Si è chiuso da poche ore il Festival dei grandi numeri e già arrivano nuove notizie sul gradimento della manifestazione da parte del pubblico. Parliamo degli ormai famosi animatori, oltre 400 ragazzi tra diplomati, studenti universitari e laureati che illustrano al pubblico le mostre del Festival: nove visitatori su dieci hanno trovato preziosissimo il loro lavoro. Se mai ce ne fosse stato bisogno il loro ruolo è più che confermato negli anni a venire.
Alla festa di fine festival riservata a questo gruppo di ragazzi che si tiene, come ogni anno, a mentelocale cafè, Palazzo Ducale, (quest'anno martedì 7 novembre), erano presenti a centinaia. Abbracci finali, birre e firme sulle magliette. Si chiude per loro un'esperienza che li ha visti impegnati per tutti i giorni della manifestazione con turni da sei a nove ore. Sono tutti reduci da un breve corso di formazione, ormai collaudato e in piedi già dalla prima edizione, nel 2003. Viene loro insegnato come rapportarsi con il pubblico, come gestire persone di età e cultura differente e affrontare gli argomenti più ostici. Appena finito il corso vengono assegnati alle singole mostre, cercando di assecondare gli studi e gli interessi dei ragazzi. I compensi sono 5 Euro lordi all'ora per gli animatori e 8 Euro per gli animatori scientifici, laureati o quasi, cui sono riservati ruoli più complessi.
Quest'anno una quarantina di loro hanno preso parte a un corso più avanzato di divulgazione, novità di questa edizione 2006 del festival. Quaranta ragazzi, dei quali circa un quarto vengono da fuori Genova, hanno sperimentato per una settimana un ulteriore livello di approfondimento, primo esperimento verso l'European Academy for Scientific Explainers. Basandosi sulle felici esperienze dei tre anni passati si è infatti tenuta a Genova la prima edizione della . Manuela Arata, presidente del festival della Scienza, presente alla festa a mentelocale cafè, non nasconde il suo entusiasmo: «gli animatori sono sempre più apprezzati. L'importanza che queste figure hanno guadagnato ha spinto l'Associazione Festival della Scienza a fare un ulteriore passo avanti con questa scuola. Vorremmo formare una nuova generazione di divulgatori di alta qualità, ma i corsi si rivolgono anche ai giovani ricercatori, per insegnare loro il valore del trasferimento di conoscenza». Le lezioni sono cominciate una decina di giorni prima del Festival e sono andate avanti per circa una settimana per almeno 6 ore al giorno. I docenti hanno toccato, oltre a tecniche di divulgazione e cenni alle discipline scientifiche presenti al festival, anche marketing e teatro. A insegnare, spesso anche in inglese, era presente personale con competenze molto diverse, come David McKenzie Bell, divulgatore britannico, Telmo Pievani, docente di Filosofia della Scienza, e Boris Vecchio, attore e regista teatrale.
Non sempre però la divulgazione ha raggiunto ogni livello, anche se gli animatori non ne hanno responsabilità. Alcune conferenze, poche, a dire il vero, hanno avuto un approccio decisamente avanzato, quasi congressuale. «È vero - continua la Arata - ma abbiamo voluto invitare chi ha una profonda esperienza nel campo, anche se gli argomenti che il relatore affronta non sono troppo accessibili o lo scienziato di turno non è un raffinato divulgatore. La qualità e la varietà degli interventi è stata la nostra preoccupazione principale, per coinvolgere sia gli addetti ai lavori che i semplici curiosi». I risultati lusinghieri di quest'anno confermano che l'approccio funziona: «l'impegno del festival è anche sviluppare una nuova sensibilità verso le materie scientifiche e la loro diffusione. Per me questa è quasi una battaglia personale».