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Cultura
Mostra 'Non mi avrete': il taccuino di Germano Facetti
Il taccuino di Germano Facetti, in mostra alla Loggia degli Abati
 

Il peso della memoria in una mostra

 
Le testimonianze di Facetti e Belgiojoso dai campi di Mauthausen e Gusen. Disegni, poesie e racconti. Alla Loggia degli Abati fino al 28/01
 
   

     
Genova, 09 gennaio 2007
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
Una scatola gialla e un taccuino usurati dal tempo. Parte da questi due oggetti, semplici ma dal grande significato simbolico, la mostra Non mi avrete. Disegni da Mauthausen e Gusen. La testimonianza di Germano Facetti e Lodovico Belgiojoso, aperta alla Loggia degli Abati di piazza Matteotti a partire da martedì 9 (l'inaugurazione è alle 18.30) fino a domenica 28 gennaio 2007.
La yellow box non è altro che la scatola dei ricordi, dolorosi e crudeli, di Germano Facetti. Deportato a Mauthausen nel febbraio del 1944, fu immatricolato con il numero 53396. E quella targhetta di metallo è stata cucita da Facetti stesso sulla copertina del taccuino che il grande designer ha voluto rileggere solo pochi anni fa, nel 2000, ritrovando in esso la memoria di quei giorni terribili: i racconti, le poesie e i disegni fatti nei giorni della prigionia insieme all'amico "Lodo" Belgiojoso.

Facetti venne liberato dalle truppe alleate nel maggio del 1945, si trasferì a Londra e lì intraprese il mestiere di grafico. A Parigi frequentò gli ambienti cinematografici, stringendo amicizia con Alain Resnais e Agnes Varda. Una vita vissuta fino in fondo, forse anche in risposta al dramma dei campi di concentramento, nei quali rischiò di perderla. Una vita che si è conclusa nell'aprile del 2006 a Sarzana.
Belgiojoso restò a Gusen per oltre un anno. Poi divenne un apprezzato architetto. I suoi racconti e le sue poesie testimoniano un'ostinata fiducia nella possibilità di salvare se stessi e gli altri attraverso l'esercizio costante della dignità e sono, allo stesso tempo, la cronaca di una lotta strenua e riuscita di evasione interiore dall'orrore della Storia.

«Facetti e Belgiojoso erano prigionieri politici», spiega l'assessore alla cultura del Comune di Genova Luca Borzani, «la mostra propone i loro disegni e le poesie: si tratta di un altro giacimento della memoria che viene a galla a poco a poco e con dolore. A prevalere nella loro produzione è l'importanza della memoria piuttosto che la condanna. Vorrei che lo spazio della Loggia degli Abati diventasse un luogo dedicato al ricordo del 27 gennaio».
Il curatore della mostra, Benedetto Besio, ha conosciuto personalmente Germano Facetti: «20 anni fa abbiamo frequentato a Genova il glorioso Istituto Politecnico di Design. Insieme a noi c'erano Luzzati, Viganò, Sirotti, Vimercati e molti altri celebri designer».

Sui totem che vi accompagneranno lungo tutto il percorso espositivo, i disegni e i racconti di Facetti e Belgiojoso, ma anche alcuni brani tratti da La ragione dei sentimenti, di Paolo Crepet, che conobbe Facetti e volle raccontare in un libro la sua vita nei campi di concentramento.
E ancora le proiezioni che mostrano l'anziano Facetti mentre narra la sua esperienza in alcune interviste e le testimonianze di altri sopravvissuti a Mauthausen, persone che come Facetti e Belgiojoso hanno affidato ad una valigia o ad un diario il peso delle loro memorie.
 
 
 
 
 
 
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