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Cultura

Specchi: sono stupidi o ingannatori?

 
Umberto Eco, Ivana Bianchi ed Ugo Savardi si confrontano sul tema della nostra identità riflessa. Un falso problema? Secondo il semiologo sì
 
   

     
Genova, 29 ottobre 2006
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specchio
Nella terza giornata del Festival della Scienza, che si svolgerà a Genova fino al 7 novembre, si è nuovamente affrontato il tema dello specchio. Sabato 28 ottobre 2006, nella Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone - Area Porto Antico, ha avuto luogo l'incontro Fenomenologia degli specchi. Ma invertono davvero?, evento collaterale della mostra Specchi, visitabile presso il Palazzo della Borsa (Via XX Settembre 44). Ospiti della tavola rotonda il semiologo Umberto Eco, gli psicologi della percezione Ivana Bianchi e Ugo Savardi dell'Università di Verona. Il direttore del Festival Vittorio Bo apre l'incontro ringraziando Eco: «perché le sue idee - dice - ci hanno ispirato mentre pensavamo alla realizzazione di questa manifestazione».

Lo specchio mente o è sincero? Presenta una visione invertita della realtà o oppure sono i nostri sensi ad ingannarci?
«Stasera non parlerò dello splendore di alcuni specchi barocchi, o degli effetti straordinari che rende uno specchio concavo, o uno convesso. Parlerò di quello che avete tutti sopra il lavabo, il quale è stato sufficiente a far sognare poeti come Borges».
Nonostante la vulgata secondo cui lo specchio non rende un'immagine fedele della realtà - «seguita da grandi pensatori, come Lucrezio e Kant», dice Eco - il semiologo è convinto che non menta. «Piuttosto, siamo noi ad ingannarci. Lo specchio, per noi come per le scimmie, è un'esperienza istintiva, un primum, una sorta di protesi. I problemi iniziano quando pensiamo: ecco, lo specchio è una cosa che usiamo bene e pensiamo male». Ma nella storia della cultura è sempre stato utilizzato come metafora di qualcos'altro: un sapere magico, la creazione, la menzogna, i paradossi dell'identità, il tema del doppio, la conoscenza di sé. «Di certo, nel nostro universo non esiste una cosa simile», continua Eco, «è la trasposizione artificiale dello stagno in cui si specchiò Narciso». Nonostante ciò, nessuna inversione, nessuna menzogna, nessuna magia: «Per dirimere la questione basta accettarlo nella sua stupidità di specchio da lavabo».

Le cose si complicano quando si inizia a parlare di percezione. «Se è vero che lo specchio non inverte l'immagine della realtà, il punto centrale è - dice Bianchi - capire perché noi lo vediamo diverso». È evidente, continua la psicologa sperimentale, che il nostro riflesso presenta varie differenze rispetto a noi: per esempio, è in un altro luogo ed è orientato diversamente da come siamo noi. La questione è, dunque, se quando ci guardiamo allo specchio vediamo identità o contrarietà rispetto a noi. «Entrambe le cose - prosegue Bianchi - dipende dallo spazio esterno a cui ci riferiamo: se è di natura ambientale (esospazio) il risultato è identico; se invece il riferimento siamo noi (egospazio) si inverte». In chiusura, una domanda dal pubblico ben riprende il diverso taglio con cui i relatori hanno affrontato l'argomento: per capire meglio il carattere delle persone è meglio leggere un romanzo o un trattato di psicologia? La risposta di Savardi è istintiva: «Meglio un romanzo di Eco. Anche Musil - che aveva una carriera da psicologo accademico davanti a sé - decise di fare lo scrittore. Eppure nei suoi libri è evidente una cura particolare nella descrizione dei personaggi. Insomma, le due cose possono anche andare insieme», dice Savardi.

Il ciclo di conferenze legate alla mostra Specchi terminerà il 4 novembre con un altro incontro - Le scienze alla prova dello specchio - cui parteciperanno Enrico Beltrametti, Edoardo Boncinelli e Massimo Piattelli Palmarini.
 
 
 
 
 
 
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