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Si è chiuso il ciclo di iniziative promosse dal Comune di Genova e legate alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, siglata nel 1985 a New York. Nelle scorse settimane hanno avuto luogo giochi, feste e l'apertura del Centro Documentale Infanzia e Adolescenza.
Martedì 12 dicembre, presso l'Auditorium di Palazzo Rosso, la conclusione degli eventi con un workshop dal titolo Costruire città amiche delle bambine e dei bambini: attori, responsabilità, competenze, cui hanno partecipato tra gli altri il filosofo Salvatore Veca e Christoph Baker di Unicef Italia.
Capire cosa possono fare le istituzioni, le scuole, le associazioni per i bambini e gli adolescenti è argomento quanto mai attuale. Se è ancora fresco il ricordo dei sassi di Tortona, abbiamo ancora negli occhi le immagini dei bulletti che pestano il compagno di scuola disabile. Non c'è solo questo, il disagio assume anche forme meno violente ma non per questo meno preoccupanti. L'isolamento, per esempio. La solitudine involontaria come male sociale è uno degli argomenti affrontati da Salvatore Veca nel saggio Dell'incertezza, ripreso anche nel suo ultimo libro dal titolo Le cose della vita. «Quando qualcuno viene lasciato solo contro la sua volontà si crea un disvalore sociale - dice il filosofo - questo vale in generale, per un uomo che viene licenziato e sostituito da apparecchiature tecnologiche, o perché la fabbrica delocalizza, ma anche per chi viene lasciato dal proprio partner. Per ciò che riguarda l'infanzia, esiste una difficoltà da parte dei genitori, delle scuole, delle agenzie, degli organi di rappresentanza ad accompagnare i bambini. La domanda di compagnia, invece, ha una parte fondamentale nella crescita: l'esempio più eclatante è il ragazzo lasciato solo davanti alla TV o alla Playstation».
La domanda di compagnia va a braccetto con la ricerca della propria identità, il sentirsi parte di un gruppo. «Mia nonna diceva - prosegue Veca - che esistono buone e cattive compagnie. Io aggiungo per un ragazzo è meglio la cattiva di nessuna compagnia». Si capiscono così i fenomeni di bullismo, di comportamento da branco, che spesso riempiono le pagine dei giornali.
Christoph Baker porta a Genova il contributo di Unicef Italia: un percorso per le istituzioni, nove passaggi concreti che permetteranno alle amministrazioni locali di far rispettare i diritti dell'infanzia. «È centrale la partecipazione dei ragazzi ai processi decisionali - dice Baker - servono poi metodi di valutazione dell'impatto sull'infanzia, il lavoro trasversale tra gli assessorati, risorse adeguate, monitoraggio continuo, il coinvolgimento dei genitori». L'Italia come è messa rispetto alle altre nazioni quanto a rispetto dei diritti dell'infanzia? «Bene. È stata l'unica a sviluppare dal 1996 un progetto nazionale sulle città sostenibili dell'infanzia, curato dal Ministero dell'Ambiente. Si è così creata una rete di varie città per lavorare su questi temi».
Il lavoro da fare è ancora tanto, ma Baker lancia un messaggio: «non sempre la situazione è incoraggiante, ma i diritti sono una scoperta recentissima, noi dobbiamo lavorare con fiducia per il futuro».
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