Jurij è tornato e anche Luca Giberti

Inj alto una foto di gruppo con Alan Turing in primo piano. Sotto l'attore Jurij Ferrini

Inj alto una foto di gruppo con Alan Turing in primo piano. Sotto l'attore Jurij Ferrini

Di nuovo sulle scene genovesi il talento di Ferrini. Interprete della solitudine del papà dei computer Alan Turing. Dal 2 al 4 al Duse

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Martedi 31 ottobre 2006

«Incredibile hai ritrovato Jurij Ferrini, ma dov’era finito?», chiedo a Luca Giberti, regista e produttore di , di Hugh Whitemore, in anteprima nazionale al Teatro Duse per il Festival della Scienza dal 2 al 4 novembre.
Giberti un po’ sorpreso mi risponde: «Bo? Sta a Parma se vuoi ti do l’indirizzo...», ma nel frattempo Jurij, attore e regista, arriva sorridente, insieme all’attrice -e da un anno moglie- Sara Biacchi anche lei interprete nella produzione. D’altra parte forse Luca non era perfettamente al corrente della scomparsa dalla scena genovese di Jurij -ricordate l’ultima volta l’avevamo visto nel 2004 alla Corte in di cui era anche regista- perché Luca in realtà è da cinque anni in Inghilterra, dove ha vissuto la metamorfosi da fisico a regista teatrale. Era suo anche , visto l’anno scorso al Duse sempre per il Festival.

Giberti ha scelto di lavorare beckettianamente, per sottrazione. Così in scena lascia solo Jurij a raccontare l’intera vita di Alan Turing, genio logico-matematico che salvò l’Inghilterra e contribuì alla vittoria degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, lavorando alla decriptazione del codice tedesco noto con il nome di Enigma (anche titolo della che ha ispirato il testo drammatico), diventando padre dell’intelligenza artificiale.

«Jurij è l’unico in Italia, in questo momento –continua Luca- e lo dico sul serio non per blandire, che potrebbe interpretare questo ruolo nella messa in scena che ho ideato. Del testo di Whitemore, scritto in maniera cinematografica con molti cambi di scena, sviluppato su due ore, dopo un intenso taglia e cuci e un montato rapido, resta una sintesi e qualche commento, una sorta di palinsesto fatto di flashback sulla vita di Turing».

Sebbene due siano gli interpreti di questo testo, lo spettatore non vedrà mai Sara Biacchi. Giberti è deciso e non vuole svelare per intero il meccanismo attraverso cui il lavoro dell’attrice è comunque in scena. Lo sollecito: «Non è che poi tra il pubblico qualcuno comincia a chiedersi come mai l’attrice non è venuta?» Giberti non cede. Va avanti a spiegarmi il ruolo di Ferrini, ma forse qui qualcosa svela: «In scena Turing intrattiene un dialogo con gli altri personaggi assenti, per questo il lavoro dell’attore è molto complesso, si tratta di esercizi di ascolto, di proiezione dell’altro e di vocalizzazione, cioè modulazione del volume della voce per rendere conto della distanza. Conto molto sull’intelligenza e l’attenzione del pubblico, è una rappresentazione forte della solitudine in cui viveva questo genio». Giberti è fiero di una produzione che si avvale di molti giovani (veramente) talenti tra cui (lui stesso ha 33 anni) gli scenografi appena ventenni Bernardo Vercelli Ruzza e Alejandra Pinggera, formatisi alla e il designer del e dei volantini, un londinese di 23 anni Thomas Pearson. «Mi piace molto dare delle opportunità al talento, una pratica che in Italia sembra non esistere».

Il Turing di Ferrini sarà, nelle sue parole: «un uomo amabile, ma fragile. La perfetta vittima di un potere che lo usa e poi lo schiaccia. Lui che aveva conservato tanti segreti, viene tradito proprio dalla patria che aveva salvato e da cui era stato celebrato (per il lavoro fatto, Churchill lo incluse nell’Ordine dell’Impero Britanico). Pochi anni dopo infatti viene denunciato per omosessualità, cosa che lui ammette senza difficoltà».
Morirà suicida.
«Un uomo -interviene Sara- che prendeva la realtà alla lettera un po’ come Einstein.
Un uomo -continua Ferrini- anche caloroso e con un forte senso pratico: trovava sempre applicazioni empiriche alle sue teorie.
È molto interessante il linguaggio offerto a questo personaggio dal testo drammatico: molto particolare, per nulla naturale, estremamente preciso». Emerge una persona distratta, che presta attenzione solo a ciò che conta per lui, sensibile e con una moderata tendenza autistica. E, a proposito del linguaggio di Turing, Giberti aggiunge: «Tende a parlare con gli altri seguendo solo la logica razionale, evitando completamente dalla conversazione l’emotività, creando così anche situazioni molto divertenti. Un genio timido, direi, se dovessi fare una sintesi estrema».

«E dopo Turing scompari di nuovo o questo è un arrivederci?», chiedo a Jurij. «A Genova torno il prossimo anno, a marzo 2007, alla Tosse in Notte Araba con la regia di Sergio Maifredi. Il 10 e l'11 novembre prossimi invece debutta a Parma, al Teatro del Parco, il mio Riccardo III, poi a dicembre, dal 5 al 7, sempre a Parma mettiamo in scena La Locandiera».

Teatro Duse - 2-4 novembre 2006
Turing – Breaking The Code, di Hugh Whitemore
Regia e traduzione Luca Giberti
Con la collaborazione di: Raffaella Santucci
Interpreti e ruoli:
Alan Turing, Jurij Ferrini
Il Silenzio, Sarah Biacchi
Scene Bernardo Vercelli Ruzza/Alejandra Pinggera
Costumi e trucco Andrea Marchi
Organizzazione Fabio Neri

Laura Santini

Palazzo Ducale Genova

Lunedi 24/11/2014 ore 17:45
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Lunedi 24/11/2014 ore 20:30
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Martedi 25/11/2014 ore 17:45
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Trattato sulla tolleranza di Voltaire, conferenza del ciclo Le Meraviglie Filosofiche a cura di Nicla Vassallo, ingresso libero

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