«Non metto in scena Hitler ma Adolf.
Nella prima idea volevo farlo con due soli attori: un giovane e un bambino», spiega
Emanuele Conte presentando il suo nuovo spettacolo
Caro piccolo Adolf. Genesi di un dittarore, scritto e diretto da lui che ne ha curato anche la scena, la selezione del cast e delle musiche e il progetto luci, in scena nell'intimità della Sala Agorà al Teatro della Tosse,
da mercoledì 24 gennaio al 10 febbraio.
Poi lo spettacolo è cresciuto e la versione del debutto vedrà in scena
sette tra attori e attrici (Enrico Campanati, Sara Cianfriglia, Claudia Lawrence, Rosario Lisma, Paolo Maria Pilosio, Antonio Zavatteri) e un bambino di 12 anni
Alessandro Bandini.
«Non è un lavoro estetico sul personaggio di Hitler, che d'altra parte è stato rappresentato variamente e, senza dubbio, nella sua forma più corretta da Charlie Chaplin (in
The Great Dictator, 1940, ndr).
È tutto nato da una forte curiosità personale che mi ha portato per circa tre anni a documentarmi, comprandomi libri su libri. Poi però non trovando nessun testo che mi convincesse ho deciso di buttare giù io le parole. All'inizio di getto senza tornare indietro a controllare fatti e date storiche, poi trovando un filo conduttore. Ma devo dire che il personaggio è nato quando
Alessandro, l'attore dodicenne, si è seduto a leggere la sua parte di fronte all'altro Adolf, quello di
Paolo Maria Pilosio, lì in quel momento, dal loro confronto e dalla loro immediata sintonia, è nato lo spettacolo e questo personaggio a due voci». Due voci per due moduli espressivi diversi e necessari nell'idea di Conte e che non legano banalmente
battute da grandi e battute da piccoli ai due attori, ma proprio giocando sull'età lavorano su effetti non retorici o compiaciuti delle battute, «anche per non scadere -sottolinea Emanuele- nel
povero bimbo, perché di certo non voglio riabilitare Hitler alla luce dei suoi traumi infantili. Per come l'ho trovato io Adolf, cioè la persona prima di Hitler, è molto mediocre. Dopo una vita da barbone, solo nel corso della Prima Guerra Mondiale, lui stesso si scopre, quando sprezzante della vita si butta nelle imprese più pericolose guadagnandosi trai vari riconoscimenti il ruolo di caporale tra la truppa e congedandosi da eroe».
Toni surreali e grotteschi, «che non puntano al comico» precisa Conte, si alterneranno in uno spettacolo ambientato in un sala da ballo d'altri tempi, «per affrontare il tema in modo più leggero e intimo», che non avrà il sapore di una ricostruzione storica (anche le musiche sono scelte, con
Massimo Calcagno, da un repertorio moderno), ma poggerà sul coinvolgimento diretto del pubblico tra i clienti del locale come gli attori, con un rapporto spesso a tu per tu e «prospettive sullo spettacolo anche molto diverse». Salvo i due Adolf, ogni attore sarà chiamato a interpretare più ruoli (
Sara Cianfriglia sarà tra l'altro Clara, la madre di Adolf;
Claudia Lawrence, una mestrina;
Antonio Zavatteri, il padre;
Rosario Lisma, il giovane con cui Adolf condivise una camera a Vienna;
Enrico Campanati, il prete), stando sempre in scena supportato solo da elementi semplicemente funzionali.
Ma come si sente chi deve mettere questi scomodi panni da futuro dittatore? Alessandro (allievo della Quinta Praticabile, notato da Emanuele in
Partenze di Laura Sicignano) è a scuola, quindi assente giustificato a questa presentazione, ma di lui si parla come di un genio che sapeva la parte a memoria quasi subito.
Paolo Maria Pilosio è piuttosto cauto: «Non ci penso a lui, io parto dalla parola. Non costruisco il personaggio a partire dall'Hitler che tutti conosciamo e in questo senso lo vivo con distacco. Per il mio ruolo, parto da dentro, penso a un uomo che si trova in determinate situazioni e non mi pongo il problema di cosa farebbe o direbbe lui». Della relazione con il giovanissimo Alessandro invece Paolo è entusiasta: «Con Alessandro va da Dio, è nata subito la simbiosi tra noi, è come se fossimo un'unica cosa. È l'Adolf bambino che alimenta il grande: il bimbo è più sicuro e determinato lo alimenta con le parole e con una certa forza interiore».