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Cultura
Cena Festival della Scienza: Torsten Wiesel
© foto: Michele Lepera
 
             
 

Trovarsi in casa un Premio Nobel

 
Antipasti al piano terra, il primo nell'attico. Un'originale cena itinerante. Così il Festival ripropone nel 2006 il rito dei Rolli
 
   

     
Genova, 07 novembre 2006
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
«Mi sembra quasi di trovarmi a vivere il romanzo La vita, istruzioni per l'uso, di Georges Perec...», ha affermato sorridendo Vittorio Bo, direttore del Festival della Scienza. Ma qui non siamo a Parigi nel condominio numero 11 di Rue Simon-Crubellier, dove si svolgono le vicende del romanzo di Perec, bensì a Genova in salita della Rondinella 18.
Proprio qui gli Amici del Festival hanno dato vita ieri, lunedì 6 novembre, ad una serata che ha coinvolto sei appartamenti di uno stesso caseggiato: una cena itinerante partita dall'abitazione della famiglia Boccardo - che ha aperto il proprio salotto ai protagonisti del Festival per un aperitivo di benvenuto - per proseguire a casa Morello, con un aperitivo a base di cappon magro, torte salate e focacce. Gli ospiti hanno poi assaggiato primi piatti dal sapore genovese presso la famiglia Scarfì - dalle trofie di castagne alla prescinseua agli zemin di ceci - per gustare infine le trippe accomodate sul terrazzo con vista mare dei signori Dufour.

«Non siamo nuovi a serate di questo tipo», ha spiegato Enrico Boccardo, «nel '95 avevamo ospitato il vernissage della mostra La casa virtuale dell'opera: alcuni artisti genovesi avevano scelto i nostri appartamenti per inaugurare la mostra di arte contemporanea ed esporre qui alcune installazioni». L'idea di questa serata tutta dedicata alla scienza era venuta però alle donne abitanti nel caseggiato, capitanate da Anna Boccardo; «signore favolose che ci hanno aiutato, ancora una volta, a far conoscere il Festival e la scienza ai genovesi. In questo caso siamo entrati addirittura nelle loro case!», ha affermato con soddisfazione Manuela Arata, presidente della manifestazione.
Ma vero e proprio deus ex machina della serata è stata Caterina Fasolini, presidente dell'associazione Amici del Festival, «l'idea delle cene organizzate nelle case dei genovesi mi è venuta nel 2003, quando Manuela mi ha chiesto di aiutarla a far conoscere il Festival in città», ha spiegato Fasolini, «ma quest'anno, per la prima volta, abbiamo coinvolto un intero caseggiato!». C'erano anche Luciana Del Giudice, che si è occupata dell'ospitalità degli scienziati, e i ragazzi dell'ufficio stampa del Festival - Emanuela Currao, Michela Ferracuti, Federico Grasso, Rosalba Novella, Chiara Rizzo e Cecilia Tria - capitanati da Carmen Novella.

La serata è apparsa fin da subito ben riuscita. Tra gli invitati, il Premio Nobel per la medicina Torsten Wiesel, che ha partecipato oggi, martedì 7 novembre, alla conferenza ospitata dal Festival in occasione della Giornata Mondiale della Scienza per la pace e lo sviluppo. Il convegno internazionale è stato organizzato insieme all'UNESCO e all'IPSO (Israeli-Palestinian Science Organization) e ha visto protagonisti insieme a Wiesel, l'israeliano Dan Bitan - codirettore di Ipso - il palestinese Sari Nusseibeh e la responsabile Unesco Diana Malpede. Tutti d'accordo nel definire la serata «un evento davvero originale, che unisce studiosi impegnati in diversi campi di ricerca: in questo modo è possibile conoscersi e scambiarsi opinioni». Presenti anche Enrico Bellone, Enrico Beltrametti e Gianmarco Veruggio.

«Questa è davvero una bella iniziativa», ha affermato Wiesel, «il Festival fa sì che la scienza venga conosciuta ed apprezzata da tutti, e soprattutto dai giovani. Le nuove generazioni sono poco interessate alla scienza: in Europa pochi giovani si iscrivono alle Facoltà scientifiche. Non avviene lo stesso in America». Il Premio Nobel si è lasciato andare anche a commenti prettamente culinari: «la cucina genovese non è davvero niente male!».
Soddisfatti anche i padroni di casa: «non sono abituato a ricevere così tante persone tutte insieme», ha affermato Carlo Merello, «ma mi fa piacere che tutti si stiano godendo la serata». I più divertiti erano senz'altro i bambini, che avevano il compito di accompagnare gli ospiti negli appartamenti: c'era chi desiderava una firma sulla maglietta e chi non ha esitato a farsi fotografare insieme agli scienziati. Qualcuno ha vissuto la serata come un vero e proprio lavoro: «mi sto divertendo, anche se domani dovrò alzarmi presto per andare a scuola...».

«È la quinta volta che visito Genova», ha commentato Shuji Hashimoto, professore nel reparto di fisica applicata alla Waseda University di Tokio. Insieme a Kenji Suzuki della Tsukuba University, lo scienziato è stato protagonista al Festival dell'incontro Verso una nuova relazione uomo-macchina, evento legato alla mostra Cimenti di invenzione e armonia a Casa Paganini. Hashimoto ha spiegato al pubblico come applicare la tecnologia informatica per elaborare l'informazione affettiva e la comunicazione umana nell'arte, nella musica e nello spettacolo. «Genova è la città italiana che preferisco», ha aggiunto, «è piccola ma ricca di storia. Qui il mare e i monti si incontrano».
«Sono felice di aver conosciuto i componenti di queste sei famiglie genovesi», ha affermato Kenji Suzuki, esperto di robotica, «in Giappone non sarebbe così semplice organizzare una serata di questo genere. Purtroppo chi non lavora in ambito scientifico non è molto interessato alla scienza. Oggi i ragazzi preferiscono studiare l'economia e la politica; la scienza viene considerata solo nella sua applicazione pratica».

La serata si è conclusa verso mezzanotte. Il bilancio non può che essere positivo. Vittorio Bo ha tirato le somme anche del Festival targato 2006, che si conclude proprio oggi: «si pensa già all'anno prossimo, e le idee non mancano. Sarebbe bello ospitare, ad esempio, Richard Dawkins...».
La famiglia Boccardo al gran completo saluta gli ultimi ospiti. Benedetta, la giovane figlia di Sandra ed Enrico, si rende conto solo ora di aver ricevuto a casa un Premio Nobel: «Wiesel è comunque una persona normale. Quando vedi un personaggio così importante mangiare tartine e bere un bicchiere di vino a casa tua, anche l'aura della celebrità scompare. E poi, entrando in salotto, mi ha detto: "ho una gran fame!". E la tensione si è sciolta».
 
 
 
 
 
 
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Cena Festival della Scenza: in giardino 2
© foto: Michele Lepera
 
   
 




 

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