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Claudia Koll è cambiata, e questo lo si sapeva: lei non ne ha fatto mistero, partecipando a trasmissioni televisive e raccontandosi ai giornalisti dei settimanali. Alcuni eventi dolorosi l'hanno portata ad abbracciare la religione e a dedicarsi al prossimo, rinunciando a tutto ciò che è show business. Ma che a questo cambiamento interiore corrispondesse anche una radicale trasformazione esteriore proprio non me l'aspettavo: domenica 7 gennaio 2007 una Claudia irriconoscibile - piumino bianco, pantaloni neri e un viso acqua e sapone, ma chi conosce i trucchi del make up sa come fare per apparire struccata senza esserlo... - è stata protagonista di un incontro rivolto ai giovani genovesi dal titolo Attrice e Missionaria.
Organizzata dal Centro San Matteo, in collaborazione con i Carmelitani Scalzi, la serata ha visto la Sala Quadrivium di piazza Santa Marta gremita di gente di ogni età.
La Koll non ha rinunciato semplicemente al rossetto e alle scollature, ma ha addirittura cambiato il tono della propria voce, che oggi è dolce e remissivo, forse un po' "costruito". Ma di certo la parlantina non le manca: l'attrice è stata presentata da Don Nicolò, assistente della Pastorale Giovanile: «questo sarà un incontro-testimonianza. Speriamo non sia un'isola, ma l'inizio di un nuovo percorso».
Claudia inizia il suo racconto da lontano: «quando sono nata mia mamma si è ammalata ed io sono stata affidata alla nonna, una donna molto devota». Ma questo non ha portato l'attrice a seguirne il percorso: «l'instabilità affettiva mi ha portata a peccare», confessa infatti. «Sono cresciuta con la paura di non essere amata abbastanza. Non sapevo amare e quindi tradivo. Ma il Signore mi ha trasformata: non avrei mai potuto farcela da sola. Ho commesso tanti errori - confessa Claudia come si trovasse in un confessionale - e per questo ho rischiato di morire, ma Gesù ha avuto compassione di me».
E così, 5 anni fa, è iniziata per lei la conversione. Mentre parla mi chiedo se sia davvero così necessario condividere un dolore personale con un pubblico curioso, abituato a vederla nei panni - pochi, in genere - dell'attrice ben poco castigata.
Ma lei continua: «Ho cercato Dio in chiesa e l'eucaristia mi ha ridato le forze. Mi accorgevo che anche il mio cuore stava cambiando, così ho cominciato a mettere in ordine la mia vita: ho modificato i miei comportamenti e i miei modi di fare. Tutto questo mi ha portata verso le persone che soffrono, prima una casa-famiglia per malati di AIDS, poi un ospedale per i bambini leucemici, infine l'Africa».
Claudia è partita e ha conosciuto un mondo che non avrebbe mai potuto immaginare: «bambini al limite della sopravvivenza, la siccità, la povertà. Noi viviamo in un mondo ovattato, ci lamentiamo per poco, ma non ci ricordiamo che cosa c'è dall'altra parte...». Vero.
Ma per la Koll i cambiamenti sono arrivati anche sul lavoro. Tanto che l'attrice ha deciso di non accettare più ruoli che non rispecchiassero la sua nuova personalità: «capisco la responsabilità del mio mestiere e non voglio essere portatrice di valori negativi». Ma all'inizio chi l'aveva vista nei panni discinti di Così fan tutte di Tinto Brass continuava ad offrirle ruoli che poco avevano a che fare con la sua nuova e morigerata vita: «oggi le cose sono cambiate. Ho avuto offerte interessanti: dalle letture delle poesie di Giovanni Paolo II fino a quelle del Cantico delle creature», afferma con soddisfazione, «a teatro sto portando in scena Prigioniero della seconda strada, una commedia di Neil Simon (a Genova l'abbiamo vista al Teatro Stabile dal 27 dicembre 2006 al 7 gennaio 2007, n.d.r.).
La storia parla di un uomo che perde il proprio lavoro a 50 anni ed entra in crisi. Sua moglie, allora, si rimbocca le maniche e va a lavorare al posto suo. Ma il carattere della protagonista era duro, scontroso: non avrei potuto interpretarlo perché non si addiceva a me». E allora Claudia che fa? D'accordo con il regista Attilio Corsini rielabora il personaggio e lo trasforma: «le battute non sono cambiate, solo il modo di recitarle è diverso», dice lei spiegando che in questo modo vuole portare Gesù dentro lo spettacolo.
5 anni di trasformazioni hanno portato infine alla nascita di un'associazione, Le opere del Padre, che si occupa di chi ha più bisogno: Claudia visita gli ospedali, le carceri, chi si sente solo: «vogliamo riportare in chiesa queste persone. La nostra attenzione è rivolta anche verso l'Africa: è importante sostenere l'evangelizzazione del paese. I progetti a cui collaboriamo sono molti: dalla costruzione di un orfanotrofio in Burundi ad una casa di riposo per i sacerdoti anziani o malati; e poi la nascita di un piccolo teatro per i giovani e quella di una sala parto. In Tanzania verranno costruiti dei pozzi e noi stiamo raccogliendo il denaro necessario per comprare una trivella. Prossimamente andrò personalmente in Congo».
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