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Cultura

L'etica civile di Claudio Magris

 
La tournée genovese dello scrittore triestino fa il tutto esaurito. Zagrebelsky e Coletti interpretano la raccolta "La storia non è finita"
 
   

     
Genova, 18 gennaio 2007
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Magris PA
Lo scrittore Claudio Magris
Una piccola tournée con folla al seguito quella di Claudio Magris a Genova. Le sale più generose a Palazzo Ducale e al Galata Museo del Mare oggi, giovedì 18 gennaio, sono state necessarie per ospitare gli incontri con l'intellettuale triestino venuto a raccontare le due facce della sua scrittura: quella di finzione "notturna" e quella di impegno etico e civile "diurna". E se nella cornice lussuosa e classica del Ducale si è parlato soprattutto di miti nella lettura dei due recenti romanzi-monologhi Alla cieca e Lei dunque capirà, nella luminosa e moderna sala di comando del Galata si è parlato di laicismo e responsabilità intellettuale che Magris ha riversato nella raccolta La storia non è finita con la «concretezza della narratività», come ha sottolineato Vittorio Coletti.

Nel raccontare l'aneddoto della gita scolastica che lo portò a Genova per la prima volta nel 1955, Magris introduce anche la prima intuizione che ha smosso in lui la scrittura diurna: «la cedevolezza dello stato italiano, la prova che nelle strutture dello stato italiano si poteva entrare come una lama nel burro. Partiti per Genova con il Liceo Dante, concordai con un amico che mandasse al prof un telegramma da parte di tale Coretti, dell'ufficio scolastico, in cui si diceva che era stata confermata visita al porto su lance della marina militare. E fu così che sotto una pioggia torrenziale, dopo aver girato col prof ufficio dopo ufficio con il telegramma sventolante, salimmo davvero a bordo con tanto di marinai...».
La raccolta contiene una selezione di articoli pubblicati sul Corriere della Sera, tra il 1999 e il 2006 ed è «animato -spiega l'autore- dalla mia irritazione per una certa tendenza a far coincidere il presente con la fine della storia, come se l'assetto di questo momento fosse destinato a durare in eterno».

Gustavo Zagrebelsky, (al tavolo con lo scrittore insieme a Coletti, Maria Paola Profumo, Margherita Rubino e Luca Borzani), definisce il volume «un libro di etica civile, che si rivolge a una società, quella italiana, dominata dall'indifferenza etica. Un libro la cui linea conduttrice è l'idea della separazione, della differenziazione che percorre tutti i brani salvo l'ultimo La coingiura contro l'estate. Questo pezzo di poesia in prosa è costruito invece sull'immedesimazione panica dell'autore con l'oggetto. Un abbandono verso la natura che non comporta distinzione ma immedesimazione». E a questo punto Zagrebelsky ammonisce a proposito di questo abbandonarsi che, se rivolto a questioni etiche o politiche, equivale a un «mimetizzarsi e adeguarsi. È l'attengiamento di chi pensa che in qualunque stagione politica c'è posto per lui in una posizione da dirigente. Bisogna distinguere... ».

Si oppongono nelle riflessioni di Magris, afferma Zagrebelsky «Dio vs Cesare; i fatti dimostrabili vs i valori non dimostrabili ma argomentabili -quelli dove Magris rintraccia l'essenza della laicità; la fede vs i rituali di massa; la materia vs lo spirito; i disegni divini vs gli interessi umani; il perdono vs la giustizia; il giudizio morale vs il giudizio storico; memoria vs ossessione; lecito vs illecito; ragioni fredde (della legge) vs ragioni calde (del cuore)».
Magris concorda, si dice commosso e ringrazia.
Poi puntualizza, con scambio di ruoli, proprio partendo da un saggio di Zagrebelsky: «la civiltà stessa comincia con un conflitto. Antigone non è solo un'eroina, ma anche colpevole, perché nella politica la soluzione è la composizione tra diritto e legge. E qui vale ricordare che in Sofocle la tragedia rappresenta un conflitto moralmente insolubile, dove non si può restare innocenti». Sull'immedesimazione con la natura Magris avverte che deve essere «autentica se no diventa snaturata e se ne fa un uso improprio e strumentale.
L'inciviltà di una società sta proprio nella perdita di distinzioni e se fino a un certo punto si deve tener conto delle trasformazioni dei costumi, d'altra parte si deve anche capire qual è il confine tra adeguamento e necessità di non adeguarsi. Io che credo nel dialogo e nella messa in discussione di quasi tutti i valori, credo anche però in valori non negoziabili per cui non entro in dialogo».

Tutti pensieri espressi e scritti per necessità, quelli di La storia non è mai finita, spiega Magris ridimensionando i complimenti e la sua figura di intellettuale impegnato. «Quello che mi interessa è l'oggetto - dice- non che sia io a portare un certo contenuto, quindi sarei stato contento anche se queste cose le avesse scritte un altro, purché siano dette».
 
 
 
 
 
 
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