«Mi sembra quasi di trovarmi a vivere il romanzo
La vita, istruzioni per l'uso, di Georges Perec...», ha affermato sorridendo
Vittorio Bo, direttore del Festival della Scienza. Ma qui non siamo a Parigi nel condominio numero 11 di Rue Simon-Crubellier, dove si svolgono le vicende del romanzo di Perec, bensì a Genova in salita della Rondinella 18.
Proprio qui gli
Amici del Festival hanno dato vita ieri, lunedì 6 novembre, ad una serata che ha coinvolto
sei appartamenti di uno stesso caseggiato: una
cena itinerante partita dall'abitazione della famiglia Boccardo - che ha aperto il proprio salotto ai protagonisti del Festival per un aperitivo di benvenuto - per proseguire a casa Morello, con un aperitivo a base di cappon magro, torte salate e focacce. Gli ospiti hanno poi assaggiato primi piatti dal sapore genovese presso la famiglia Scarfì - dalle trofie di castagne alla prescinseua agli zemin di ceci - per gustare infine le trippe accomodate sul terrazzo con vista mare dei signori Dufour.
«Non siamo nuovi a serate di questo tipo», ha spiegato Enrico Boccardo, «nel '95 avevamo ospitato il vernissage della mostra
La casa virtuale dell'opera: alcuni artisti genovesi avevano scelto i nostri appartamenti per inaugurare la mostra di arte contemporanea ed esporre qui alcune installazioni». L'idea di questa serata tutta dedicata alla scienza era venuta però alle donne abitanti nel caseggiato, capitanate da Anna Boccardo; «signore favolose che ci hanno aiutato, ancora una volta, a far conoscere il Festival e la scienza ai genovesi. In questo caso siamo entrati addirittura nelle loro case!», ha affermato con soddisfazione
Manuela Arata, presidente della manifestazione.
Ma vero e proprio
deus ex machina della serata è stata
Caterina Fasolini, presidente dell'associazione
Amici del Festival, «l'idea delle cene organizzate nelle case dei genovesi mi è venuta nel 2003, quando Manuela mi ha chiesto di aiutarla a far conoscere il Festival in città», ha spiegato Fasolini, «ma quest'anno, per la prima volta, abbiamo coinvolto un intero caseggiato!». C'erano anche
Luciana Del Giudice, che si è occupata dell'ospitalità degli scienziati, e i ragazzi dell'ufficio stampa del Festival -
Emanuela Currao, Michela Ferracuti, Federico Grasso, Rosalba Novella, Chiara Rizzo e Cecilia Tria - capitanati da
Carmen Novella.
La serata è apparsa fin da subito ben riuscita. Tra gli invitati,
il Premio Nobel per la medicina Torsten Wiesel, che ha partecipato oggi, martedì 7 novembre, alla conferenza ospitata dal Festival in occasione della
Giornata Mondiale della Scienza per la pace e lo sviluppo. Il convegno internazionale è stato organizzato insieme all'UNESCO e all'IPSO (
Israeli-Palestinian Science Organization) e ha visto protagonisti insieme a Wiesel, l'israeliano
Dan Bitan - codirettore di Ipso - il palestinese
Sari Nusseibeh e la responsabile Unesco
Diana Malpede. Tutti d'accordo nel definire la serata «
un evento davvero originale, che unisce studiosi impegnati in diversi campi di ricerca: in questo modo è possibile conoscersi e scambiarsi opinioni». Presenti anche
Enrico Bellone,
Enrico Beltrametti e
Gianmarco Veruggio.
«Questa è davvero una bella iniziativa», ha affermato Wiesel, «il Festival fa sì che la scienza venga
conosciuta ed apprezzata da tutti, e soprattutto dai giovani. Le nuove generazioni sono
poco interessate alla scienza: in Europa pochi giovani si iscrivono alle Facoltà scientifiche. Non avviene lo stesso in America». Il Premio Nobel si è lasciato andare anche a commenti prettamente culinari: «la cucina genovese non è davvero niente male!».
Soddisfatti anche i padroni di casa: «non sono abituato a ricevere così tante persone tutte insieme», ha affermato
Carlo Merello, «ma mi fa piacere che tutti si stiano godendo la serata». I più divertiti erano senz'altro i bambini, che avevano il compito di accompagnare gli ospiti negli appartamenti: c'era chi desiderava una firma sulla maglietta e chi non ha esitato a farsi fotografare insieme agli scienziati. Qualcuno ha vissuto la serata come un vero e proprio lavoro: «mi sto divertendo, anche se domani dovrò alzarmi presto per andare a scuola...».
«È la quinta volta che visito Genova», ha commentato
Shuji Hashimoto, professore nel reparto di fisica applicata alla
Waseda University di Tokio. Insieme a
Kenji Suzuki della
Tsukuba University, lo scienziato è stato protagonista al Festival dell'incontro
Verso una nuova relazione uomo-macchina, evento legato alla mostra
Cimenti di invenzione e armonia a Casa Paganini. Hashimoto ha spiegato al pubblico come applicare la tecnologia informatica per elaborare l'informazione affettiva e la comunicazione umana nell'arte, nella musica e nello spettacolo.
«Genova è
la città italiana che preferisco», ha aggiunto, «è piccola ma ricca di storia. Qui il mare e i monti si incontrano».
«Sono felice di aver conosciuto i componenti di queste sei famiglie genovesi», ha affermato
Kenji Suzuki, esperto di robotica, «in Giappone non sarebbe così semplice organizzare una serata di questo genere. Purtroppo chi non lavora in ambito scientifico non è molto interessato alla scienza. Oggi i ragazzi preferiscono studiare l'economia e la politica; la scienza viene considerata solo nella sua applicazione pratica».
La serata si è conclusa verso mezzanotte. Il bilancio non può che essere positivo. Vittorio Bo ha tirato le somme anche del Festival targato 2006, che si conclude proprio oggi: «si pensa già all'anno prossimo, e
le idee non mancano. Sarebbe bello ospitare, ad esempio,
Richard Dawkins...».
La famiglia Boccardo al gran completo saluta gli ultimi ospiti. Benedetta, la giovane figlia di Sandra ed Enrico, si rende conto solo ora di aver ricevuto a casa un Premio Nobel: «Wiesel è comunque una persona normale. Quando vedi un personaggio così importante mangiare tartine e bere un bicchiere di vino a casa tua, anche l'aura della celebrità scompare. E poi, entrando in salotto, mi ha detto: "ho una gran fame!". E la tensione si è sciolta».