|
Una più stretta interazione tra musica e computer può essere un primo passo per sviluppare tecnologie e interfaccia uomo-macchina più raffinate. In occasione del Festival della Scienza di Genova, Shuji Hashimoto, celebre scienziato giapponese della Waseda University di Tokyo, ha tenuto un breve seminario laboratorio su questi temi, il 6 novembre alle ore 17 presso la Casa Paganini, in piazza Santa Maria in Passione.
Hashimoto introduce il suo intervento con riferimenti alla storia dei calcolatori, dall'antico regolo fino ai moderni computer portatili; poi, però, entra nel vivo della questione: «adesso che disponiamo di calcolatori piccoli e veloci siamo pronti a fare un nuovo salto, rinnovando il linguaggio uomo-macchina». In pratica, il sistema attuale, basato su tastiera, mouse e interfaccia grafica, dovrebbe essere sostituito da qualcosa di molto più raffinato in grado di leggere le emozioni, i movimenti, la voce e relazionarsi con noi in modo completamente diverso dai sistemi precedenti. A questo approccio è stato dato un nome giapponese, Kansei, difficilmente traducibile in altre lingue. Hashimoto prova a spiegare: «kansei ha a che fare con sensibilità, emozione, delicatezza, è una sintesi di qualità tipicamente umane. Già adesso, tuttavia, possiamo attribuire alcune di queste proprietà ad una macchina: ci stiamo avvicinando al "Kansei Information Processing"».
Lo studioso ritiene che la musica sia la disciplina più adatta per sperimentare questa nuova relazione uomo-macchina: «le note esprimono concetti tipici del kansei - dice - La musica ha una forte componente emotiva ma è anche logica, quindi adatta ad essere interpretata dalla macchine. Occorre dunque un sistema che consenta al computer di interpretare caratteristiche qualitative come il timbro, il tono e la dolcezza di una melodia». L'autore illustra dunque i progressi che, a partire dalla metà degli anni 80, la Waseda University è riuscita a fare: «nel 1997 abbiamo perfezionato un sistema in grado di seguire molto bene una persona impegnata nel karaoke. La macchina adegua la base musicale al cantato umano, modificando in tempo reale la struttura del brano». Nel giro di pochi anni altri esperimenti hanno portato a sistemi multimodali, in grado di leggere non soltanto il suono e le sue sfumature, ma anche i movimenti umani, nel tentativo di disporre di interfacce sempre più evolute. «Al momento uno dei sistemi più sofisticati è un guanto ricco di sensori, con il quale è possibile simulare la direzione di un orchestra. La traccia audio sul computer si modula seguendo le indicazioni dell'utente. Si tratta, a tutti gli effetti, di un sistema di direzione di un'orchestra virtuale». Hashimoto dà subito una dimostrazione pratica, realizzata grazie alla collaborazione con l'InfoMus Lab diCasa Paganini. Veste il guanto in questione mentre la sala è investita dalla musica: la melodia accelera, rallenta e si modula seguendo il movimento della mano dello scienziato.
|