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Non ve ne ho parlato a ottobre, ve ne parlo ora. Ci mancherebbe.
È arrivato anche in DVD
Miami Vice. Si è scritto, qui e là, che
Miami Vice "non esiste", oppure che è "altrove". Non è una stupidaggine, non è nemmeno una provocazione. Girato tutto in digitale e in gran parte di notte (come
Collateral) l'ultimo lavoro di Mann è pura avanguardia, e testimonianza che le nuove tecnologie di ripresa, oggi, danno il meglio non quando impegnate a scimmiottare le vecchie, ma quando valorizzate nelle loro peculiarità. Qui, l'uso basico (refusi e pixel ipertrofici compresi) della Viper, videocamera digitale di penultima generazione, abbinato alla straordinaria fotografia di
Dion Beebe (
Memorie di una geisha,
Equilibrium), crea un tessuto visivo evocativo come mai altri c'è stato dato di vedere. La notte e il giorno, le passioni, i luoghi (meta)fisici, i dialoghi, le sparatorie, le esplosioni: in
Miami Vice ogni cosa è altra da sé, stordisce e avviluppa come la coltre luminescente di un sogno, e
trascina in territori di sconvolgente lirismo.
E persino la trama, al primo impatto sottovalutabile (una classica storia di poliziotti infiltrati tra le fila di un'organizzazione criminale), si schiude nelle successive visioni come il bocciolo di un fiore, disperdendo di fronte agli occhi un'infinita varietà di dettagli, che amplificano l'esperienza filmica.
Miami Vice è il trionfo dell'artificio e della capacità di composizione (composizione di forme, di colori, di corpi, di sguardi e parole) per grande schermo. Non è affatto un film "senza pelle", e neppure nudo, caratteristiche tanto spesso ospitate dall'Olimpo critico. L'opposto.
È vestito dell'abito più cool e raffinato che abbiate mai toccato: e indossarlo vi fa sentire da dio.
Nei contenuti speciali del DVD il
making of, un lungo dietro le quinte e un video musicale.
Di palo in frasca, ma continuando a parlare di veri duri. Sono uscite le
edizioni speciali e definitive (data la resa tecnica e la quantità di contenuti speciali presenti, difficile - e specioso - immaginarsi di più) in doppio disco di tutti i film di Bond, quelle che prima di Natale venivano raccolte nel mitico valigione da 250 euri. Vista la contemporanea presenza in sala dell'ultimo film della serie, gradevole ma per molti versi assai poco "bondiano" (non foss'altro che per la mancanza del mitico
score fino ai titoli di coda), accattarsi i propri must in siffatta sfolgorante veste, senza bisogno di portarsi a casa tutta l'opera, immondizia compresa (vi interesseranno mica gli ultimi tre Brosnam?), può essere un piacere sopraffino. Vi fregasse qualcosa, io mi sono procurato
Goldeneye, che vanta l'incipit più clamoroso dell'intera serie (e ha lo stesso regista di
Casino Royale,
Martin Campbell).
In chiusura, anche se non c'entra niente. Oggi esce al cinema
Una verità sconveniente, documentario informativo sconcertante su quello che sta succedendo al clima del nostro pianeta.
Sappiate tutti che abbiamo ancora più o meno 15 anni di vita. Non sono mai stato più serio.
Andarlo a vedere è un imperativo morale. Trarne le conseguenze dovute tanto più.
Ricordatevi di Cassandra.