«Genova è una città particolarmente attenta. Capita spesso di trovare l'autista dell'autobus che, vedendo un cieco vicino alla fermata, apre la porta e dice: "questo è il 36!". E poi c'è un'alta percentuale di non o ipovedenti che girano da soli senza - o quasi - difficoltà». A parlare è Claudio Cassinelli, presidente dell'Istituto David Chiossone per la riabilitazione visiva dei ciechi e degli ipovedenti. L'ho rapito per una mezzoretta insieme al Direttore Medico Cristina Martinoli alla fine dell'annuale convegno G.I.S.I. (Gruppo Italiano per lo Studio dell'Ipovisione), che si è tenuto a Palazzo Ducale.
David Chiossone, medico e grande viaggiatore, fondò questo Istituto nel 1868, oggi uno dei più completi in Italia in quanto multidisciplinarietà. Da allora, sono passati quasi cento quarant'anni.
Cos'è cambiato in tutto questo tempo nell'approccio e nella cura dei pazienti? «Dal punto di vista oculistico molte malattie hanno trovato una soluzione - dice Cristina Martinoli - ma alcune patologie genetiche degenerative non ancora curabili, come la retinite pigmentosa, fanno parte di sindromi con più effetti collaterali. Oggi, quindi, c'è un aumento della pluridisabilità». Cassinelli aggiunge: «A quei tempi non si faceva molta differenza tra non e ipovedenti, erano tutti ciechi. Il Chiossone nacque come istituto di formazione per ragazi ciechi, in seguito è passato alla riabilitazione».
Sono circa cinquecentocinquanta gli utenti della struttura, trecentocinquanta adulti e duecento minori. Le attività comprendono un supporto alle famiglie di bambini ed adolescenti nel Centro riabilitativo di corso Italia, di adulti ed anziani nella sede storica di corso Armellini, che ospita anche il centro diurno La Giostra: «qui si fanno attività di vario tipo, come arte terapia, gite a cavallo o in piscina», dice Cassinelli. Gli utenti che vengono selezionati godono del servizio in modo gratuito.
La prossima sfida è l'apertura della nuova residenza "Dopo di noi", per giovani pluridisabili. A sostegno di questa iniziativa è stata allestita presso mentelocale Disopra la mostra fotografica Dal buio di Martina Bacigalupo. La fotografa è entrata a contatto con i bambini e li ha ritratti. Che esperienza è stata per voi? «Già da tempo la struttura ha deciso di aprirsi alla città, farsi conoscere - dice Martinoli - la mostra fa parte di questo cammino. Dal punto di vista tecnico e medico far entrare un fotografo al Chiossone non è una cosa semplice, è un disagio. L'artista però è riuscita mettere in evidenza l'individualità dei ragazzi. E a loro è piaciuto molto».
Tra le attività curate dal Chiossone c'è anche una cooperativa che ha come scopo la valutazione dell'accessibilità dei siti internet. «La tecnologia ha aperto frontiere impensabili per i non vedenti - dice Cassinelli - per questo è importante che sia loro accessibile». Leggere il giornale, la casella di posta, lavorare, sono operazioni che diventano possibili anche per chi non vede. Basta qualche accortezza tecnica.
Per info
David Chiossone Onlus
corso Armellini 11
010 83 421 www.chiossone.it