«La psichiatria ha il privilegio di essere testimone delle debolezze della natura umana, ma attribuendo queste condizioni a stati malati della mente e del corpo, si salva l'onore dell'umanità nel nome della moralità».
A volte ti passa un Dvd per le mani, lo guardi quasi per caso rimani folgorato:
Psychopathia sexualis è decisamente uno di questi.
Il film è un'interessante riduzione cinematografica del saggio omonimo dello psichiatra
Richard Freiherr von Krafft-Ebing, pubblicato alla fine dell'800 che provocò un terremoto:
primo studio scientifico estensivo in assoluto
sulla devianza sessuale, coniò i termini "sadico" e "masochista" e le sue teorie vennero usate nei tribunali di mezzo mondo come riferimento in caso di processi su questi temi.
Il film si potrebbe definire
un "saggio erotico-vittoriano", per la semi-scientificità con cui affronta i temi ma anche per l'abbondante erotismo; inoltre, non risparmia nulla dal punto di vista della devianza: sadismo, masochismo, necrofilia, vampirismo sessuale (eccitazione provocata dal succhiare il sangue del partner, alzi la mano chi sapeva che esistesse....), l'omosessualità maschile e femminile (e la sua difficile accettazione da parte del soggetto e della società), le relative cure in sanatorio e qualche altra piccola bizzarria che non voglio svelare.
I
punti forti del film sono sicuramente in primis
il taglio molto teatrale: gli attori e il regista vengono praticamente tutti dal teatro, e la cosa si percepisce inequivocabilmente, anche per l'eleganza del film (molto particolare una scena di marionette all'interno di uno dei racconti).
Molto interessante poi l'intreccio delle storie ma soprattutto lo stile con cui vengono trattati i temi sessuali: non ci viene risparmiato molto, ma viene fatto in un modo molto diverso da come vengono di solito affrontati nei film o nelle serie Tv, un po' meno stereotipati, con maggiore ricercatezza e (soprattutto) contestualizzati.
Difficile dire due parole sul cast: si tratta quasi esclusivamente di
attori teatrali statunitensi (in maggioranza dediti a ruoli shakesperiani) e in quanto tali pagano la poca notorietà al di fuori dei circuiti specializzati: l'unico ad avere avuto una piccola parte in film
mainstream è
Ted Manson (che qui interpreta Krafft-Ebing).
Il regista stesso,
Bret Wood, ha poco materiale alle spalle (nella sua biografia sul
sito del film, anch'esso molto vittoriano, si trova riferimento solo ad alcuni documentari ben accolti dalla critica e di stile Lynchiano, come
The true story of highway safety films).
La seconda parte del film
abbandona il voyeurismo estremo della prima, concentrandosi proprio sulla figura dello psichiatra e sollevando questioni interessanti: un personaggio svela come
gli psichiatri all'epoca fossero in fondo
i nuovi sacerdoti, i nuovi santoni e quale enorme influenza avessero sulla società e sulle vite dei singoli: a loro si rivolgevano giudici, scienziati, letterati ma anche persone semplici chiedendo loro di distinguere cosa è normale e cosa non lo sia. Riflettendoci bene, è un potere enorme.
Unico consiglio: i primi 20 minuti del film magari non guardateli mangiando come ho fatto io, proprio non è una buona idea...