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Non è più tempo di "duelli" al Festival della Scienza di Genova, che è infine riuscito a ricomporre la frattura fra la cultura umanistica e quella scientifica. Se ne è avuta un'ulteriore prova in un Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale gremito, ascoltando Piergiorgio Odifreddi e Edoardo Sanguineti disquisire amichevolmente di poesia e matematica. «Quest'anno non è più uno scontro ma è il matematico e il poeta», annuncia Manuela Arata. Anche Vittorio Bo, nei panni del moderatore, preferisce parlare di "complicità". «Sarà uno scontro all'ultimo Sangui... neti», scherza Odifreddi.
Il primo argomento investe il più famoso poeta della nostra letteratura, Dante Alighieri. «C'è sempre stato un legame profondo fra la matematica la Divina Commedia», ammette Odifreddi, «gli scienziati ci si sono accaniti per secoli». E ricorda un punto significativo: «Galileo Galilei aveva dedicato alla Commedia una delle sue prime lezioni». Ad incuriosire il padre della scienza moderna, soprattutto la struttura "fisica" dell'Inferno, «che era giunto a situare più o meno vicino a Cuba».
In compenso pare che Dante di matematica ne conoscesse pochina, anche se inserisce un paio di teoremi euclidei fra le sue terzine e sfrutta forme geometriche complesse come la cosiddetta "intersfera" - una sfera in quattro dimensioni - per descrivere l'empireo del Paradiseo. Sanguineti concorda: «in effetti, per quanto si impegni in problemi cosmologici, utilizza concetti che non richiedono particolari competenze specifiche». La matematica, insomma, non ha interessato i poeti, almeno nell'ispirazione: «se prendessimo Virgilio o Ariosto ne ricaveremmo ben poco», continua Sanguineti, «neppure Leopardi se ne interessava, eppure scrisse un trattato sulla storia dell'astronomia. I poeti si trovano in grande difficoltà proprio in quelle cose che possono entusiasmare un matematico».
Ma cos'è che differenzia le due materie? Per Sanguineti un elemento potrebbe essere la storicità. «La matematica ha in sé la consapevolezza di se stessa. Nelle scienze c'è un atteggiamento positivistico», commenta il poeta, «la storia è tutto, io insegnerei storia delle matematiche».
L'universalità della matematica non è invece una caratteristica peculiare: anche la poesia lo è, afferma Sanguineti. «Pensiamo alle poesie-preghiere per far piovere, che si incontrano in ogni civiltà. Le parole sono diverse, ma la struttura mentale è simile, risponde alla necessita di trovare un modo poetico per far piovere».
«È vero», concede Odifreddi, «ma non si è certo trovata una formula che faccia effettivamente piovere: il legame fra metodo e risultato è troppo debole». L'argomento del metodo stuzzica il matematico veneto: «in matematica i risultati sono oggettivi, ma i modi in cui li si ottengono no. Il teorema di Pitagora è lo stesso da 2mila anni, ma sono cambiate le sue dimostrazioni». Ognuno, insomma, risolve i problemi in maniera personale: «l'arte forse è solo soggettiva, la matematica è sia soggettiva che oggettiva», conclude.
Le due materie restano quindi inavvicinabili? Tutt'altro, commenta Odifreddi: «Pound disse che "la poesia è linguaggio carico al massimo grado" . La matematica non è forse la stessa cosa?». Sanguineti proprio non ci sta. «Una volta chiesero a Joyce di descrivere in due parole l'Ulisse, lui rispose "come faccio, se ci ho messo 600 pagine?". Dante si sarebbe rifiutato di condensare la Commedia con "c'è un tale che va nell'oltretomba" ! La poesia gioca con le parole». «Ma la polisemia è una caratteristica che si trova anche in matematica», ribatte Odifreddi, «proprio perché non esiste un unico modo di interpretarla. E poi non dimentichiamo i teoremi di incompletezza di Gödel. Piuttosto, non sono così sicuro che la poesia sia polisemica», stuzzica infine.
Alla fine Sanguineti, divertito dalla piega presa dal dibattito, racconta un po' di se stesso: «avrei potuto fare il matematico», si lascia scappare. «Quand'ero giovane mi piacevano i calcoli, era come fare le parole crociate. Tant'è che alla fine del liceo ero in dubbio se fare Lettere o Matematica. Per fortuna ho capito in tempo di non avere una struttura mentale adatta», confessa il poeta, «o forse era meglio se mi fossi dedicato alla matematica...».
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