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Ti saluto mio secolo crudele: così Guido Ceronetti si congeda dall'epoca che lo ha visto nascere e che si è lasciata alle spalle per entrare: «in questo splendido duemila», dice ironicamente. La frase fa da sottotitolo alla mostra di collages Nella gola dell'eone, visibile a Palazzo Ducale - Liguria Spazio Aperto, fino al 30 novembre 2006.
133 lavori che ripercorrono il Novecento attraverso ritagli di giornale, fotografie, copertine di riviste, commentate con frasi di testi sacri e grandi filosofie e autori del passato, ma non solo.
La mostra non ha un taglio storiografico: «è più come una vetrina piena di oggetti di cui si può far uso - dice Ceronetti - C'è chi vede, passa e si dimentica, c'è chi compra e gli resta qualcosa». Un percorso personale pieno di suggestioni, di visioni, per usare parole dell'artista.
Fare collages per Ceronetti è: «come buttare i dadi, non sai mai quello che viene fuori». Accostando immagini e testi si è accorto che poteva rendere un po' meno indecifrabili cent'anni di storia. Lo ha fatto in modo molto semplice, «senza velleità artistiche [...] Con il pensiero, le mani, le forbici e un po' di coccoina», dice lui.
Il suo sguardo prende la forma di un pensiero senza tempo. Non a caso, l'eone - prima di diventare, nel gergo geologico, un'unità di misura più grande dell'era - è l'essere eterno del pensiero gnostico. Tuttavia, qualcosa di certo emerge dalle opere: il ventesimo secolo non si è sottratto al destino tragico che attraversa le vicende umane dalla notte dei tempi. Anzi, forse la crudeltà ha raggiunto in questo periodo uno dei suoi apici.
Ceronetti è un uomo che non bada alle mode, per usare un eufemismo. «A internet, che si va manifestando, come [...] un potere tirannico assoluto - dice - il mio lavoro non deve nulla». Pazienza per noi, che viviamo di sola rete. Ma ciò non stupisce: sempre secondo l'artista il cinema è finito negli anni Settanta con la nouvelle vague giapponese di Kurosawa, mentre la televisione non è mai esistita. Ha amato invece la radio, per cui ha anche lavorato.
«Il miglior visitatore di questa esposizione - afferma sempre il fondatore del teatro dei Sensibili - è uno che non vuole risolvere niente, che non cerca la soluzione dei problemi del mondo». Alla fine, usando ancora le parole di Ceronetti: «può uscire insoddisfatto da questo labirinto di cose indecifrabili, ma essere soddisfatto della propria insoddisfazione».
Inutile elencare tutti gli eventi rintracciabili nella mostra, le cui opere arrivano dalla Biblioteca Cantonale di Lugano: si va dalla Grande Guerra all'11 settembre. In mezzo tante immagini e inviti alla riflessione. E facce, mestieri comuni. L'evento fondamentale del Novecento - come suggerisce una frase dello stesso Ceronetti affissa in apertura di mostra - potrebbe anche rivelarsi un fatto o una persona insignificante.
Due gli eventi collaterali alla mostra. Lunedì 27 novembre, alle 21.00 presso l'Auditorium Eugenio Montale (Carlo Felice), Ceronetti sarà presente per l'incontro Ti saluto mio secolo crudele.
Mercoledì 29 novembre, alle 18.00 presso Palazzo Ducale - Sala Liguria Spazio Aperto - avrà luogo Siamo fragili spariamo poesia (I poeti del XX secolo).
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