«Incredibile hai ritrovato Jurij Ferrini, ma dov’era
finito?», chiedo a Luca Giberti, regista e produttore di
, di Hugh
Whitemore, in anteprima nazionale al Teatro Duse per il Festival
della Scienza dal 2 al 4 novembre.
Giberti un po’ sorpreso mi risponde: «Bo? Sta a Parma
se vuoi ti do l’indirizzo...», ma nel frattempo Jurij,
attore e regista, arriva sorridente, insieme all’attrice -e
da un anno moglie- Sara Biacchi anche lei interprete nella
produzione. D’altra parte forse Luca non era perfettamente al
corrente della scomparsa dalla scena genovese di Jurij -ricordate
l’ultima volta l’avevamo visto nel 2004 alla Corte in
di cui era anche regista- perché Luca in realtà
è da cinque anni in Inghilterra, dove ha vissuto la
metamorfosi da fisico a regista teatrale. Era suo anche , visto
l’anno scorso al Duse sempre per il Festival.
Giberti ha scelto di lavorare beckettianamente, per sottrazione.
Così in scena lascia solo Jurij a raccontare l’intera
vita di Alan Turing, genio logico-matematico che salvò
l’Inghilterra e contribuì alla vittoria degli Alleati
nella Seconda Guerra Mondiale, lavorando alla decriptazione del
codice tedesco noto con il nome di
Enigma (anche titolo
della
che ha
ispirato il testo drammatico), diventando padre
dell’intelligenza artificiale.
«Jurij è l’unico in Italia, in questo momento
–continua Luca- e lo dico sul serio non per blandire, che
potrebbe interpretare questo ruolo nella messa in scena che ho
ideato. Del testo di Whitemore, scritto in maniera cinematografica
con molti cambi di scena, sviluppato su due ore, dopo un intenso
taglia e cuci e un montato rapido, resta una sintesi e qualche
commento, una sorta di palinsesto fatto di flashback sulla vita di
Turing».
Sebbene due siano gli interpreti di questo testo, lo spettatore non
vedrà mai Sara Biacchi. Giberti è deciso e non vuole
svelare per intero il meccanismo attraverso cui il lavoro
dell’attrice è comunque in scena. Lo sollecito:
«Non è che poi tra il pubblico qualcuno comincia a
chiedersi come mai l’attrice non è venuta?»
Giberti non cede. Va avanti a spiegarmi il ruolo di Ferrini, ma
forse qui qualcosa svela: «In scena Turing intrattiene un
dialogo con gli altri personaggi assenti, per questo il lavoro
dell’attore è molto complesso, si tratta di esercizi
di ascolto, di proiezione dell’altro e di vocalizzazione,
cioè modulazione del volume della voce per rendere conto
della distanza. Conto molto sull’intelligenza e
l’attenzione del pubblico, è una rappresentazione
forte della solitudine in cui viveva questo genio». Giberti
è fiero di una produzione che si avvale di molti giovani
(veramente) talenti tra cui (lui stesso ha 33 anni) gli scenografi
appena ventenni Bernardo Vercelli Ruzza e Alejandra Pinggera,
formatisi alla
e il designer del
e dei volantini, un londinese di 23 anni Thomas
Pearson. «Mi piace molto dare delle opportunità al
talento, una pratica che in Italia sembra non esistere».
Il Turing di Ferrini sarà, nelle sue parole: «un uomo
amabile, ma fragile. La perfetta vittima di un potere che lo usa e
poi lo schiaccia. Lui che aveva conservato tanti segreti, viene
tradito proprio dalla patria che aveva salvato e da cui era stato
celebrato (per il lavoro fatto, Churchill lo incluse
nell’Ordine dell’Impero Britanico). Pochi anni dopo
infatti viene denunciato per omosessualità, cosa che lui
ammette senza difficoltà».
Morirà suicida.
«Un uomo -interviene Sara- che prendeva la realtà alla
lettera un po’ come Einstein.
Un uomo -continua Ferrini- anche caloroso e con un forte senso
pratico: trovava sempre applicazioni empiriche alle sue teorie.
È molto interessante il linguaggio offerto a questo
personaggio dal testo drammatico: molto particolare, per nulla
naturale, estremamente preciso». Emerge una persona
distratta, che presta attenzione solo a ciò che conta per
lui, sensibile e con una moderata tendenza autistica. E, a
proposito del linguaggio di Turing, Giberti aggiunge: «Tende
a parlare con gli altri seguendo solo la logica razionale, evitando
completamente dalla conversazione l’emotività, creando
così anche situazioni molto divertenti. Un genio timido,
direi, se dovessi fare una sintesi estrema».
«E dopo Turing scompari di nuovo o questo è un
arrivederci?», chiedo a Jurij. «A Genova torno il
prossimo anno, a marzo 2007, alla Tosse in
Notte Araba con
la regia di Sergio Maifredi. Il 10 e l'11 novembre prossimi invece
debutta a Parma, al Teatro del Parco, il mio
Riccardo III,
poi a dicembre, dal 5 al 7, sempre a Parma mettiamo in scena
La
Locandiera».
Teatro Duse - 2-4 novembre 2006
Turing – Breaking The Code, di Hugh Whitemore
Regia e traduzione Luca Giberti
Con la collaborazione di: Raffaella Santucci
Interpreti e ruoli:
Alan Turing, Jurij Ferrini
Il Silenzio, Sarah Biacchi
Scene Bernardo Vercelli Ruzza/Alejandra Pinggera
Costumi e trucco Andrea Marchi
Organizzazione Fabio Neri
Laura Santini
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