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Spettacoli
Bassi Leo - croce
© foto: Palmira Escobar  -  Il buffone spagnolo Leo Bassi in un momento dello spettacolo "La revelacion"
 

Lectio magistralis sulla laicità

 
Il buffone-clown spagnolo Leo Bassi attacca il concetto di fede. «Chi è ateo vada a testa alta». Inno alla ragione e al pensiero critico
 
   

     
Genova, 14 dicembre 2006
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Immaginate che Benedetto XVI, Papa Ratzinger, decida per una volta di recarsi tra gli atei in quella sorta di chiesa laica che è il teatro. Vestito con il suo abito d'ordinanza bianco, senza ornamenti, immaginate che salga su un palcoscenico e faccia pubblica ammenda della sua attuale linea politica nei panni di pontefice ma anche in quelli che lo videro cardinale. Immaginate ancora che chieda scusa al teologo brasiliano Leonardo Boff e riconosca la Teologia della liberazione come unica via nella lotta contro l'oppressione dei popoli latinoamericani. Immaginate che riconosca l'errore della chiesa cattolica nella guerra civile spagnola; che a proposito del continente africano e del dilagare del virus dell'AIDS autorizzi l'uso dei preservativi senza restrizioni e dia il buon esempio cominciando lui stesso la distribuzione. Utopia? Espressione di un sogno delirante? No, Leo Bassi, comico o buffone come dir si voglia spagnolo, nel suo nuovo spettacolo La revelación, ieri sera mercoledì 13 dicembre al Teatro dell'Archivolto.
E questo era solo il prologo.

«Nel mese di marzo per questi primi sei minuti di spettacolo vestito da Papa -spiega l'artista una volta smesso il travestimento, sempre sul palco- qualcuno mi ha messo una bomba davanti al camerino, episodio saliente di una lunga storia con botte, minacce e manifestazioni davanti al teatro. Anche domani, quando torno in Spagna, mi aspettano 1000 esponenti della destra per impedire la replica a Santander».
Quando l'avevamo conosciuto qualche anno fa Leo Bassi aveva una carica di comicità fisica e oscena, andava a mettere le mani in ciò che è lercio e un po' orrifico, faceva ridere e faceva anche paura! La sua capacità di sfidare qualsiasi regola logica, statica o preconcetto che fosse, strabiliava: ricordo sempre quando si cosparse di miele, si ricoprì di piume di gallina persino nel naso e poi si buttò nel mare nero e velenoso al Porto Antico.

Il Bassi che si incontra in questo spettacolo è più uomo che artista. È colui che ha deciso di affrontare la spiritualità, di porsi delle domande più impegnative, dubbi atavici sulla religione e la fede. Ma se tutto questo probabilmente è stato propulsore e stimolo per una nuova avventura scenica, dopo le minacce ricevute, il tono del buffone si è fatto serio e lo spettacolo un po' troppo didascalico. Si è persa molta teatralità (i video che scorrono sono totalmente superflui), anche se poi il suo guizzo clownesco resta perfettamente calibrato: arte fatta di carne in movimento da equilibrista.
Certo l'idea di fare proselitismo laico è efficace e accattivante, come anche l'idea di recuperare l'uso della razionalità e del pensiero critico è totalmente condivisibile (finalmente) e persino la serie di istruzioni o "argomenti" come li definisce lui è esilarante e persino possibile da applicare: «si dovrebbe andare fuori dalle cattedrali e salutare i fedeli con un: "Socrate ti ama", oppure regalare Descartes».

Bassi ci tiene a spiegare tutto quello che manda in scena, visto che le piazze per le repliche in Italia si contano sulla punta delle dita, e visto che questa è la terra del Papa, meglio lasciare un messaggio chiaro: «Posso assicurarvi che ho il massimo rispetto per tutte le credenze. Il mio obiettivo è la fede, o meglio far perdere la fede, non metto in "ridicolo" le religioni come ha titolato il Secolo XIX. Io sono ateo e voglio fare proselitismo, ridare ai laici l'orgoglio perduto. Se siete atei dite "a"- si alza un coro unanime. Ecco voglio che tutti voi usciate da qui a testa alta».
Leggendo la Bibbia, a passi da gatto con gli stivali, Bassi si interrroga sulla relazione speciale uomo-Dio, sulla sete di potere espressa dalle religioni monoteiste, sul ruolo della donna: nata costola e condannata tra gli inferiori.
Si domanda perché il frutto della conoscenza dovesse essere per forza «malo», e perché al popolo eletto Dio dovesse regalare una terra già densamente abitata. «È impresentabile...è irrazionale». Poi toccando l'Islam fa un parallelo con il suo essere buffone: «Nell'Islam si entra nel mondo di Dio senza fare domande. Nel mondo dei clown si rompono continuamente tutte le regole, tutti gli ordini, tutte le forme di normalità, per raggiungere il volgare».
La presa di coscienza di Bassi è passata per molti viaggi, in particolare tra gli Indios, e quelle religioni politeiste che conferiscono spiritualità anche agli animali e hanno rispetto per tutti gli esseri viventi. E qui Bassi trova un po' di quiete, forse quasi una casa, salvo poi tornare alla dissacrazione e mostrare un testicolo in una danza tribale, per non fare torto, così, nemmeno a una sola parte di ciò che è vivente.

È Don Andrea Balletto, a fine spettacolo, il primo a recensire lo spettacolo e a esaltarne i valori salendo sul palco per una conversazione «tra due buffoni», come esordisce lui stesso.
«Sono prete da 47 anni. Voglio subito dire che non c'è stato nessun insulto ai simboli, né alla Chiesa. Il buffone non è blasfemo. Una definizione appropriata dello spettacolo è: una teologia laica della liberazione delle religioni.
Io stasera non ho perso la fede. Ma ho gridato anch'io "a" e sono ateo come voi, perché la fede non si possiede, la fede è una prova continua».

Tra Don Gallo e Leo Bassi si innesca una simpatia subitanea - un po' meno il dialogo, inteso come scambio, i due procedono infatti per percorsi paralleli anche se spesso coincidenti. Il parroco di strada che non nega una buona parola a nessuno e non accoglie mai qualcuno come peccatore, risolleva Bassi che proprio sul tema del peccato, sulla storia di Adamo e Eva, centra lo spettacolo -e un feroce quadro di baseball con le mele che schizzano in platea con l'orrore degli intervenuti. «Il peccato - afferma Don Gallo - è odio contro Dio, non ha niente a che fare con la ricerca del piacere e oggi abbiamo tanto bisogno per esempio di una sessualità liberata, al posto del sesso libero. Per parte mia a chi bussa non posso non concedere il diritto alla non-sofferenza, che senso avrebbe accogliere la prostituta gridando peccatrice!». E poi sulla laicità: «è il luogo politico dove accogliere le religioni per combattere il terrorismo e i fanatismi. È ormai troppo tempo che in Italia i vescovi fanno i politici e i politici i chierichetti».

Il messaggio alla fine è chiaro: porsi dei dubbi è lecito e soprattutto molto sano in tempi di bieco oscurantismo.
 
 
 
 
 
Teatro Gustavo Modena
Piazza Modena, 3 - 16149 Genova
Genova - GE
biglietteria: 010 412135 - info: 6592220
modena@archivolto.it
www.archivolto.it
Note: sala Mercato

Aggiornato il 27/04/10

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Bassi Leo - maschera
© foto: Palmira Escobar  -  Mascherato e dipinto, Leo Bassi nella parte finale di "La revelacion"
 
   
 




 

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