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Dopo la triste
dipartita dell'immenso Robert Altman,
Francis Ford Coppola resta probabilmente il più importante regista americano vivente (benché non produca più nulla dall'insignificante
L'uomo della pioggia, che è del 1997). Lo eleggono a tal rango almeno tre film:
Il padrino (1972),
Apocalypse now (1979) e un terzo lavoro, assai meno conosciuto, che costituisce una singolarità stilistica nella sua produzione:
La conversazione (1974).
La conversazione racconta di un ingegnere (
Gene Hackman) che si è specializzato nel campo delle intercettazioni audio. È un tecnico fin nei più reconditi recessi della sua indole, e del tecnico ha i tic, il legame tattile quasi edonistico con i suoi strumenti, le dinamiche fisiche e caratteriali: timidezze e rigidità che si sciolgono solo tra microfoni e bobine.
L'orgoglio malcelato per le proprie abilità si scontra però con sensi di colpa cristallizzati dagli anni: gli intercettati sovente ci rimettono la ghirba. Quando un potente uomo d'affari (
Robert Duvall) gli affida il pedinamento della figlia e lui annusa l'aria che tira, gli scrupoli si fanno ingombranti e l'etica professionale si inceppa su quella personale.
Le ragioni per cui
La conversazione è un film straordinario sono tante che si fatica a metterle insieme. Di Hackman nemmeno vi diciamo: la sua prova d'attore lascia galleggiare sul pelo dell'immagine una vulnerabilità sconcertante. Certamente gli avrà giovato il suo passato radiofonico.
Di Coppola invece vi diciamo eccome. Qui riesce a sovrapporre con un equilibrio rarissimo trame e ordito di un melodramma e di un thriller (con evidenti venature horror), usando ritmi e convenzioni visive (che si intuiscono mutuate da Antonioni) ben lontane da quelle dei relativi generi. Le inquadrature sono composte con un attenzione al bilanciamento di forme e colori che lascia stupefatti, e le geometrie che si ripetono evidenti di scena in scena, improvvisamente incrinate da primi piani, deflagrazioni emotive e sbocchi ematici, risultano perfettamente assonanti all'indole e agli sbandamenti fobici del protagonista.
Ancor più di tutto questo, de
La conversazione sbigottisce la natura mortifera che cova sottopelle: dietro la pellicola d'un mondo composto e normalizzato dalle convenzioni sociali, s'agitano spettri feroci. La morte, appunto, è ovunque: nelle minacce velate d'eleganza, ma limpidissime, del potere economico; negli scheletri di edifici fatiscenti; debordante gli argini del limitare domestico (il pavimento, l'intonaco dei muri, il coperchio del wc ...). E la salvezza è comunque impossibile perché il virus/nevrosi già ci cresce dentro (e tutt'attorno): parlare di preveggenza è persino troppo facile.
Se ne potrebbero dire ancora tante (per esempio che alcuni piano sequenza, a partire da quello in apertura, sono straordinari).
Ma comunque. Il DVD Buena Vista, uscito ormai da un po', presenta, oltre al film, un sublime speciale sulla lavorazione tutto girato all'epoca e lungo il giusto. Stranamente, non presenta invece il doppiaggio italiano, ma solo i sottotitoli. Tanto di guadagnato.