Nella sua carriera non si è fatto mancare mai nulla, dai grandi nomi del cinema - Bruce Willis, Meryl Streep, Julia Roberts - alla polemica spietata contro quell'America che in fondo tanto gli ha permesso.
Robert Altman è morto in silenzio, lunedì 20 novembre, in un ospedale di Los Angeles, rispettando il detto che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Aveva 81 anni, alle sue spalle lascia una vita invidiabile.
Nato il 20 febbraio 1925 a
Kansas City, Altman inizia a studiare in una scuola cattolica, a 18 anni frequenta l'accademia militare di Wentworth e due anni dopo, nel '45,
si arruola in aviazione come pilota di B-24. Nel 1947, tornato dalla guerra, si iscrive alla Facoltà di Ingegneria dell'Università del Missouri. Intanto scrive soggetti radiofonici e lavora come apprendista per la Calvin Company, dove ha l'occasione di dirigere cortometraggi e documentari.
Il 1955 è il suo anno: racimolato un budget sufficiente realizza il suo primo film come scrittore, produttore e regista:
The Delinquents.
Nel 1957 gira un documentario su James Dean, morto l'anno precedente, raccogliendo oltre alle testimonianze di parenti ed amici anche qulle di chi ha conosciuto il divo. Nel decennio successivo
il suo mondo diventa quello televisivo. Lavora come regista e sceneggiatore per
Bonanza,
Alfred Hitchcock Presents,
Route 66, e
U.S. Marshal, di cui però non condivide le direttive della produzione.
Nonostante sia asuefatto al gioco, dove perde sempre maggiori somme, fonda la
Lion's Gate Films, la casa di produzione che darà vita a
M.A.S.H. La
dissacrante satira antimilitarista del film, ambientato in un ospedale militare durante la guerra in Corea, gli fa vincere la
Palma d'oro a Cannes.
È da qui in poi che si viene a delineare il metodo di produzione di Altman, che non teme le convenzioni Hollywoodiane e non si preoccupa di rispettare i generi creati negli anni dalle Major.
Nel 1975 riceve cinque nomination agli Academy Awards per
Nashville; è un nuovo momento di svolta, a cui segue l'anno successico l'assegnazione dell'Orso d'oro a Berlino per
Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la storia di
Toro Seduto. Un altro lavoro sulla demitizzazione degli eroi americani.
Un perido di stravangaza registica portano pubblico, critica e produttori ad abbandonare il regista, che nel frattempo decide di dedicarsi al teatro. Nel 1992 Altman ritorna sulla cresta dell'onda con
I protagonisti, satira sull'ambiente dorato di Hollywood, ma sarà
America oggi nel 1993 a vincere il
Leone d'Oro a Venezia. Il riscontro positivo di pubblico e critica per questi nuovi lavori portano il regista a un grande periodo di produttività che realizzerà
Prêt-a-porter,
Kansas City,
Conflitto di interessi,
La fortuna di Cookie,
Dottor T e le donne e
Gosford Park con il quale si aggiudica il
Golden Globe come miglior regista e l'ultima candidatura all'Oscar.
La sua carriera si conclude con
The Company e il recente
Radio America del 2006 anno in cui l'Academy ha deciso di conferirgli il
premio alla carriera.
Il cinema ha perso una voce sincera che non ha mai temuto di rimbombare nelle orecchie delle persone per riportare l'attenzione sugli aspetti importanti della vita di tutti. Grazie Robert.