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Zona Marginale

 
Il "politicamente corretto" ammorba il libero pensiero peggio di una scoreggia di dinosauro. Ormai far ridere o pensare è davvero difficile
 
   

     
11 novembre 2006
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di
Marco
Lagazzi
   
Verde Acido
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Cari (pochissimi) lettori, scusate se questa rubrica da circa un mese non esce. L'autore si sente nuovamente soffocare, quindi non riesce a trovare niente di (almeno dal suo punto di vista) intelligente da scrivere.
OK, è vero, l'autore è notoriamente matto. Quindi, se lo stesso si sente soffocare, la cosa non ha nessuna attinenza con la realtà, trattandosi di mero delirio (motivo per il quale queste pagine stanno da sempre in "modi e mode" e non nell'empireo intellettual - mentelocaliano degli "scrittori"). Ma se uno è convinto che un dinosauro viola stia peteggiando all'altezza del civico 24 di Via Venti, fino a quando non lo si imbottisca di Serenase lui è veramente certo della presenza del dinosauro e si tapperà il naso per la puzza, fino a quando, da matto privo di qualsiasi buon senso, rischierà di soffocarsi.

O, forse, l'assenza di ossigeno è anche nell'aria, in un conformismo politicamente corretto che, ovviamente sempre e solamente a parere del pazzo che scrive, ammorba l'aria del libero pensiero quanto una monumentale scoreggia di dinosauro.
Non si ride più, e siamo sempre più attorniati da maestri e maestrine che, come zelanti capi-fabbricato dei passati regimi (neri o rossi c'est la même chose, tutti avevano i capi-fabbricato), si industriano a dirci cosa è meglio si dica e cosa è meglio che non si dica. Naturalmente non è per reprimere, no, figuriamoci. E' per educare ad esprimersi meglio, senza scontentare nessuno, senza dar fastidio a nessuno, ed ovviamente sono i maestri e le maestrine a sapere chi non si deve scontentare e, facendo la somma di tutti quelli che per il politicamente corretto è meglio non disturbare, a lasciarci liberi di non parlare o, ancor meglio, a farci allineare sorridenti, felici, con la nostra bandierina in mano, per celebrare le magnifiche e progressive sorti del regime, plaudendo la sua Corsa verso il Fine Superiore, qualunque esso sia.

Se un giornalista pensa che il film che è stato invitato a vedere sia una schifezza senza senso (magari finanziata anche con soldi dei contribuenti), e si alza a metà proiezione per andare a stroncarlo, non è un critico che fa il suo lavoro e dovere, ma un bieco e retrivo spregiatore delle delicate ed intimistiche speculazioni del regista, mentre, se ad un altro giornalista si impedisce di presentare in aule pubbliche un libro ritenuto politicamente scorretto, si rispetta democraticamente l'asserito sentire della maggioranza dei cittadini (ovviamente definito come tale dai maestri e maestrine al momento presenti), per il quale quel libro non dovrebbe essere conosciuto e letto. Non casualmente, infatti, la satira si sta spegnendo, perché riuscire a far ridere e pensare, senza evocare le immediate e risentite proteste di una qualche categoria o associazione, sta diventando ancor più difficile che essere sexy per una ballerina televisiva degli anni sessanta.

I regimi non nascono solamente in modo violento: nascono anche con la gentile ed un po' noiosa sollecitazione, effettuata giorno e per giorno e nelle piccole e piccolissime cose, a non pensare e dire cose che possano essere spiacevoli per qualcuno, favorendo invece un'espressione che si allinei al sorridente e felice modo di sentire della asserita maggioranza. Basta poco per essere apprezzati e non emarginati, basta orientarsi su quello che dicono maestri e maestrine, ed imparare a respirare in poca aria.
 
 
 
 
 
 
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