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Cultura
Russia URSS - arrivo quadri 7
 
             
 

30 anni di Rivoluzione Russa al Ducale

 
Apre la mostra di Marcenaro & Boragina. Dipinti, oggetti e testimonianze che raccontano l'inizio e la fine di un sogno. Fino al 21 gennaio
 
   

     
Genova, 25 ottobre 2006
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di
Giulio
Nepi
   
25 ottobre: nel giorno in cui si ricordano gli anniversari della Rivoluzione d'Ottobre e dell'invasione sovietica dell'Ungheria, a Palazzo Ducale si inaugura Russia & URSS. Arte, Letteratura, Teatro, 1905-1940, una cavalcata attraverso dipinti, libri, film e manufatti che racconta - per dirlo con le parole di Luca Borzani - «l'assalto al cielo di una generazione».
Mezzo secolo di storia russa (ma anche europea), dalla "" di San Pietroburgo alla Seconda Guerra Mondiale, visibile dal 26 ottobre 2006 al 21 gennaio 2007. «Sarebbe stato più facile fare una mostra sulle avanguardie russe», commenta Piero Boragina, curatore con Giuseppe Marcenaro. «Ma gli altri? Gli "imbrattatele", come li chiamava Majakovskij? Perché non dovevano esserci anche loro? Questa è allora una mostra su ciò che accaduto».
Russia & URSS è posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è realtà grazie alla generosità della Fondazione Carige.

Un'ultima avvertenza prima di dare uno sguardo ai quadri. Vi riporto paro paro le istruzioni per l'uso di Giuseppe Marcenaro. E non dite che non vi ha avvertiti.
«Vi prego e vi scongiuro, una volta tanto fate uno sforzo di immaginazione: entrare in una mostra è come leggere un libro, è un percorso mentale, è la storia raccontata con le figure. Non siate pigri ma vivetela, metteteci l'intelligenza!
È una mostra buia, per stimolare l'attenzione. Ci rivolgiamo agli intelligenti, non ai cretini: entrate, guardatela, se non vi piace andatevene subito, vuol dire che non fa per voi!».

Un po' spaventato dall'anatema, mi getto comunque nelle buie fauci del piano nobile di Palazzo Ducale.
L'esposizione si apre con una delle uova Fabergé, fatte fare a Parigi dallo Zar Nicola II nel 1916. Ma accanto all'oreficeria aristocratica bollono già i germi dell'avanguardia: Kandinskij, Goncarova, Maškov. Un'intera stanza è dedicata a Nijinksij - di cui è in mostra una scarpetta da ballo - e ci apre uno squarcio sul teatro degli anni '10: i balletti di Diaghilev, i bozzetti di Bakst, le musiche di Stravinsky e Rimskij-Korsakov, le scenografie di Tatlin.
D'improvviso irrompono le avanguardie "vere", quelle che radono al suolo ogni certezza acquisita: sono i suprematisti, Malevic e Kljun su tutti. Del primo è in mostra la Prima idea del quadrato nero, un francobollo a matita di 10 cm, che i curatori hanno inserito in una riproduzione dell'opera terminata - astrattismo puro, «un concetto, più che un quadro», commenta Marcenaro.
Sono maturi i tempi per il Blaue Reiter (Kandinskij, bellissima la sua Composizione infinita) e per il manifesto futurista di Majakovskij e Burljuk.

Quasi senza soluzione di continuità, distratto dai colori dei quadri, arrivo alla Rivoluzione: l'annunciano un gigantesco bolscevico con un drappo rosso ed i progetti per decorare il Palazzo d'Inverno a suon di La terra a chi lavora e Chi non era nessuno diventerà tutti. Varco una soglia e mi accolgono uno, due, tre, quattro ritratti di Lenin: dal rivoluzionario in esilio al leader vittorioso, fino al combattente stanco e prossimo alla fine. Di fronte troneggia Il cuneo rosso rompe il cerchio bianco di El Lisickij.
Scorrendo la vita di quest'ultimo mi sconforto: come può il povero cronista raccontare a parole un'epoca di tale irrequietezza creativa? Lisickij - tanto per dire - è amico di Chagall, aderisce prima al suprematismo, poi al costruttivismo, infine stringe amicizia con il Bauhaus per approdare a De Stijl. Tutto questo in cinque anni, dal 1917 al 1923. Aiuto!

Le avanguardie entrano nelle case sotto forma di manufatti: tazzine, porcellane, statuette (impagabili i piatti di Timorev, Chi lavora mangia, con tanto di riproduzione di tessera annonaria, e di Vil'de, Chi ha coraggio e nel cuore è bello, prenda il libro, la falce e il martello). Attinge all'arte anche la propaganda, e qui ritroviamo ancora Majakovskij (Compagni, venite all'appello della settimana dei sindacati!) con i fantastici collage di Rodcenko, che illustrano i libri dell'amico poeta.
Non ci si poteva certo dimenticare del cinema: in mostra si possono rivedere spezzoni dalla grande tradizione cinematografica russa (vi dice qualcosa La corazzata Potemkin?) e ammirare le locandine di Rodcenko per Dziga Vertov.

Entro in un'altra stanza e impatto nella Pravda del 24 aprile 1932. La campanella che sancisce la fine della ricreazione, preannunciata da un ritrattone di Stalin incrociato qualche quadro prima. La traduzione è accanto: in un gergo buro-sovietico, il dittatore pone fine alle esplorazioni artistiche, d'ora in avanti bisogna farsi capire dal popolo. Scompare l'astrattismo, i colori si fanno più chiari, il pennello cerca il particolare. Anche il ritmo della mostra rallenta.
È l'arte di stato, la tomba della creatività.
Russia&URSS termina con un monumento funebre: un troneggiante Stalin, unica anima viva in una stanza ricoperta con i nomi delle vittime dei pogrom. Sono solo quelli che iniziano con la "A". E non sono nemmeno tutti.
 
 
 
 
 
Russia & URSS. Arte, letteratura, teatro 1905-1940
Palazzo Ducale, p.zza Matteotti - Genova
010 5574004
www.palazzoducale.geno...
Orari d'apertura: 26 ottobre 2006 - 21 gennaio 2007. 9.00-19.00, lunedì chiuso; Note: Biglietto 8 Eu; Catalogo Skirà 49 Eu

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