I fedelissimi la stavano aspettando dopo aver letto l'intervista. Con questo contributo Marina Seveso, scrittrice e professionista in campo editoriale, avvia un appuntamento fisso su mentelocale.it con il ragionare consapevole verso l'ambiente, il cibo, le risorse energetiche e, in generale, intorno a una maggiore consapevolezza e attenzione verso l'ambiente che ci circonda. Buona lettura.
A me il Natale piace. Lo so, non è cosa da dire, tanto meno all'inaugurazione di una rubrica di "vita sostenibile": Natale, con il suo consumismo esasperato, sempre più sciocco e sprecone, e con la gente che va in giro frenetica e tra una telefonata al cellulare e uno scappellotto al figlio che non ne può più, dichiara: Io lo odio, il Natale!
E ti scocca un'occhiata di compatimento, prima di buttarsi a capofitto in una profumeria, se tu dici appunto - Perché? È così bello.... Se poi sei notoriamente atea, e per di più ecologista, devi giustificarti per forza, e allora ecco: a me piace Natale perché è una festa antichissima, che ha a che fare con la luce e il calore, e il bisogno che ne hanno la Terra e gli uomini.
Ben prima di festeggiare la nascita di Gesù, in tutta l'Europa si svolgevano i riti del solstizio d'inverno, si salutava il sole pregandolo di tornare a tempo debito. Ci si preparava al tempo del buio e del freddo facendo scorta di ricordi di fuochi e di danze, luce e calore, appunto. E il festeggiare insieme costruiva anche simbolicamente la solidarietà che avrebbe permesso di attraversare il difficile tempo dell'inverno.
Dopo migliaia di anni, ancora di questo abbiamo bisogno: nel nostro inverno che-non-c'è altri sono i timori, ma siamo ben più angosciati per il nostro futuro di quanto non lo fossero quei lontani avi. E lo stringerci ai nostri simili, di cui il Natale ci ricorda il valore e l'importanza, ha ancora un senso, se non ci sottomettiamo alle stupide regole del conformismo sprecone.
L'ultima delle quali predica i completini erotici versione Santa Claus (???), un colpo gobbo per mercificare ancor più sia il sesso che il Natale, abbinati. Io non li trovo divertenti, ma se proprio vi piacciono, almeno indossateli il 22 dicembre e partecipate al Synchronized Global Orgasm, la giornata dell'orgasmo collettivo lanciata quest'anno dal movimento per sincronizzare le energie positive in favore della pace nel mondo. Ma, ancor meglio, quei completini non comprateli proprio; e allo stesso modo evitate di comprare oggetti del tutto inutili o, perfino, evitate di comprare.
Che il Natale sia più leggero alla Terra, in quest'inverno che mostra già con evidenza gli effetti del riscaldamento globale, perché la vita sostenibile è anche e soprattutto questo: un distinguo senza fanatismi ma anche senza troppi cedimenti su ciò che ci serve davvero, ciò che davvero può fare la gioia, nostra o altrui. Ché se ci fermiamo un attimo a pensare ai destinatari dei nostri doni, non sarà difficile trovare qualcosa che possiamo realizzare noi stessi con un pochino di impegno, qualche oggetto particolare che possediamo già o che possiamo trovare nei tanti mercatini dell'usato. E se proprio vogliamo regalare un oggetto nuovo, scegliamo un libro, magari uno che ci aiuti a spiegare perché quest'anno i nostri doni sono di "profilo basso", ma di tanto rispetto. E, a proposito di carta e di alberi, per fare i pacchetti utilizziamo materiali di riciclo: vecchie stoffe colorate, reticelle delle arance, pizzi anche un po' rovinati, collages di carte già usate, scatole riciclate e decorate saranno confezioni gradite e divertenti che non intaccheranno l'ambiente.
E, non dimenticando di destinare al riciclaggio (o di riporre per l'anno prossimo) la carta degli altrui pacchetti, possiamo nel frattempo aderire alla petizione e al ha dichiarato nei confronti della multinazionale Kimberly-Clark, nota per i marchi Kleenex e Scottex. Usare fazzoletti, stracci e tovaglioli di stoffa è più economico per noi e per la Terra, ma pare che l'azienda denunciata da Greenpeace utilizzasse illegalmente fibra di legno proveniente da antiche foreste canadesi. Un grande albero ci mette secoli a crescere e protegge la foresta, la terra e l'aria: usarlo per pulirsi la bocca in tempi di riscaldamento globale non è esattamente la cosa più intelligente da fare.