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Cultura
Balilla, Verossi 1937
Balilla, Verossi 1937
 

La politica 'artistica' dei regimi

 
Presentata a Genova "Kunst und propaganda". Una mostra frutto di una vasta partnership guidata dalla Wolfsoniana. Dal 26 gennaio a Berlino
 
   

     
Genova, 20 dicembre 2006
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di
Federica
Verdina
   
Quattro sistemi politici e quattro strategie propagandistiche affiancate in una mostra: Kunst und propaganda (Arte e propaganda), curata da Hans Jorg Czech e allestita in un'ala del Deutsches Historisches Museum di Berlino (DHM), presentata ieri, martedì 19 dicembre a Palazzo Ducale.
L'esposizione, visitabile dal 26 gennaio 2007, è il prodotto di una partnership su scala mondiale tra diversi musei di cui sono capofila il DHM e la Wolfsoniana di Genova e Miami.

Come l'arte diventa mezzo di persuasione politica: è questo il tema dell'esposizione berlinese e l'incipit per una riflessione sul confronto fra regimi totalitari e democratici.
Uno spaccato di storia internazionale: la Germania di Hittler e l'Italia autarchica di Mussolini, l'Urss staliniana e gli Stati Uniti con Roosvelt. Nazi-fascismo, comunismo e democrazia. Tre diversi sistemi politici, storicamente rivali, sono al centro di un dibattito sui meccanismi di adesione.

L'arte non è sempre propaganda. Ma esiste un'arte della propaganda, una tecnica stilistica e iconografica che riesce ad essere assolutamente persuasiva ed efficace anche dal punto di vista politico.
Da una parte l'evocazione dell'utopia statale, della grandezza del leader. Per esempio, Stalin è l'uomo d'acciaio, il padre severo ma giusto. Hitler, circondato da un alone divino, è il Messia, colui che saprà salvare la razza germanica. Mussolini si fa ritrarre in mezzo alla folla, lavorando la terra o mietendo il grano, incentivando così l'indipendenza economica della nostra penisola. D'altra parte Roosvelt, presidente Usa, non compare sulle tele. Oltreoceano non è il leader il punto focale della scena, bensì i cittadini, la popolazione e la loro libertà. Due messaggi diversi, dunque. E due mezzi espressivi altrettanto differenti, apprezzabili durante la visita alla mostra.

«Ciò che vogliamo trasmettere con la nostra esposizione - afferma Hans-Jorg Czech, direttore generale del DHM - è che gli artisti non sempre eseguono ordini. Spesso nelle loro opere rappresentano concetti astratti, ideologie diffuse».
È infatti importante sottolineare la differenza fra i manifesti propagandistici, ricchi di fotomontaggi e immediati messaggi di incitamento (This is your war!, campeggia su un manifesto alleato), e la produzione artistica del periodo preso in considerazione dalla mostra (1930-1950 circa) in cui gli artisti sposano e rappresetano un'idea ancor prima che questa diventi ideologia.
Espressione nostrana di questa diversità è il movimento futurista: il nuovo, la potenza delle macchine, la violenza della guerra, il fascino della velocità sono alla base di una nuova mentalità. L'impeto del cavallo che sconvolge La città che sale di Boccioni emana la stessa aggressività che Mussolini trasmette con i suoi messaggi politici alla folla.
Tutto ciò, continuano i responsabili, trova ampiamente spazio nelle stanze, ristrutturate dall'architetto cinese Pei, di un edifico barocco che dal 1987 ospita oggetti e opere a testimoniare duemila anni di storia teutonica.

«Contiamo di riuscire a portare anche a Genova questa rassegna», dicono i coordinatori dell'iniziativa. Ed è quello che speriamo anche noi.
 
 
 
 
 
 
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