgaria - diventando così una comunità di ventisette Stati. Nello stesso giorno è partito il mandato tedesco per il prossimo semestre di presidenza dell'organizzazione. Il governo di
Angela Merkel presiederà l'Unione dopo quello finlandese e prima dei portoghesi e degli sloveni. Per arrivare così in prossimità delle elezioni europee, in programma nel 2009.
Il
Centro Culturale Europeo ha colto l'occasione per invitare alcuni esperti a trattare i punti fondamentali in discussione nei prossimi sei mesi.
Venerdì 19 gennaio, presso la sede della
Fondazione Carige, sono intervenuti a questo proposito
Felix Klein, Console generale aggiunto di Germania;
Antonio Missiroli, Chief Policy Analyst European Policy Center; e
Daniela Preda, docente dell'Università di Genova.
La attese sono grandi, i problemi da affrontare non mancano. Questa, in sintesi, la situazione di partenza. È ottimista Klein, che cita un anniversario simbolico importante: «si avvicina il
cinquantenario della Comunità Economica Europea (CEE) [fondata l'1 gennaio 1958 n.d.r.], che ha creato un'area unica al mondo, oggi divenuta una potenza commerciale e un grande interlocutore politico».
Se dal punto di vista economico il fatto è ormai inconfutabile, la politica rincorre. Il
No alla Costituzione europea di Francia e Olanda pone il lavoro su nuove trattative tra le maggiori priorità del prossimo Presidente. Ma su questo Klein incalza: «Su 27, 18 Stati hanno ratificato il testo, 7 si sono astenuti, solo 2 si sono opposti. Non è ammissibile che questi ultimi dominino la discussione». Cita poi Angela Merkel, che nel discorso di insediamento di pochi giorni fa ha espresso la necessità di: «ripensare nuovamente l'Europa».
Sull'argomento
Costituzione, Missiroli aggiunge, però, che: «il testo, così com'è, non ha futuro», proprio per il rifiuto di quei due paesi. Non solo: «ci sono grandi incognite riguardo all'approvazione di un accordo in tempi brevi, a causa delle elezioni in Francia». Ma altri due temi vengono ancora prima nell'agenda, secondo l'analista: «uno è quello
energetico, e l'altro è il
Kosovo, di cui l'Europa deve farsi carico, perché di fatto è già Europa». Dal punto di vista geografico, infatti, i Balcani confinano solo con Stati già entrati nell'Unione, e non è escluso - sempre secondo Missiroli - che presto si possa discutere un loro ingresso ufficiale.
Tra le problematiche di tipo politico c'è anche la fine del governo di Tony Blair, che capita nel bel mezzo del semestre tedesco. Una coincidenza che potrebbe rallentare ulteriormente i processi decisionali. E poi, dice ancora Missiroli: «lo stesso governo tedesco, che pure gode di una grande maggioranza, è uno scacchiere molto complesso, composto da Ministeri cruciali che fanno riferimento a partiti diversi». Insomma, le conclusioni dell'esperto di Bruxelles sono pragmatiche e: «non molto ottimistiche sulla possibilità di una convergenza in tempi brevi».
Nel suo intervento
Daniela Preda ripercorre il cammino della politica europea dei governi tedeschi dal dopoguerra ad oggi: «un percorso con alcuni punti saldi: soprattutto l'importanza del federalismo europeo e del lavoro sulla sicurezza». Da Adenauer a Brandt, da Schmidt a Koll: «tutti hanno cercato di operare sul fronte della creazione di un esercito europeo, non più nazionale, per portare avanti il progetto politico». Certo, conclude Preda, «il pragmatismo non basta, ci vuole anche l'utopia, l'ideale».